Domenica 6 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ez 33,1.7-9 Sal 94 Rm 13,8-10 Mt 18,15-20
di Don Paolo Zamengo
Questo tempo ci ha fabbricato addosso un cuore impaziente. Ma noi
siamo in attesa che la vita abbracci i nostri sogni. Lasciamo un po’ di
silenzio, noi che ci siamo persi partendo da poco, da un gesto mancato, da
un sorriso trattenuto. Ascoltiamo la voce delle piccole cose quando
lentamente si muovono: il bene e il male, i loro confini, come stamani
all’alba, sono visibili a occhio nudo.
Gesù, siamo qui, in questo spazio di casa che è il mondo per misurare quanto è grande e quanto è piccola la vita di noi uomini. Toglici quell’orgoglio che vuole nascondere la nostra fragilità. Sentiamo l’odore casto e gentile della semplicità; siamo qui per riprendere fiato, per ritrovare il coraggio dell’impossibile. «Se il tuo fratello commette una colpa va’, ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Nel Vangelo di oggi è anche scritto che se qualche fratello segue una via che non è corretta, lo si ammonisca, e lo si avverta di fronte agli altri. E «Se chi sbaglia non ascolta, consideralo come un pubblicano o come un pagano». Ma Gesù, con i pagani e con i pubblicani, cena con loro, li avvicina con rispetto e onestà. Così fa con Zaccheo, con la Cananea, con la Maddalena: dialoga con tutti. E se uno non riesce a capire, amalo come si ama la pecorella perduta o il figliol prodigo. Bisogna che ognuno riesca a vedere l’altro nella sua luce e nella sua ombra, in tutto ciò che lo spinge a crescere o a distruggersi. Quando devi guardare, crea un’atmosfera luminosa e calda che permetta a tutti di crescere, perché gli errori, le bugie e i fallimenti avvengono quando non ti senti a casa. Gesù è venuto a portare un amore che non condanna: la sua misericordia vuole un cuore libero da chiusure e istinti di potere. Spesso condanniamo senza aver ascoltato. «Se tuo fratello commette una colpa…»: e qui il Vangelo parla di un fratello, non parla di un semplice amico. Se non c’è questo sguardo buono e fraterno di partenza, non fare nemmeno il primo passo della correzione, perché non servirebbe a niente. Caino dirà: «Sono forse io il custode di mio fratello?». Ecco: sei fratello, e se sei fratello sei anche custode. L’altro va ascoltato, va atteso, non va “convertito”. Solo Dio poteva portare sulla Terra questo amore. E alla fine nel Vangelo di oggi Gesù dice: «Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche nei cieli». Per dire che tutto ciò che ciascuno di noi farà per sciogliere, per liberare, sarà un regalo a Dio e a se stesso. Ti incontro, Dio, nella profondità dell’essere, dove nessun uomo assomiglia agli altri e dove si può camminare a piedi nudi. Ti incontro là, in ogni umile aurora dove mi aiuti a essere colui che avanza senza disperazione, dove mi doni la forza di non soccombere alla tristezza e mi precedi su vie di pace. Ti incontro là dove il tuo sguardo mi guarisce dalla paura che mi rende mediocre nell’amore. Ti incontro là dove è naturale la sincerità del cuore e i miei giorni non si dissipano nella vanità, né i miei anni nella tristezza. Ti incontro là, nella profondità dell’essere, dove tu e io siamo ciò che abbiamo sempre sperato di fare: gesti, sincerità e finalmente amore. Liberiamoci anche noi da tutte le antipatie, da tutte le gelosie, da tutte le stanchezze e dalle pesantezze, e torniamo a radunare il nostro amore. Perché il primo passo della saggezza a volte è dubitare di tutto e mettersi contro tutto, ma l’ultimo passo prima di morire dovrebbe essere quello di riabbracciare tutto, riuscendo a radunare il nostro amore dentro il palmo della nostra mano.




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