Domenica 19 Luglio (DOMENICA – Verde)
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 12,13.16-19 Sal 85 Rm 8,26-27 Mt 13,24-43
di Alessandro Cortesi O.P.🏠home
Accanto alla parabola del seme e della zizzania che insieme crescono nel campo, la pagina del vangelo presenta altre due piccole parabole, quella del seme di senape e del lievito. Le parabole non sono brevi storie che alla fine presentano una morale come certe favole classiche; neppure sono allegorie, racconti cioè che utilizzando simboli rinviano ad altro e chi ascolta deve individuare il significato nascosto. Le parabole solitamente parlano di vicende quotidiane che potevano essere vissute e sperimentate da chiunque ascoltava Gesù. Ma con tali riferimenti Gesù introduce il riferimento ad una realtà nuova: questa vita ha in sé qualcosa di nuovo. In Gesù Dio è entrato in questa storia e apre ad un futuro di speranza e di incontro con lui per tutti, ad una possibilità di liberazione e salvezza. Gesù annuncia l’inizio sin da qui e da ora di un tempo nuovo: Dio interviene per compiere le promesse di liberazione, per compiere l’antica promessa profetica: ‘Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie’ (Is 53,4; cfr.Mt 8,17). E’ dono di speranza e di incontro per tutti, che non pone confini di appartenenza culturale e religiosa e richiede solo abbandono fiducioso in lui (cfr Mt 8,5-17). Le parabole manifestano innanzitutto un modo di intendere la relazione: il parlare di Gesù tocca la vita, non passa sopra le teste ma richiama all’esperienza umana. Invita ad uno sguardo sulle cose di tutti i giorni, apparentemente lontane da Dio e da un senso religioso. Proprio nell’esperienza esistenziale ordinaria è racchiuso un tesoro, lì c’è qualcosa da cercare che apre una domanda ed un senso.
Ma le parabole non sono solo descrizione di vicende della vita: sono anche una forte provocazione. Parlano sempre del ‘regno di Dio’: in questa storia fatta di quotidianità e di cose ‘normali’ c’è l’irruzione di una novità da scoprire, a cui dare spazio, il dono di una vita nuova. Obiettivo dell’insegnamento in parabole è richiamare tale ‘novità’ ed insieme una chiamata. In Gesù Dio prende le parti dei piccoli e dei poveri e li solleva. Gesù chiama a seguirlo per una strada che appare fallimento, ma in profondità è il modo di realizzare se stessi, perché attua il disegno di amore del Padre sulla storia e sull’umanità: fare della propria vita un dono ed un servizio.
Le tre parabole del vangelo di oggi richiamano tre caratteristiche del ‘regno dei cieli’. In primo luogo il regno non si afferma senza fatica e senza lotta; esige pazienza e attesa. Non risponde alle esigenze del magico e dell’immediato; richiede uno sguardo secondo lo stile di Dio. Grano e zizzania crescono insieme: il regno cresce ma c’è qualcosa che contrasta, minaccia e rischia di soffocare tutto. Di fronte a questo dramma c’è chi vorrebbe subito separare, mietere con violenza, fare selezione, individuare buoni e cattivi, attuare una giustizia vendicativa e retributiva. La parabola presenta la novità del regno: lo stile di Dio è fiducia nella crescita, pazienza nell’attesa, sguardo ottimista nei tempi lunghi, spazio alla misericordia. Il sogno di Dio è che alla fine anche la zizzania possa diventare grano ed essere trasformata perché il Padre non vuole che nessuno vada perduto. E’ una parola su Dio. Ed è anche una parola sulla responsabilità perché il regno cresce in mezzo a fatiche e lotte, nella difficoltà. Ma la fiducia va riposta nella fecondità del seme buono gettato. Il modo di vivere di Gesù non è quello di un giudice teso a separare, preoccupato di non contaminarsi. Al contrario è quello del medico che va in cerca di chi è malato, di chi è perduto, nel farsi vicino a ‘pubblicani e peccatori’. La parabola del seme di senapa presenta una seconda caratteristica del regno: la sproporzione inusitata. Narra la differenza tra la piccolezza di un seme di senape, il più piccolo tra tutti i semi, e la grandezza stupefacente dell’albero che da lì può nascere. Il regno non si impone con mezzi grandiosi, né si afferma in modo eclatante: cresce come albero silenziosamente. L’azione di salvezza di Dio nella storia si attua tra le pieghe nascoste della vita, esige occhi attenti a leggere oltre le apparenze andando oltre ciò che s’impone per la sua potenza. Dio sceglie ciò che è debole, ciò che è piccolo e disprezzato.
La parabola del lievito e della pasta richiama una terza caratteristica del regno: la sua forza di crescita dal di dentro in modo nascosto ma facendo crescere insieme tutto. Il lievito è presenza nascosta e fa crescere tutta la pasta. Nell’azione quotidiana dell’impasto e della lievitazione del pane Gesù legge il dinamismo del regno: quella pasta indica la realtà della storia e dell’umanità in cui è presente già un elemento di trasformazione, di crescita verso un inedito. Gesù indica anche uno stile: non la separazione o la contrapposizione all’altro, ma la silenziosa azione che fa crescere piano piano, non cercando il proprio interesse ma perdendosi all’interno della realtà. Così Dio si rapporta comunicando salvezza come dono di autocomunicazione e di incontro. Chi segue Gesù è chiamato ad essere nella storia testimone di una riconciliazione possibile, a cercare dialogo, ad aprire vie per una giustizia che generi comunità.
Alessandro Cortesi op




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