P. Gaetano Piccolo S.J.”Non mi è chiaro! La fatica di scegliere il bene”

Yellow agricultural harvester harvesting wheat in a rural field

Domenica 19 Luglio (DOMENICA – Verde)
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 12,13.16-19   Sal 85   Rm 8,26-27   Mt 13,24-43

di P. Gaetano Piccolo S.J.🏠home

«Ma dove mai il nemico non ha seminato la zizzania? 
Quale specie, quale campo di frumento ha trovato e non vi ha seminato la zizzania? 
L’ha seminata forse tra i laici e non tra i chierici o tra i vescovi? 
Oppure l’ha forse seminata tra i coniugati 
e non l’ha seminata tra coloro che fanno professione di castità? 
Oppure l’ha seminata tra le maritate e non l’ha seminata tra le religiose consacrate a Dio? Oppure l’ha seminata nelle case dei laici e non nei conventi dei monaci? 
L’ha sparsa dappertutto, l’ha seminata in ogni luogo. 
Che cosa non ha lasciato frammisto alle erbacce? 
Ma ringraziamo Dio, poiché Colui che si degnerà di separare, non può sbagliare».Sant’Agostino, Discorso 73/A, 3

L’ambiguità del cuore

La vita è molto complessa e tante volte non è così facile capire dove sia il bene. Non sai se fidarti di una persona, a volte non capisci nemmeno cosa ci sia nel tuo cuore, non sai che cosa desideri davvero. Persino la letteratura classica ci suggerisce di essere prudenti perché la realtà è ambigua: tutti ricordiamo il cavallo che i Greci lasciarono alle porte di Troia. Sembrava un regalo degli dèi. Laocoonte provò a mettere in guardia i suoi concittadini, ma due serpenti mostruosi lo raggiunsero e stritolarono prima i suoi figli e poi lui stesso. Laocoonte si sbagliava? Era stato punito dagli dèi? O aveva ragione? Il seguito della storia dimostrerà che quel cavallo, che sembrava un regalo, in realtà nascondeva i nemici. E così, trasportando il cavallo dentro la città, vi portarono anche la loro distruzione.

Altrettanto complicato è riconoscere la presenza di Dio: lo cerchiamo, desideriamo trovarlo, a volte ci sembra di incontrarlo in una decisione, in un impegno, in una relazione, ma poi restiamo delusi e scopriamo di esserci sbagliati. A volte siamo avventati, forse non abbiamo ascoltato bene, ci siamo lasciati persuadere dall’apparenza.

La notte del cuore

La parabola del grano e della zizzania, raccontata da Gesù, nella pagina del vangelo di questa domenica, descrive il nostro cuore come un campo in cui cresce di tutto. D’altra parte, questa parabola potrebbe anche essere letta come un’immagine del mondo, della Chiesa e della comunità in cui c’è effettivamente di tutto, le persone buone e le persone cattive. 

Sia il cuore che il mondo sono luoghi in cui Dio ha seminato un seme buono. Viene però la notte, viene cioè il momento della debolezza e del buio, il momento in cui siamo più stanchi, quando le nostre difese sono abbassate, quando abbiamo smesso di vigilare per il sonno che incombe. Quello è il momento in cui il Nemico semina il male: il dubbio, la diffidenza, la competizione, l’interesse personale. Al risveglio non si capisce più cosa stia avvenendo dentro di noi o cosa stia capitando nella comunità. Tutto sembra confuso al punto che è difficile prendere una decisione. Gli equilibri sono delicati e manca la chiarezza necessaria per fare una scelta. Il grano e la zizzania infatti, all’inizio, quando spuntano, sono molto simili: intervenire potrebbe portarci a strappare il bene.

L’arte cel discernimento

Occorre dunque discernere, ma una delle caratteristiche più importanti del discernimento è proprio il tempo. Ed è questo uno dei motivi per cui la nostra epoca ha messo da parte quest’arte: in una società dove tutti corrono e pretendono risposte immediate, è difficile saper aspettare. Ma proprio per questo rischiamo di prendere decisioni sbagliate. Ovviamente non si può aspettare sempre: il grano e la zizzania, a un certo punto si riveleranno per quello che sono. Quello è il tempo della decisione. 

Riconoscere la presenza di Dio

Il discernimento è un altro nome della vita spirituale. Si tratta infatti di imparare a riconoscere la presenza di Dio. La altre due piccole parabole che ascoltiamo questa domenica, ci aiutano a capire quale sia lo stile di Dio per avere qualche criterio in più per poterlo trovare nella confusione della nostra vita e del nostro tempo. 

La presenza di Dio è discreta, non è eclatante e non fa rumore. Lo si riconosce nella piccolezza, non nelle manie di grandezza. Dio non è nei gesti che cercano visibilità, ma nella semplicità della piccolezza. È da lì che il seme buono comincia lentamente a crescere. Umanamente, siamo portati a cercare il clamore dei risultati e il successo delle iniziative, ma Gesù ci mostra un seme piccolissimo per aiutarci a immaginare la presenza di Dio. Siccome ci fidiamo poco della potenza di Dio, confidiamo maggiormente nelle misure umane, organizziamo piani pastorali e facciamo scelte personali che possano garantirci la grandezza del risultato, ma ovviamente Dio lì non c’è! Anche Elia, per esempio, aveva dovuto imparare a riconoscere la presenza di Dio non nel clamore del terremoto, del vento o del fuoco, ma in una voce di silenzio sottile.

Imparare a scomparire

Il bene sa scomparire, sa farsi da parte, non è ingombrante. È un altro tratto della presenza di Dio che Gesù ci mostra attraverso l’immagine del lievito. Il bene fa crescere la vita, fa crescere la relazione e la comunità, ma poi non lo riconosci più. Ne vedi solo gli effetti. Noi al contrario talvolta facciamo il bene per essere visti e non per il bene in sé. Il nostro è spesso un bene presenzialista, istrionico e narcisista. Pretendiamo che il nostro bene si veda, ma proprio in quel momento smette di essere un bene che è presenza di Dio. E diventa solo presenza del nostro io.

La vita è sicuramente complessa, ma il silenzio e la preghiera ci possono aiutare efficacemente a trovare Dio e a non compiere azioni avventate e sbagliate.

Leggersi dentro

  • Sai prenderti tempo per fare scelte consapevoli?
  • Sai fare il bene senza clamore?

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