Alessandro Cortesi O.P. Commento XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Bearded teacher addressing men carrying wooden crosses in an ancient village

Domenica 30 Agosto (DOMENICA – Verde)
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ger 20,7-9   Sal 62   Rm 12,1-2   Mt 16,21-27

di Alessandro Cortesi🏠home

“Mi hai sedotto Signore e io mi sono lasciato sedurre”.  La vicenda del profeta trova il suo riferimento in un incontro personale con Dio che lo conduce a vivere tensione e sofferenza. Pur tentato di abbandonare tutto, Geremia avverte il senso forte di una presenza che ha preso la sua vita e a cui tutta la sua esistenza è legata.

Paolo nella lettera ai Romani indica l’orizzonte della ‘liturgia nuova’ a cui è chiamato chi segue Cristo: non tanto un culto fatto di atti sacrali ma il dono della propria esistenza quotidiana vissuta come luogo di incontro con Dio e con gli altri al seguito di Gesù. Il culto a Dio si connota così come seguire Gesù nello stile del suo agire. E’ questo un culto nello spirito che innerva tutte le dimensioni della nostra vita: “Vi esorto, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”.

Nei vangeli sinottici sono riportate alcune parole di Gesù che possono essere indicate come annunci della passione. Esse risentono di una rilettura attuata dalla prima comunità dopo la Pasqua, nel contempo rivelano come Gesù abbia potuto affrontare l’ostilità e la condanna non come evento inatteso ma come un passaggio in cui rimanere fedele alla sua missione di annuncio del regno di Dio in obbedienza al Padre. Nel vangelo di Matteo si trovano tre testi in forma più ampia (Mt 16,21; 17,22-23; 20,17-19) e accanto ad essi altri due annunci più brevi, il primo dopo l’episodio della trasfigurazione (Mt 17,9) e il secondo nell’orto degli ulivi (Mt 26,45): “…è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori”. Forse tutte queste espressioni sono da ricondurre ad un primitivo detto di Gesù, attestato nel vangelo di Marco: ‘il figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini’ (Mc 14,41). L’intera vita di Gesù è una consegna, a Dio  stesso il Padre e agli altri.

Richiamando la figura del figlio dell’uomo (cfr. Dan 7,13-14.25-27) Gesù non pone solamente la prospettiva di un esito tragico della sua vita, ma fa intravedere un altro orizzonte nell’affidarsi alla fedeltà di Dio. Matteo richiama il rinvio alle sacre Scritture non come compimento di una precisa prefigurazione, ma quale orizzonte di fondo nel quale si pone tutta la vita di Gesù, nella linea dell’alleanza del Dio che libera e ascolta il grido delle vittime. L’espressione ‘il terzo giorno’ è richiamo all’annuncio primitivo della risurrezione (cfr. 1Cor 15,4): è il giorno in cui Dio libera e soccorre. La morte non è l’ultima parola.

Pietro reagisce con forza a questo annuncio e rifiuta tale prospettiva perché coltivava l’idea di un messianismo di gloria e di affermazione e attendeva in Gesù il volto di un re forte, capace di instaurare un nuovo ordine politico e sociale. La reazione di Gesù è ferma e si rivolge a Pietro dicendogli che non pensa secondo Dio ma con altri criteri. C’è l’opposizione di due modi di pensare al messia. Pietro è accusato di essere il divisore (satana), che diviene per Gesù ostacolo e inciampo (scandalo) sulla via dell’obbedienza al Padre. L’apparente buon senso e saggezza di Pietro, che si rifiuta di accettare la via del dono e della sofferenza è stoltezza per Dio. Matteo, forse sensibile alle tentazioni presenti nella sua comunità verso un messianismo della gloria e di tipo violento, richiama la comunità a seguire Gesù sulla strada che egli ha percorso di nonviolenza attiva. La sua vita consegnata nel dono e servizio diviene esempio per seguirlo in una fede che investe la vita.  


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