Don Paolo Zamengo”Vivere la paura”

Jesus walking on water reaching hand to Peter sinking in stormy sea

Domenica 9 Agosto (DOMENICA – Verde)
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
1Re 19,9.11-13   Sal 84   Rm 9,1-5   Mt 14,22-33

di Don Paolo Zamengo

Le paure sono una dimensione e un’esperienza che tutti e tutte abbiamo provato: da quelle infantili, a quelle che ci turbano da adulti. Diverse le motivazioni e le componenti, con una di fondo che pare poi prenda diverse forme: quella dell’essere abbandonati, insignificanti, non amati, quella appunto di sprofondare nell’abisso. E poi la paura del buio; dell’affrontare l’incertezza di incontri, situazioni e compiti nuovi; la paura di perdere l’amore e l’amicizia delle persone care; la paura che si ammalino, che muoiano; quella riguardante la nostra malattia, la sofferenza, la nostra morte. E ancora le paure che riguardano il futuro nostro, dei nostri familiari e amici e insieme delle comunità e dei popoli e del Pianeta; di tutti gli esseri viventi. Il Vangelo di questa domenica (Matteo 14,21-23) ci racconta proprio una situazione di paura che diventa paradigma di tante situazioni della vita e della storia. Gesù dopo il segno straordinario della condivisione dei pani e dei pesci, dopo “aver rimandato a casa la gente, salì da solo sul monte a pregare”. Sente l’esigenza di riflettere, di verificare la situazione vissuta nel dialogo personale con il Padre; e questo a lungo: “Venne la notte e Gesù era ancora là solo.” La barca con i discepoli si trova in mezzo al lago con il vento contrario e sbattuta dalle onde. “Sulla fine della notte, Gesù andò verso i suoi discepoli camminando sul lago. Quando essi lo videro camminare sul lago si spaventarono: “È un fantasma! – gridavano di paura”. La paura di sprofondare nel lago si mescola e si evidenzia con quella della visione di un fantasma sconosciuto. Anche le nostre paure sono rappresentate da fantasmi, da emozioni, pensieri persistenti, ossessioni. È importante riuscire a riconoscerle, a dare nome e volto ai fantasmi che se conosciuti incutono minore paura e la calma ci convince non sono fantasmi. Questo è l’intento di Gesù: “Coraggio, sono io non abbiate paura!”. Pietro, sa che quello è davvero Gesù, chiede di essere da lui invitato a raggiungerlo, camminando sull’acqua. Ma poi quando comincia a muoversi, avverte tutta la forza del vento e ha paura, comincia ad affondare e grida verso Gesù: “Signore, salvami!”. Gesù lo afferra per mano e gli dice: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Non si tratta tanto o solo di quel dubbio importante per l’approfondimento della fede, ma di quello esistenziale, di fondo; se cioè sia possibile davvero salvarsi, cioè trovare il senso ultimo della vita; e se e come questa richiesta radicale possa trovare riferimento, risposta in Dio, nel Dio rivelatosi in Gesù di Nazaret, anche nelle situazioni più difficili e in quella della morte. Se sia possibile e umanamente accettabile e ragionevole affidarsi; se questa sia davvero l’esperienza radicale della fede in Dio: di percepire che questo affidamento è possibile in ogni situazione, anche nella tempesta più sconvolgente. E come da questo affidamento possa derivare poco a poco un sostegno e un collocazione dell’esistenza.

Con la presenza di Gesù: “Il vento è cessato e le onde si sono placate”. Pietro è uomo di poca fede, dalla fede piccola. Mette alla prova Gesù proprio come il diavolo nel deserto: “Se sei tu…”; come i soldati sotto
la croce: “Se tu sei il re dei Giudei…”.

Allora Gesù chiama Pietro a sé come all’inizio sulle rive del lago, quando gli dice: “Vieni!”. Pietro cammina sulle acque fintanto che il suo sguardo è fisso su Gesù. Ma appena i suoi occhi si spostano sul vento contrario, Pietro affonda. Il grido “Signore salvami!” nasce dall’impossibilità di camminare sulle acque con le sole sue forze. Seguire Gesù è possibile solo tenendo il nostro sguardo fisso su di Lui. Non c’è distanza fra il grido di Pietro e Gesù che gli tende la mano. Non c’è distanza fra la piccola fede di Pietro che si affida alla mano di Gesù che “pesca” Pietro dalle acque. Gesù è il primo “pescatore di uomini”!


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