Domenica 9 Agosto (DOMENICA – Verde)
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
1Re 19,9.11-13 Sal 84 Rm 9,1-5 Mt 14,22-33
di Figlie della Chiesa🏠home
Molto spesso rappresentiamo la vita come un cammino segnato da bellezze e insidie, proiettato verso obiettivi più o meno importanti; anche cristianamente, pensiamo alla vita come ad un pellegrinaggio che, fra gioie e tristezze, caratterizza la nostra esistenza terrena e ha la sua meta certa nel Signore e nell’eternità che lui ci dona.
Il brano evangelico di questa domenica rafforza proprio questa immagine della vita come cammino; in particolare, attraverso il racconto della traversata che i discepoli sono “costretti” a fare, su preciso invito di Gesù, per andare da una riva all’altra del lago di Tiberiade.
Oggi, come allora, nei vari percorsi della vita, ci imbattiamo in ostacoli e prove di vario genere; come un vento che soffia in direzione contraria alla nostra, tentano di bloccarci impedendoci di andare avanti e giungere alla meta, oppure ci fanno esperimentare che ogni strada è sbarrata e non possiamo andare né avanti né indietro, come i discepoli che si trovano in mezzo al lago, lontani sia dalla riva di approdo che da quella di partenza.
In tali situazioni, la reazione più istintiva e immediata è la paura (anche i discepoli sono sconvolti e gridano); sembra che l’ostacolo sia insormontabile e che possa portarci fino a perdere la vita. La paura, infatti, ha la capacità di annebbiare gli occhi del cuore; ci fa apparire la realtà deformata, ci fa sentire abbandonati e senza speranza, come i discepoli, che non riconoscono il loro amico e maestro Gesù e lo scambiano per un fantasma.
Ma il rischio più grande che possiamo correre è quello di convincerci che possiamo trovare una risposta tutta nostra al pericolo che ci viene incontro; pensare che possiamo vincere da soli le nostre paure.
È vero che la paura è umanamente un fatto naturale gestibile e affrontabile, perché siamo più forti di essa. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che il primo passo per vincerla è proprio rifuggire la solitudine, nella quale, a volte, ci rifugiamo e che non fa altro che amplificarla. Quando eravamo piccoli, bastava che fosse accanto a noi mamma, papà o qualche persona cara per sentirci al sicuro; e anche da adulti, quando affrontiamo un qualsiasi pericolo, in gruppo ci sentiamo più forti. Non dobbiamo vergognarci perciò di chiedere aiuto, perché così non emerge la nostra impotenza, ma la nostra fiducia verso gli altri (e verso il Signore); il sostegno che gli altri possono darci non evidenzia la nostra debolezza, ma il volto bello della fraternità e della carità.
Un amico forte, sincero e sicuro, in cui poter confidare e a cui poter chiedere aiuto per affrontare le nostre paure, è Gesù.
Anche Lui umanamente ha paura (pensiamo al dramma del Getsemani) e sente la fatica di compiere fino in fondo la missione per cui è stato mandato da Dio fra gli uomini. Ma, accanto alla paura, Gesù sa pure di non essere solo, perché il Padre è con Lui e non lo abbandona: per questo il pieno compimento della sua fiducia sarà proprio sulla Croce, quando affiderà nelle mani del Padre il proprio spirito.
Come racconta il brano evangelico di questa domenica, Gesù cerca la vicinanza di Dio attraverso la preghiera e sente il bisogno di passare gran parte della notte, da solo, in intima unione con il Padre (come farà in prossimità della Croce). Nella preghiera, Gesù presenta al Padre tutto se stesso; mentre Dio, parafrasando le parole del Salmo di questa domenica, gli rinnova la propria fedeltà e traccia per i suoi passi un cammino di speranza e di resurrezione. Proprio Gesù è il frutto che annuncia la pace e rende la sua salvezza vicina a chi lo teme, quando amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.
Dunque, per mezzo della preghiera, Gesù affronta la propria paura tenendo a distanza la solitudine, mantenendo forte la propria fede e donando vigore alla propria missione. Nella preghiera, oltre che per se stesso, Gesù esprime coraggio e sostegno anche per gli altri; scendendo dal monte e raggiungendo i discepoli, li invita ad avere coraggio, perché lui è con loro, pronto a salire sulla loro barca.
Quello di Gesù è il passo sicuro che affronta con forza e speranza le onde agitate per ridare calma ai cuori in tempesta. Quando i discepoli accolgono Gesù e si prostrano, dimostrando la propria fede in lui, la tempesta si acquieta, ogni paura è vinta, il viaggio della vita può ripartire,
Questo vale anche per noi: Per affrontare le nostre paure noi pure non dobbiamo trascurare il nostro rapporto con il Signore, cercandolo innanzitutto nella preghiera. Dobbiamo pregare affinché aumenti la nostra fede (perché spesso ne abbiamo poca), aiutandoci ad evitare un modo tutto umano di affrontare la paura, incorrendo nello stesso errore di Pietro, il quale pensa di dover dimostrare il proprio coraggio andando incontro al Signore, invece di lasciarsi raggiungere da lui: Pietro qui è al livello della sfida, non dell’affidamento.
Dobbiamo pregare, poi, come suggerisce la seconda Colletta, per avere un cuore che, anche quando il vento sibila forte e scuote le nostre certezze, riesca a percepire la voce, dolce come una brezza, ma sicura, del Signore che ci invita ad essere coraggiosi perché non siamo mai veramente soli: c’è Lui, come un custode che non si addormenta, vegliando su di noi giorno e notte, come ci ricorda il Salmo 121 (120).
Il viaggio dell’uomo verso la sua pienezza deve diventare un viaggio con Dio: così non smarrisce la meta né resta in mezzo al guado, ma sempre raggiunge il traguardo, nel perimetro smisurato dell’amore, nello spazio infinito della vita.
Domande per la riflessione personale:
- Come affronto le mie paure?
- Quando devo vivere qualche prova, che posto riservo al Signore ed agli altri?
- Prego anche quando nella vita si alza il vento della tempesta?




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