Alessandro Cortesi O.P. Commento XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Two men talking on a sofa in a cozy living room

Domenica 6 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ez 33,1.7-9   Sal 94   Rm 13,8-10   Mt 18,15-20

di Alessandro Cortesi O.P.🏠home

“Figlio dell’uomo, io ti ho costituito sentinella per gli israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia”.  Le letture di questa domenica trovano un comune denominatore nella parola ascolto: è in ascolto il profeta, uomo della parola chiamato ad ascoltare la parola del Signore per poter essere sentinella per tutto il popolo. E’ l’ascolto al centro dell’invocazione del salmo: ‘Fa’ che ascoltiamo Signore la tua voce’. E’ ancora l’ascolto, questa volta della parola dell’altro, al centro della pagina del vangelo che parla della correzione fraterna nella comunità. La parola del fratello, sorella reca con sé la cura e l’offerta di riconciliazione propria della parola del Signore.E’ infine attorno all’ascolto che si articola il riferimento alla legge: tutti i precetti e comandamenti si riassumono nell’ascolto della parola: ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso’. “Non abbiate alcun debito con nessun se non quello di un amore vicendevole… L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore”.

C’è un ascolto fondante nella vita credente: è l’attitudine del profeta come sentinella. L’ascolto si declina come responsabilità: nei confronti del parlare di Dio e nei confronti degli altri. La Paorla di Dio invita a ‘non indurire il cuore’ come quando nel deserto il popolo non voleva ascoltare e rimaneva chiuso nell’orizzonte delle proprie attese e della nostalgia della schiavitù. Ascolto implica apertura e disponibilità a guardare quanto Dio sta compiendo nella storia. L’ascolto si contrappone all’atteggiamento di sfida contro Dio: “mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere’ (salmo 94). Il profeta è chiamato ad essere sentinella: sta in ascolto nei confronti della Parola e vive una responsabilità anche nei confronti di tutti gli altri. Il suo ascolto è in vista di una condivisione per tutti. L’ascolto della Parola di Dio conduce a farsi carico della vita degli altri: è ascolto che genera una solidarietà ed una attenzione di vita.

Anche la pagina del vangelo – tratta dalla sezione del vangelo di Matteo sulla vita della comunità – parla di ascolto della parola del Signore per vivere modalità nuovi di vita fraterna. Punto di partenza è un detto di Gesù riportato un detto dalla fonte Q (Lc 17,3) con la richiesta di perdonare l’offesa di un fratello. Matteo passa dal considerare un fratello che ha offeso alla situazione di un fratello che ha peccato. Sviluppa così una riflessione sul perdono come processo di accompagnamento per un fratello che ha sbagliato. L’intero discorso non poggia tanto sul giudizio e sulla condanna dell’errore, quanto sull’impegno a costruire una comunità di persone in cui sia possibile vivere un cambiamento e una conversione della vita. Matteo suggerisce il processo della correzione fraterna e lo legge in diverse fasi: in un dialogo a due, con la presenza di uno o due testimoni, davanti a tutta la comunità. Se poi non c’è ascolto nemmeno della comunità ‘consideralo come un pagano e un esattore delle imposte’. Tutti questi momenti indicano l’importanza di tentare tutte le vie possibili. E’ un invito a farsi carico di chi sbaglia perché possa cambiare e perché nessuno vada perduto (cfr. Mt 18,12-14). C’è anche attenzione a far sì che non vi sia umiliazione quando si scopre l’errore. La presenza di altri può essere motivo di consapevolezza. Se poi anche davanti alla comunità non c’è riconoscimento l’ultima parola non è l’esclusione, ma una situazione di estraneità nella quale il fratello con il suo non-ascolto si è situato.

Seguono a questo invito tre detti: il primo indica la comunità come responsabile di ‘legare e sciogliere’, di interpretare la legge e ammettere alla comunione. Questo compito era stato riconosciuto a Pietro in Mt 16,19, ora tutta la comunità è resa responsabile in questo affidamento. Il secondo detto riguarda la preghiera: il Padre esaudirà senza dubbio la preghiera compiuta insieme. Il terzo detto è una parola di fiducia. Gesù è presente laddove la comunità si riunisce nel suo nome, cioè unita nella fede in lui. Al centro della comunità che Gesù voleva sta l’ascolto e l’incontro con la Parola di Dio che si è fatta a noi vicina nei suoi gesti e nelle sue parole.


Rispondi

Scopri di più da #InCammino

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere