Domenica 20 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,6-9 Sal 144 Fil 1,20-24.27 Mt 20,1-16
di Marco Simeone🏠hpme
La frase che dice il Signore: “le mie vie non sono le vostre vie” ricorre spesso nell’AT, ma cosa significa? Da una parte dice che solo Dio è Dio, e quindi il Suo pensare è così superiore al nostro che ogni nostro cercare di precederLo è un’illusione (cosa che facciamo molta fatica ad abbandonare), ma può essere solo questo? Un creatore che dice alla sua creatura che Lui è più grande?
Forse c’è qualcosa di più….
Per capire partiamo dalla parabola.
La parabola come elemento letterario è una storia che ha una parte che disturba il nostro ragionamento ordinario, e proprio lì c’è l’insegnamento: quella di oggi forse è la migliore in assoluto.
Gesù parla di come si faceva a reclutare operai a giornata al suo tempo: si usciva alle 6.00 di mattina (perché la giornata iniziava a quell’ora) si andava nella piazza e si sceglievano i lavoratori più qualificati (o forse semplicemente chi si presentava meglio) e la paga della giornata era di un denaro. Tutto chiaro e semplice. Allora questo padrone esce alle 6 e ne recluta alcuni, fa il “contratto” con la paga usuale, tutti d’accordo e si inizia la giornata alla vigna.Poi accade l’inusuale: esce anche alle 9. Perché? A cosa gli serviva uscire dalla sua vigna? Non ci viene detto. Vede alcuni che non erano stati scelti (forse non erano esattamente i migliori su piazza…) e li arruola, solo che adesso non si quantifica la paga: quello che è giusto ve lo darò.
Ma poi esce anche alle 12 e alle 15: una pazzia. Oramai la giornata è passata, a cosa gli servivano? Magari un lavoro che più si fa e più si allarga, forse.
La ciliegina è che esce anche alle 17; la giornata lavorativa finiva alle 18: 1 sola ora contro le 12 previste, forse voleva fare le frazioni: 1/12 di un denaro, era difficile trovare le monetine, forse li avrebbe pagati col cibo. Ovviamente per i lavoratori questa è una ciambella gettatagli per non affogare: già per quelli delle 9 era tanta roba, figuriamoci per quelli delle 17.
La stranezza della storia è che vuole che siano pagati tutti con la paga piena e non solo, vuole che i primi guardino. Questo è l’elemento che fa impazzire il nostro senso di giustizia: non è giusto! Almeno abbi la cortesia di non fargli vedere questo spreco.
Ma proprio qui sta l’insegnamento.
Prima di tutto questa parabola è come un test di Rorschach: in chi ti sei identificato? Senza pensarci troppo: il lavoratore o il fannullone?
Ci torneremo dopo.
Se ci mettiamo nei panni del “fannullone” questa paga è la gioia incontenibile, non si sta nella pelle, tutto quanto era stato buttato e perso ora ritorna restituito nel suo splendore. Proprio quando pensi di aver sprecato la vita ti viene dato il premio. Non c’è alcuna ombra di merito, di proporzione, è tutta grazia, senza misura. Allora qui ci possiamo vedere la resurrezione come risposta alla morte, la misericordia come risposta al peccato, lo sguardo di Gesù che perdona verso Pietro che lo sta rinnegando. Chi prova questo si può dire cristiano: non basta la chiamata, ci vuole la conversione perché il Signore non è come te lo immagini. Esiste un dio naturale che ognuno porta dentro (quello per capirci che è la versione complessa della maestra che scriveva i buoni ed i cattivi alla lavagna) e il Dio vero, il Dio di Gesù Cristo. Quando ci convertiamo è il momento che abbandoniamo i nostri pensieri e cominciamo prima a guardare e poi, timidamente, a seguire Gesù. Prima di questo noi seguiamo il dio aritmetico o ragioniere: ognuno sceglie quello che più gli aggrada, e poi ci arrabbiamo perché si ostina a non funzionare… gli idoli hanno occhi e non guardano, hanno bocca e non parlano, insomma non funzionano hai voglia a fare offerte e sacrifici, sono solo un pezzo di legno o di pietra. Il padrone non è sadico, al contrario, vuole aprire gli occhi a tutti: guarda che io sono buono, sono generoso, io non pago, io regalo, perché non c’è proporzione con gli uomini alla mia bontà.
Allora questa parabola ci dice chi siamo e quale immagine di Dio abbiamo nel cuore: il geometra che fa i conti o il Padre di Gesù. Come lo riconosci? Se ti fa arrabbiare la diagnosi è bella e fatta, se ti dà pace e gioia hai capito che sei l’operaio delle 17, ma nota bene la risposta giusta è che siamo TUTTI operai delle 17 di fronte a Dio.
Guarda che questa parabola è stata detta per i buoni e non per i cattivi: ti piace stare nella vigna del Signore? Ti dà vita, ti fa essere te stesso, scopri che sei fecondo e che hai tanti talenti che si attivano quando segui Gesù? Beh, rallegrati e goditi ogni istante col tuo Signore; ma se ti arrabbi perché Dio è buono questo significa che stai ancora imprigionato nell’idea sbagliata di Dio, che fai il bene ma rosichi, perché Dio è buono con gli altri e non con te, quasi che non ti stesse guardando. Se io ad una festa mi diverto come un pazzo mentre mio fratello sta al lavoro e, non potendo fare di meglio, arrivasse solo per la torta, mi sentirei derubato se gli dessero una fetta come la mia? O forse non gli darei anche la mia, visto che io mi sono divertito e lui no? Oppure gli direi che non la merita?
Sei alla sequela di Gesù ma ci stai con la testa e col cuore? Allora stai bene e avrai uno sguardo di misericordia verso gli ultimi arrivati. Ad esempio, siamo contenti se qualcuno si aggiunge alla nostra comunità cristiana, alla nostra parrocchia o facciamo difficoltà?
Convertirsi è abbandonarsi alla Volontà, alla Bontà di Dio che è generoso che dona largamente ai poveri, che non rifiuta chi torna a Lui, che sa nutrirti con fiore di frumento: in altre parole è scegliere le sue vie e abbandonare le nostre, anche se buone, specialmente se sono buone.
Pensate che Paolo nella seconda lettura arriva a dire che non vede l’ora di stare in paradiso, con Gesù, nella Gloria del Padre ed invece si rende conto che il suo stare sulla terra è utile ai fratelli, è la sua vigna da curare, e allora si mette il cuore in pace e aspetta, il mio bene è fare la volontà del Signore, perché è buono.
Buon cammino




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