Domenica 12 Luglio (DOMENICA – Verde)
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,10-11 Sal 64 Rm 8,18-23 Mt 13,1-23
di Sr Grazia Maria Monastero Imperia Porto Maurizio🏠home
Abbiamo in questo vangelo della 15° domenica del tempo ordinario, un ritratto di Dio, un suo svelarsi nelle parole e nella persona di Gesù. Dio si presenta in modo sorprendentemente chiaro riprendendo temi conosciuti che rinnovano le immagini dell’Esodo, dei profeti, di quella storia della salvezza che ha costituito il suo camminare e vivere insieme agli uomini. Dio ha questa identità: un Dio che esce, che è costantemente in uscita, una uscita che contiene il dono continuo di se, come la realtà di una sorgente che non può fare a meno di gettare acqua per chi ha sete. Gesù esce, anche lui, si pone lungo il mare, luogo simbolico dell’uscita dall’Egitto e dalla schiavitù, e dà un insegnamento, una parabola che racchiude in se tutte le altre parabole, poichè ha come protagonista la Parola, quella Parola che si è fatta carne, quella Parola che in principio segnò i giorni della creazione, in cui Dio vide che tutto era buono, che tutto era bello. Questa Parola ora si riversa come seme sull’umanità. Dio è un seminatore che esce, non si dice dove e perché,non pare importante, ciò che conta è che si pone in uscita e in una semina a piene mani, generosa: il seme della parola può raggiungere qualsiasi luogo, qualsiasi terreno. A Dio non importa lo spreco, a Dio importa donare la sua Parola perché sa che: ”Come la pioggia e la neve scendono dal cielo..così la mia parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza effetto, senza avere compiuto ciò per cui l’ho mandata” ( Is 55, 10-11), sa che la sua parola può cambiare il tipo di terreno che l’accoglie, poiché il seme che getta ha una potenzialità di vita enorme..può arrivare a dare un raccolto sproporzionato alla realtà:”..il cento, il sessanta, il trenta per uno”. Nella realtà un seme può produrre forse fino al dieci per uno, ma non il cento! Gesù ci sta dicendo di entrare nella sua logica, che è diversa dalla nostra. Ciò che in definitiva conta è l’accoglienza della Parola, questo ci determina: siamo tutti fatti di questi quattro tipi di terreni, nessuno di noi è solo sassi, strada, rovi e terreno buono, ma tutti possiamo sperimentare queste quattro modalità di accoglienza. Possiamo essere sassi, quando ci lasciamo trasportare dall’entusiasmo fragile del momento, siamo strada quando ci lasciamo attraversare da altri ‘padroni’ del nostro cuore, siamo terreno spinoso quando diamo spazio a pensieri e preoccupazioni che soffocano la forza della Parola nella nostra vita..Ma finalmente possiamo essere e diventare quel terreno buono che incontra la Parola e non pone ostacoli, le rende possibile la sua opera di vita, che come seme può germogliare, crescere e dare frutto, il vero frutto del vangelo che resta e che nessuno ci può togliere.
La parabola delle parabole, spiegata e illustrata chiaramente da Gesù stesso, non richiederebbe tante altre parole, è come la Parola donata che richiede da noi accoglienza, ascolto e quello spazio che magari non subito fiorisce, ma che gli offre il tempo necessario perché il seme muoia sotto terra e lasci sbucare il nuovo germoglio. Troviamo viva in queste parole la logica della Pasqua: parola e seme devono compiere quel passaggio pasquale che ci trasforma, che ci fa uomini e donne nuovi, e quindi terreni buoni per ogni raccolto. Santa Chiara e san Francesco, discepoli del Vangelo, hanno basato tutta la loro esistenza nel rendere viva la parola ascoltata e ricevuta. Chiara si definiva collaboratrice di Dio, capace di dissodare terreni nuovi in se, nelle sue sorelle, in chi l’accostava. Francesco raccoglieva le ‘sacre parole’ perché non andassero disperse, le venerava come il corpo e il sangue del Signore, e riconosceva in esse la potenzialità di vita del seme. Con loro e altri fratelli e sorelle santi compagni di cammino, discepoli del Vangelo, apriamoci alla beatitudine “Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano”!



