Domenica 6 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ez 33,1.7-9 Sal 94 Rm 13,8-10 Mt 18,15-20
di Lila Azam Zanganeh🏠home
Il discepolo chiede a Gesù: chi raggiungerà la grandezza nel regno dei cieli? Gesù risponde che per poter entrare nel regno dei cieli i discepoli devono diventare come bambini. Devono essere semplici di cuore e umili come solo un bambino piccolo sa essere. Devono anche avere fiducia, una parola che a volte sembra più umana, più accessibile rispetto alla fede. Con questa fiducia, devono guidare altri bambini: noi, tutti noi.
Le tentazioni, come accennato nella Lettera di Giacomo, sono praticamente inevitabili: appartengono al nostro regno, a un mondo dopo la caduta, per sempre escluso dall’Eden primevo. Gesù dice ai suoi discepoli di evitare il peccato ma dice anche, inversamente, che non devono giudicare troppo severamente quanti commettono peccato. Lui ama tutte le creature; riporta indietro ogni singola pecorella. Nessuna delle sue creature deve morire. Lui festeggia quando anche la più piccola di loro viene riportata al gregge e loro, i discepoli (e noi) dovrebbero fare come lui.
Ma come devono agire i discepoli, e più avanti i padri della Chiesa, quando qualcuno commette un peccato? Nel Vangelo di Matteo, in effetti, c’è una guida pratica, un “come fare” per affrontare chi commette peccato ispirato direttamente dalla legge rabbinica. Anzitutto parla con lui in privato: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Come secondo passo, vai da lui con dei testimoni: «Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni». Il concetto di due o tre testimoni per l’azione legale, di fatto, è già presente nel Deuteronomio.
Come terzo passo, portalo dinanzi a una santa assemblea: «Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità». Infine, se nulla di quanto suggerito finora produrrà dei risultati, rimuovi il peccatore, vale a dire: scomunica. Trattalo come estraneo al gregge. «E se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano».
Segue poi l’epilogo splendido e leggermente enigmatico delle raccomandazioni pratiche: «In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Legare e sciogliere sono termini costanti nel diritto canonico rabbinico (possono significare “proibire e permettere”, “bandire e perdonare”). Si riferiscono non al potere della preghiera nelle comunità, bensì al potere dei discepoli stessi di esprimere la loro opinione sulla disciplina della Chiesa. Perché qualunque cosa essi decidano è già stata decisa da Dio prima che lo facessero loro.
«In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». Gesù sta parlando di due discepoli che acconsentono alle richieste di cristiani che giungono a un accordo in seguito al consenso reciproco tra le parti offese. Infine Gesù dice: «Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Considero questo uno dei passi evangelici più belli che io conosca. In sostanza, Gesù sta dicendo questo: se i suoi discepoli sono in sintonia, proprio come strumenti musicali che vengono accordati e armonizzati, allora significa che la sua volontà è stata ascoltata. Lui sarà, ed è, sempre presente quando agiamo in sinergia con la sua natura divina.
L’ultimo appunto scritto a mano da Freud, alla fine di luglio o ad agosto 1938, poco prima della sua morte, fu: «La psiche è estesa, ma di ciò essa stessa non sa nulla». E se parte di questa estensione della psiche, il suo cuore sacro, nascosto, ma infinitamente estensibile, fosse la nostra connessione con Dio? La nostra relazione, splendente e reale con lui? Quando intuiamo che ciò che più desideriamo è il giusto e il bello, forse questo non può che significare che Dio l’ha già deciso per noi. Perché siamo sempre già amati.




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