Domenica 13 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35
di don Lucio D’abbraccio🏠home
Quando qualcuno ci fa del male, prima o poi dentro di noi nasce una domanda: fino a quando devo perdonare? È la stessa domanda che Pietro rivolge a Gesù: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
Pietro pensa di essere già molto generoso. E non sceglie a caso il numero sette. Nella Bibbia il sette è il numero della pienezza, della completezza. È come se Pietro dicesse a Gesù: “Devo perdonare sempre, fino al limite possibile?”. Ma Gesù va ancora oltre: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Non gli sta dicendo di arrivare a quattrocentonovanta e poi smettere. Gli sta dicendo una cosa molto più semplice: il perdono cristiano non si conta.
E per farlo capire racconta una parabola.
Un re decide di fare i conti con i suoi servi. Gli portano un uomo che gli deve diecimila talenti: una somma enorme, che oggi potremmo paragonare a circa 3–4 miliardi di euro. Un debito impossibile da restituire.
Il servo si getta ai piedi del padrone e lo supplica. E accade qualcosa di sorprendente: «ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito». Non gli concede più tempo. Non gli fa uno sconto. Gli cancella tutto.
Il Salmo ci ha ricordato proprio questo: «Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe». Ciò significa che Dio non ci dà quello che meriteremmo per i nostri peccati, ma ci offre il suo perdono. È quello che il padrone fa con il servo: gli cancella tutto il debito.
Ma, annota l’evangelista, appena uscito, quell’uomo incontra un compagno che gli deve cento denari: circa 5.000–8.000 euro. Una somma certamente importante, ma piccolissima davanti al debito che gli era stato appena cancellato.
È questa sproporzione che Gesù vuole farci vedere: quell’uomo ha ricevuto un perdono immenso, ma non riesce a perdonare un debito molto più piccolo.
E che cosa fa? Prende il compagno per il collo e gli grida: «Restituisci quello che devi!». L’altro gli rivolge quasi le stesse parole che lui aveva detto al padrone: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». Ma lui non vuole ascoltarlo e lo fa gettare in prigione.
Ha ricevuto tantissimo e non riesce a perdonare molto meno. Il padrone gli ha cancellato il debito, ma quella grazia non gli ha cambiato il cuore.
Ed è proprio qui che la parabola si lega alla prima lettura. Il Siracide ci dice: «Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro». È quello che accade al servo ed è quello che può accadere anche a noi. Possiamo essere perdonati da Dio e continuare a portare dentro rabbia, risentimento, desiderio di farla pagare a chi ci ha fatto del male.
A volte conserviamo nella memoria un piccolo elenco dei torti ricevuti. Una persona ci chiede scusa e noi, nonostante ciò, gliela facciamo pagare, ci vendichiamo. Qualcuno commette un errore e da quel momento vediamo soltanto quell’errore.
Il Siracide ci pone allora una domanda molto seria: «Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?». Ed è la stessa domanda che, in fondo, ci accompagna ogni volta che recitiamo il Padre nostro. Diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».
Forse lo ripetiamo tante volte senza pensarci. Ma quelle parole ci coinvolgono personalmente. Chiediamo al Padre di perdonarci e, nello stesso momento, ci impegniamo a perdonare. Non possiamo chiedere per noi ciò che poi rifiutiamo agli altri.
Per questo il padrone domanda al servo: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». Ecco il cuore della Parola di oggi: perdoniamo perché siamo stati perdonati.
Questo non significa far finta che il male non sia stato fatto. Perdonare non significa dire che tutto va bene. A volte è necessario prendere le distanze o chiedere giustizia. Ma perdonare significa non lasciare che il rancore rimanga dentro di noi e continui a farci male.
Gesù conclude con parole molto chiare: «se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Proviamo allora a fare qualcosa di concreto questa settimana. Pensiamo a una persona verso la quale portiamo ancora rancore. Preghiamo per lei, rivolgiamole un saluto, diciamole una parola buona o, almeno, decidiamo di non parlare male di lei.
Perdonare non è facile. A volte richiede tempo e fatica. Che il Signore ci aiuti a perdonare di cuore, ricordandoci quanto perdona ogni giorno ciascuno di noi. Ci aiuti a non restare prigionieri del rancore e a imparare da lui, che è buono e grande nell’amore. Amen!




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