Domenica 13 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35
di P. Gaetano Piccolo S.J.🏠home
«Se ti rallegri quando sei perdonato,
devi temere quando non perdoni». Sant’Agostino, Discorso 114/A, 2
Come un respiro
Senza il perdono le relazioni muoiono! Il perdono è il respiro delle relazioni. In qualunque contesto, in un rapporto di coppia o di amicizia, in un contesto di lavoro o in una comunità, se non c’è il perdono la vita si spegne. È impossibile andare avanti senza perdonarsi. E forse è proprio questo il motivo per cui tanti rapporti finiscono, talvolta in modo burrascoso, talvolta silenziosamente.
Ridare vita
Perdonare significa ridare vita non solo a chi riceve il perdono, ma anche a se stessi. Quando non riusciamo a perdonare, ci portiamo addosso un peso, che prende la forma dell’odio, della vendetta o semplicemente della delusione. Quando perdoniamo, lasciamo andare, torniamo a respirare. Non importa se l’altro lo capirà, se lo accoglierà o se sarà riconoscente, il perdono è prima di tutto un cammino che faccio io stesso per tornare a vivere. Il perdono è certamente impegnativo, è un dono grande, come dice il termine stesso: non è un dono come gli altri, perché significa ridare vita a chi meritava di morire.
Oltre noi
Il Vangelo di Matteo ci mostra l’importanza del perdono proprio nelle relazioni. I servi sono chiamati da Matteo con un termine significativo: sono servi insieme. Siamo legati l’uno all’altro. Il perdono non riguarda mai solo le persone che vivono quella relazione di crisi, la mancanza di perdono si riversa sempre su tutta la comunità.
Senza misura
Pietro rappresenta qui la voce della coscienza, che talvolta è stanca di perdonare. Quante volte abbiamo detto “ho già fatto abbastanza!”, “ho fatto il mio dovere!”. Pietro sa infatti che nella tradizione rabbinica veniva richiesto di perdonare qualcuno fino a tre volte. Pensando di fare contento il maestro e conoscendo il suo stile, Pietro propone una misura che va oltre il doppio, una misura perfetta, chiede a Gesù, pensando di apparire buono, se sia corretto perdonare fino a sette volte. Ma ancora una volta Gesù lo sorprende: il perdono non ha una misura, occorre perdonare sempre, fino a settanta volte sette. Non perdonare significherebbe infatti non respirare. Come abbiamo bisogno di respirare sempre per continuare a vivere, così abbiamo bisogno di perdonare sempre per non soffocare.
C’è in realtà un segreto per riuscire a perdonare e Gesù lo svela raccontando una parabola: bisogna ricordarsi di tutte le volte in cui noi stessi siamo stati perdonati da Dio, forse nel segreto della nostra anima. Il debito che abbiamo nei confronti di Dio è incommensurabile, rispetto al debito che i fratelli hanno verso di noi.
Impagabile
Il primo servo della parabola, infatti, ha un debito di diecimila talenti. È un debito molto ingente. Ogni talento equivale a venticinque chili d’argento e corrisponde a seimila giornate di lavoro. Per restituire un talento, quindi, occorrevano circa 16/20 anni di lavoro. Possiamo comprendere allora che un debito di diecimila talenti è praticamente impagabile! La proposta del servo che implora il padrone di dargli tempo è illusoria, ma nonostante questo il padrone gli condona il debito.
Impazienza
Il secondo servo ha invece un debito di trecento denari. Visto che un denaro è la paga di un giorno di lavoro, quel debito sarebbe realisticamente ripagabile, si tratta infatti più o meno di tre mesi di lavoro. Ed è proprio qui lo scandalo: nonostante l’esiguità di questo debito, il primo servo, a cui è stata condonata una somma impossibile da ripagare, non ha la pazienza di aspettare!
Il primo servo è senza misericordia. Non fa memoria di quanto ha appena ricevuto dal padrone. È un uomo che non vuole rischiare. Non ha la pazienza di aspettare i tempi del fratello. Ma proprio per questo condanna se stesso alla morte. L’esito della parabola, non è tanto una condanna da parte del padrone, ma una condanna che di fatto il servo ha scelto per se stesso. Il primo servo si è messo fuori dalle relazioni, ha smesso di respirare e non può che morire.
Un rischio
Gli altri servi intervengono presso il padrone, non solo per una questione di giustizia, ma proprio perché si rendono conto che quell’ingiustizia rischia di avvelenare tutta la comunità. Solo il perdono, per quanto difficile, permette a se stessi e agli altri di continuare ad andare avanti, non perché abbiamo la certezza che l’altro capisca o cambi, ma semplicemente perché non perdonare significherebbe lasciare spazio alle dinamiche di morte nella nostra vita e nella comunità. Il perdono non ci dà la garanzia del suo esito, è un rischio, non è detto che l’altro capisca o lo accolga, ma ci permette di respirare!
Leggersi dentro
- Ti sei mai fermato a ricordare ciò che il Signore ti ha perdonato?
- Sei una persona paziente con gli altri o sei spietato?




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