Domenica 26 Luglio (DOMENICA – Verde)
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
1Re 3,5.7-12 Sal 118 Rm 8,28-30 Mt 13,44-52
di Don Paolo Zamengo
Gesù ci racconta tre piccole parabole, quella della rete gettata nel
mare, che ritorna colma di pesci. Non è una parabola piccola,
perché l’evangelista Matteo per raccontare il regno di Dio, le
aveva strette insieme, quasi abbracciate, quella del tesoro trovato
in un campo da un contadino, quella di un perla preziosa scovata
chissà dove da un mercante e poi quella della rete piena di pesci.
Ma cosa raccontano? Tutte e tre, insieme, raccontano la gioia, la
festa degli occhi che brillano, quelli del contadino, quelli del mercante, quelli dei pescatori. Occhi che brillano per il sorprendente. L’inatteso di un tesoro nel campo, l’inatteso di una perla di grande valore, l’inatteso di una rete che è uno scintillio di pesci, “colma” dice il vangelo. Il regno di Dio è simile a tutto questo. Dovrebbero brillarci gli occhi perché siamo noi quel contadino, siamo noi quel mercante, siamo noi quei pescatori. Fortunati noi! Sì, fortunati perché chi se lo aspettava una fortuna così fra le mani? Certo il contadino aveva vangato e scavato il campo, ma quel tesoro era oltre ogni sorpresa; il mercante aveva fatto viaggi a non finire, ma quella perla era oltre ogni speranza; i pescatori avevano faticato lunghe ore di giorno e di notte, ma una rete colma così, era fuori da ogni scommessa. Il gratuito e l’inatteso del regno di Dio, oltre ogni pensiero e ogni attesa per noi si chiama Gesù di Nazaret. Così canta a Dio un prefazio della liturgia ambrosiana: “Amandoci oltre ogni nostro pensiero e ogni attesa, hai inviato nel mondo il tuo Figlio unigenito perché nell’umiliazione della morte in croce riconducesse alla gloria l’uomo che dalla tua bontà era stato creato e per la superbia si era perduto”. Gesù è l’evento da farci brillare gli occhi come a quel contadino, come a quel mercante, come a quei pescatori. Purtroppo può succedere che alla gioia per l’evento sia subentrata in noi una fastidiosa abitudine. A chi entrasse per la prima volta nelle nostre chiese, siamo così sicuri che offriamo lo spettacolo di donne e uomini con luce di festa negli occhi e non donne e uomini dalla faccia spenta o annoiata? Ma noi è oggi, capite, oggi abbiamo trovato un tesoro, oggi abbiamo trovato la perla preziosa, è oggi, oggi ce ne torniamo a riva con la rete stracolma di pesci. Mi chiedo perché non ci brillano gli occhi. La parabola ci chiede di interrogarci oggi. Perché questo è il tempo di cantare il gratuito e l’inatteso di Dio che è il suo regno. Lo Spirito faccia di noi lo scriba, di cui ci parla, alla fine del racconto delle parabole: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del Regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Questo è il tempo di cantare il gratuito e l’inatteso di Dio e del suo regno. Gesù chiede ai discepoli se hanno capito. Gli rispondono di sì. Di anno in anno anche noi abbiamo la sensazione di aver capito qualcosa di più, ma ci resti ancora tanto, proprio tanto da capire. E Gesù non si arrende a darci ogni domenica il dono del suo Spirito. Ogni domenica, come i discepoli di Gesù, ci incontriamo attorno all’altare e accogliamo il tesoro della sua parola nascosto nelle sacre Scritture, ci nutriamo del pane che veneriamo come il corpo di Cristo nell’Eucarestia, ci incontriamo con i fratelli e sorelle nella fede in Gesù e ci sentiamo parte di un unico popolo che dall’oriente e all’occidente forma un unico popolo di chiamati dal Signore. E tutti sappiamo che siamo convocati da Lui. Anzi il Signore è presente, è in mezzo a noi. Ebbene oggi siamo qui a chiedere la grazia di diventare discepoli del regno e di sapere e volere estrarre dal tesoro del vangelo cose nuove e cose antiche.




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