Domenica 23 Agosto (DOMENICA – Verde)
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 22,19-23 Sal 137 Rm 11,33-36 Mt 16,13-20
di Figlie della Chiesa🏠home ✝️Lectio
Tutto il Vangelo è pervaso da una domanda: Chi è Gesù? In questo brano la domanda si inverte: non siamo noi a chiedere chi è Lui, è Lui che ci interpella.
Dopo 16 capitoli in cui ha il Maestro ha insegnato e operato grandi cose, ora il Vangelo di Matteo cambia gioco; è Gesù che interroga.
La prima domanda è più generica: Chi dice la gente che io sia? E anche la risposta è un po’vaga… si fanno nomi concreti di grandi personaggi, uomini di Dio ben conosciuti, ma lo sguardo è rivolto al passato…
Allora Gesù incalza i suoi apostoli: Ma voi, chi dite che io sia?
Chi sono davvero io per voi? Per te?
Ed è molto diverso quando siamo chiamati in prima persona a metterci in questione e a rispondere.
Normalmente, infatti, siamo noi a porci questioni su Dio, però in questo modo difficilmente lo raggiungeremo, perché Lui è una Persona da ascoltare, con cui dialogare.
È molto importante, quando parliamo con una persona, che tacciano le nostre domande e attese su di lui/lei. E anche nel nostro rapporto con Dio il punto determinante è smettere di fargli domande o di metterlo in questione; occorre accettare che sia lui a metterci in questione e a farci le domande.
Entrando in relazione vera con Lui, la vita cambia; avviene un capovolgimento che porta alla relazione e quindi alla fede; cioè, io ascolto Dio e gli rispondo, divento suo interlocutore; e questo è il principio della fede. La fede infatti matura in questo dialogo con Dio dove Lui interroga e io rispondo, e la risposta diventa la mia vita.
Il Vangelo odierno ci chiama ad uscire dall’angusto recinto della nostra esperienza religiosa e ad aprirci totalmente a Lui. Spesso può accadere che le persone religiose cerchino di capire Gesù attraverso ciò che già hanno imparato, partendo da quello che sanno. Siamo abituati a pensare Dio, il Signore Gesù, con le nostre categorie religiose; gli abbiamo trovato un posto anche nelle nostre categorie sociali, abbiamo le risposte esatte e corrette dogmaticamente. Ma il cristianesimo non è una dottrina, non è un’ideologia, non è uno dei tanti amori avuti nella nostra vita: è l’amore per la Persona concreta di Gesù, che è il mio Signore. La differenza tra una morale, un’idea, una persona, è immensa; le idee non si vedono, la persona sì, perché è reale. Le idee posso farmele, cambiarle e perfino distruggerle; la persona è: non posso manipolare la sua identità e farne ciò che desidero. Con lei occorre instaurare una relazione: quindi ascolto e rispondo: c’è dialogo.
Pur tenendo conto di ciò che dice la gente, di ciò che dice anche il catechismo, di tutto ciò che ho imparato… Chi è Gesù per me? cosa significa nella mia vita? Gesù oggi interpella di nuovo il cuore di ciascuno di noi, desidera che verifichiamo quale relazione abbiamo instaurato con Lui e Chi è diventato per ciascuno di noi. Lo fa non solo per saggiare e mettere alla prova la nostra fede in Lui, ma soprattutto per rivelarci qualcosa di nuovo, di essenziale, che va oltre la nostra buona volontà, la nostra fedeltà, il nostro perfezionismo di “buoni” cristiani, la nostra devozione e come ci mostriamo agli altri, ovvero tutto ciò che è sotto il nostro controllo. Insomma, Gesù non è interessato al giudizio degli altri nei suoi confronti, a lui non interessa la notorietà e l’essere seguito da più “followers” possibili, che dicono “mi piace”, ma poi il loro cuore e la loro vita non cambia.
Gesù desidera sapere perché i suoi discepoli lo seguono e Chi è diventato per loro, perché pensa al futuro della Storia, per assicurarsi che la Parola di Dio sia lasciata in buone mani.
E Pietro subito risponde, aggiungendo un elemento ancora più misterioso: “Tu sei il Figlio di Dio vivente!”
Molto più che il Cristo. È Dio stesso!
Quindi non solo Gesù è la realizzazione della promessa di Dio, ma è Dio stesso: è il mio Signore, è il mio assoluto. È il principio e il fine di tutta la creazione, la pienezza di vita, di gioia, di armonia, la speranza: è il senso della vita, di tutto!
Questo è Gesù per Pietro. Questa è la fede di Pietro: la sua relazione con Lui. E presto scoprirà che la risposta dovrà essere in continuo divenire, in base alle esperienze che farà; dovrà correggersi e aggiungere nuove parole da attribuire a Cristo, che rimarrà sempre un mistero. Per questo Gesù dice subito a Pietro che la sua risposta non è da attribuire alla sua intuizione, alla sua intelligenza, ma al fatto che egli è disponibile e ama. È per la sua apertura a ricercare che diventa capace di accogliere la rivelazione del Padre: uno svelamento che viene dallo Spirito Santo e non dalla carne e dal sangue.
La conoscenza di Cristo è data a chi lo ama. Al di fuori dell’amore non c’è vera conoscenza. Una persona la conosci nella misura in cui l’ami e Dio è amore. Ed ecco, proprio verso la fine del brano, arrivare la promessa di Gesù a Pietro, cioè: che la Chiesa sarà edificata su di lui, uomo appassionato, sebbene tanto fragile. Il Padre glielo ha rivelato mediante lo Spirito, cioè il suo amore per il Figlio.
Quella di Pietro allora, è la conoscenza che, venendo da Dio, lo fa partecipe della sua stessa vita, nella fede. Ed è su questa fede che si edifica la Chiesa, che si inserisce ciascuno di noi. la comunità nuova, il popolo di Dio, si edifica su questa pietra, su chi ha fede perché è fondato su Dio. Pietro qui ha riconosciuto che Dio gli è fedele e lo crederà fino alla fine.
La risposta di Pietro, data a nome di tutti noi, costituisce il centro della fede cristiana: riconosce in Gesù, il Cristo, Colui che tutta la storia desidera: è l’atteso, il Cristo, il Salvatore.
Domande per la riflessione personale:
- Gesù è davvero presente nella mia vita? vive con me? È il mio Signore?
- Mi affido a Lui e mi fido di Lui?
- Coltivo la sua presenza attraverso la Parola e i Sacramenti?




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