Domenica 6 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ez 33,1.7-9 Sal 94 Rm 13,8-10 Mt 18,15-20
di don Marco Pozza🏠home
Alla faccia del fatto che, di solito, chi sbaglia è sempre l’ultimo che viene a saperlo. E, sovente, viene a saperlo dalle varie “piazze” in cui è stato raccontato il suo errore: la piazzetta del paese, il giornale di turno, Radio Carcere, le varie agenzie specializzate in gossip. Strada facendo, si sono viste ribaltare anche le tre forme di giudizio della giustizia (italiana): a formulare un giudizio non è più la classica triade composta dal primo grado, dall’appello (secondo grado) e da un possibile ricorso in Cassazione (terzo grado) bensì la triade ben più popolare: Facebook, Twitter e Tik-Tok che, oramai, fanno da bacino e fonte di ispirazione a più di qualche testata d’informazione. Di disinformazione. Il Vangelo, da parte sua, continua a svettare nella sua altezza, svetta per qualità di giudizio: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te». Parte, dunque, da una colpa che il fratello ha compiuto: “C’è un abbraccio possibile per ogni sbaglio” sembra dire il Maestro di Nazareth. Il Vangelo, dunque, parla limpido: solo perchè si commette un errore, non significa che uno sia un errore, diventi il suo errore. E’ il momento che viene dopo l’errore ad essere il momento decisivo: si potrà correggere un fratello oppure lo si potrà condannare per sempre al suo errore. Ecco, dunque, il prontuario per provare a salvare chi sbaglia: «Và e ammoniscilo tra te e lui solo (…), prendi con te una, due persone (…) dillo alla comunità». Se scaricare la colpa e non aspettare altro che il vicino sbagli è diventato la forma di download più divertente, il Vangelo cerca di rialzare l’asticella dell’umanità.
Prima dell’esposizione al pubblico ludibrio nelle varie piazze e piazzette, ci sta un faccia a faccia con chi ha sbagliato che riuscirà tanto più vincente quanto più inaspettato sarà l’indice di tenerezza usato: «La tenerezza è una maniera inaspettata di fare giustizia» disse, un giorno, Papa Francesco dando prova del suo modo di intendere la correzione. Se va in porto quest’incontro a viso aperto, «avrai guadagnato un fratello». La forma di guadagno promessa è la felicità: la pecora perduta – la pecora nera – è ritornata all’ovile senza essere stata messa alla gogna! Può anche essere che il primo grado non vada in porto: come nella pentola si aggiunge dell’acqua per fare la minestra, si aggiunga un’altra persona per tentar il salvataggio estremo: in due non solo si ragiona solo meglio, ma si anche meglio. Se, poi, nemmeno con l’aiuto di un altro si riuscirà a far prendere le distanze al fratello biricchino, allora lo si condurrà di fronte alla comunità: c’è sempre il fatto, per quanto riguarda la comunità, che i panni sporchi si lavino in casa. Solo dopo questi tre gradi – che son più gradi di correzione che di giudizio – il Vangelo chiede di rispettare fino in fondo la libertà, anche la libertà di restar fermo e cocciuto sul proprio male: «Se non ascolterà nemmeno la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano». Soltanto nel caso non cambi nulla dopo questi tre gradi di giudizio, il Vangelo concede la libertà di prendere le distanze.
Rimane il fatto che l’unione fa sempre la forza: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». Mica sono parole a caso, neanche svendita della Grazia a basso prezzo, nemmeno la possibilità di fare del Cielo un bazar dove trovare la salvezza sotto forma di saldi: è che, come quaggiù, è sempre l’ultima chiave di un mazzo che apre la porta, così il Cielo, prima d’arrendersi e dichiarare “persa” la causa di qualcuno, invita a provarle tutte. Per portarsi a casa, al netto della fatica, un tasso d’interesse strano ma non banale: «Ma allora che ci guadagni? Ci guadagno – disse la volpe al Piccolo Principe – il colore del grano» (A. de Saint-Exupéry). Nei Vangeli vige un tasso d’interesse sconosciuto alla finanza: creare profitto significa provare a correggere un qualcuno che si era disfatto e lasciarlo meglio di come lo si è trovato. Per differenziarsi da come ragiona il mondo.




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