Two robed men carrying wooden crosses along a rural path at sunset

Don Marco Ceccarelli Commento XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 30 Agosto (DOMENICA – Verde)
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ger 20,7-9   Sal 62   Rm 12,1-2   Mt 16,21-27

di Don Marco Ceccarelli🏠home

Testi di riferimento: Lv 19,14; Sal 50,14; Is 55,8-9; Ger 23,18; Mt 4,10.18-22; 10,38-39; 13,22;
25,31-32; Lc 17,1-2; 21,27; 24,46; Gv 2,19; 12,25; Rm 8,5; 9,32-33; 11,34; 14,12-13; 16,17; 1Cor
1,23; 2,14-16; 15,3-4; 2Cor 4,10-11.16; 5,10; Ef 6,8; Fil 3,18-19; Col 2,8; 3,1-2.25; 1Ts 3,3; 2Ts
1,7.10; 2Tm 2,12-13; 3,12; Eb 13,15; Gc 5,7-8; 1Pt 1,14; 2,21-25; 1Gv 2,10.15; Ap 1,7; 20,12;
22,12

  1. Qualcosa di nuovo (Mt 16,21).
  • Il brano di Vangelo odierno, anche se è collegato strettamente con quello precedente di cui costituisce la continuazione, segna un nuovo inizio. Appare ora una svolta nel tipo di insegnamento che Gesù rivolge ai discepoli. Ciò è ben chiaro dalle prime parole del v. 21. “Da allora”, da quel momento, dal momento cioè in cui Gesù si è fatto conoscere e riconoscere dai discepoli come il Messia, il Cristo, l’atteso figlio di Davide designato a portare un’era di pace e salvezza per il suo popolo, Gesù “comincia” a dire qualcosa che finora non aveva ancora detto. Probabilmente i discepoli si saranno meravigliati quando Gesù ha proibito loro di rivelare la sua identità messianica (v. 20), ma ciò è dovuto al fatto che nessuno, a partire dagli apostoli stessi, si sarebbe immaginato un Messia destinato a subire una morte ignominiosa. E Gesù deve cominciare a fare capire questo ai dodici. Perciò da questo momento egli comincia (vale a dire che continuerà a farlo anche in seguito) ad annunciare in cosa consiste la sua missione.
  • Gesù non soltanto dice o spiega, ma “fa vedere” (deiknumi) ai discepoli la sua missione. Ciò che compirà è qualcosa di visibile come uno spettacolo, come un panorama o, appunto, come la salvezza che Dio realizza. Il Padre ha già scritto in cielo un progetto per il suo Figlio, un “disegno” che è il mistero pasquale che il Messia “deve” realizzare, perché è qualcosa di necessario per la salvezza. Gesù ora comincia a mostrare questo disegno ai discepoli. E ciò che egli mostra è qualcosa che non corrisponde alle loro aspettative. Il disegno del Padre prevede un Messia sofferente e ucciso. È vero che Gesù parla anche della sua risurrezione, ma questo pare non aver colpito granché i discepoli (cfr. Mc 9,10).
  1. Le parole di Pietro a Gesù. La reazione di Pietro – che dopo la risposta illuminata nel Vangelo di domenica scorsa ora ritorna ad essere il discepolo consueto – è lo specchio delle aspettative sue e dei giudei in genere, riguardo al Messia. È impossibile, secondo il modo di ragionare di Pietro, che a Gesù, proprio perché è il Messia, avvengano le cose che lui ha detto. Come in situazioni precedenti, anche ora Pietro sembra avere più buon senso di Gesù. Così lo “richiama” ad aver fiducia nella sua missione, nel suo ruolo. Gesù deve avere fiducia nel suo potere messianico, che deve portare ovviamente al successo, alla gloria sua e di Israele. Niente a che vedere con quanto Gesù dice. E questo è proprio il modo di ragionare di tanti che seguono Cristo e sono convinti che egli sia l’inviato di Dio per la loro salvezza, ma non sono per nulla disposti ad accettare un tipo di salvezza diversa da quella che hanno in testa loro. Non hanno capito ancora che le vie di Dio distano dalle nostre quanto il cielo dalla terra (Is 55,9). E probabilmente non hanno capito nemmeno che la salvezza portata dal Messia è quella non da situazioni contingenti che fanno parte della nostra vita e che si vorrebbero eliminare perché avvertite come un peso, ma da ciò che è il vero problema dell’uomo e che risiede nel suo cuore (Mt 15,18-20).
  2. Le parole di Gesù a Pietro (v. 23).
  • “Vai dietro di me”. In questa frase c’è tutto il senso del rapporto fra Cristo e il cristiano, fra il Maestro e il discepolo. All’inizio del suo ministero Gesù aveva innanzitutto chiamato delle persone a seguirlo. In Mt 4,19 egli chiama Simone e Andrea e dice loro: «Venite dietro di me». Ed essi, come sappiamo, lasciate le reti lo seguono. Dunque essere discepolo di Cristo significa appunto andare dietro di lui, perché lui indica la strada che i suoi seguaci devono fare. È ovvio che se uno segue deve stare dietro, deve accettare di camminare per la strada di colui che va avanti. È il maestro, il pastore, che va avanti; i discepoli, le pecore seguono. Ma nel momento in cui uno vuole far cambiare strada al maestro allora non sta più seguendo; si sta mettendo davanti. Pietro, il discepolo, colui che ha seguito Cristo, ora vuole mettersi davanti. Vuole essere lui a dirgli dove deve o non deve andare; cosa deve o non deve fare. Ma allora non è più un discepolo; non è più uno che segue. Non solo; mettendosi davanti Pietro diventa non una guida, ma un ostacolo. Allora Gesù gli ricorda che se vuole essere suo discepolo, egli deve andare dietro. È Pietro che deve seguire Cristo, non il contrario. Troppo spesso i (sedicenti) discepoli di Cristo vogliono che sia lui a seguire loro, vogliono che sia Dio ad obbedire a loro. Vogliono dirgli cosa deve o non deve fare. Dovrebbe, per esempio, punire i cattivi e ricompensare i buoni; e invece tante volte vediamo che sono i malvagi a prosperare (Ger 12,2). Inutile dire che l’atteggiamento di chi si dice discepolo quando invece vuol fare il maestro è al limite dell’assurdità, della schizofrenia. Come dice sant’Agostino, Pietro viene da pietra come cristiano viene da Cristo. Per essere Pietro, la pietra su cui Gesù edificherà la sua Chiesa, il discepolo deve essere come il maestro. Il cristiano deve essere come Cristo.
  • “Satana, scandalo sei per me”. Con l’atteggiamento descritto sopra si finisce per diventare un “satana”, cioè qualcosa che sbarra la strada. Uno sta camminando e si trova un ostacolo davanti che gli impedisce l’avanzamento; questo è il satana (cfr. Nm 22,22.32). È un significato simile a quello di skandalon, “ostacolo, impedimento”. Si capisce bene, dunque, in che senso Pietro sia un “satana”. Egli mettendosi davanti a Gesù, cioè dicendogli come deve agire, vuole impedirgli di adempiere la missione nei modi che egli ha rivelato. Ma in un certo senso Pietro in questo momento è anche un “satana” come quello di Mt 4,10 che ha tentato Gesù nel deserto di non seguire il disegno del Padre. Perciò Gesù lo rimette al suo posto, vale a dire “dietro”, perché egli non si lascia impedire da nessuno l’adempimento della missione che il Padre gli ha dato, e che lui ha ben chiara.
  • “Tu non ragioni secondo Dio …”. Ognuno di noi ha una sua “filosofia”, un modo di intendere la vita e di impostare la propria vita, di fare delle scelte, secondo dei criteri stabiliti da una propria sapienza. La “filosofia” di Dio però è diversa da quella degli uomini. I pensieri di Dio sono infinitamente distanti da quelli degli uomini (Is 55,8-9). E infatti, «la pietra che i costruttori hanno rigettato Dio l’ha resa pietra angolare» (Mt 21,42). Non è possibile imparare la Sapienza di Dio, il suo modo di ragionare, di valutare la realtà, se non si è disposti a rinunciare alla propria sapienza (1Cor 1,21-25). Occorre perciò quella trasformazione di cui parla la seconda lettura, «per il rinnovamento della mente in funzione di discernere la volontà di Dio …» (Rm 12,2).
  1. Le parole ai discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro di me” (v. 24).
  • Adesso che Gesù ha indicato a Pietro qual è il suo posto (dietro di lui), chiarisce anche per chiunque altro voglia essere suo discepolo quale sia la sua collocazione, cioè stare dietro. Nessuno è obbligato a stare con Cristo («se qualcuno vuole …»); ma se si vuole seguire lui allora bisogna stare dietro, non davanti. E stare dietro significa, ovviamente, percorrere la stessa strada. Per questo occorre rinnegare se stessi, cioè il proprio modo di ragionare, di vedere le cose, e prendere la propria croce, come sta facendo lui, accettando quell’apparente fallimento, quell’apparente non senso che è la croce di Cristo. Il discepolo riproduce in se la vita di Cristo seguendo le sue orme (1Pt 2,21ss.); ed è in questo modo che continua nel mondo l’opera salvifica di Gesù. A questo siamo stati chiamati.
  • È chiaro che il tutto deve essere inquadrato nella prospettiva ribaltata del regno, la prospettiva per cui tutto è illuminato dal futuro. E il futuro che ci annuncia il Vangelo del regno è che alla fine tutti saranno sottoposti al giudizio di Cristo. Lui è il criterio decisivo per giudicare se la nostra vita terrena ha avuto successo o meno. Se seguire Gesù su questa terra può sembrare un completo fallimento, un perdere tutto, compreso la vita, il suo discepolo deve invece sapere che alla fine ci sarà Cristo sul trono della gloria a giudicare le nazioni (v. 27; cfr. 25,31-32) sulla base dell’accoglienza di lui e dei suoi discepoli.