Luigi Verdi”Per tutti quelli che si sentono fuori posto”

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Domenica 20 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,6-9   Sal 144   Fil 1,20-24.27   Mt 20,1-16

di Luigi Verdi🏠home

Diciamo la verità, quante volte abbiamo pensato che, in fondo, i lavoratori che avevano sfacchinato tutta la giornata un po’ di ragione ce l’avessero? Quante volte leggendo questa parabola ci siamo detti che era tutta una questione di giustizia, di riconoscere un lavoro e il suo valore oggettivo? Questione di merito, insomma. Lo abbiamo letto nella prima lettura: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie», che è come dire: «Io non ragiono come voi che state sempre a misurare, a calcolare, a pesare. Io scelgo altre strade che i vostri occhi non vedono, peso in altro modo, misuro con un metro tutto mio…». Ma noi, instancabili contabili di sacrifici, di rinunce, di meriti alla bell’e meglio acquisiti, vorremmo misurare persino la giustizia di Dio e farne un ragioniere come noi, certi come siamo di possedere il metro o la bilancia infallibile. Non ci fa pensare, questo nostro modo di pensare, a quello del fratello maggiore della parabola del figliol prodigo? A colui che rinfacciava i suoi sacrifici al padre che faceva festa? «I miei pensieri non sono i vostri pensieri», per fortuna! Gesù ci racconta di un Dio anche lui instancabile, ma nel cercare l’uomo, nel cercare perfino quelli che nessuno ha voluto, i perenni ritardatari, i malandati che non possono assicurare un lavoro impeccabile. Per Lui non esistono classifiche o tabelle di merito, per Lui c’è solo il dono di una ricompensa data non per merito, ma per puro, semplice e illimitato amore. Un amore da accogliere, non da guadagnare o meritare. È per noi tutti questa pagina di Vangelo, per quelli che si sentono primi e credono che la fede sia scalare una graduatoria, per quelli che si sentono “a posto” e vogliono un Dio che pensi con i loro pensieri, con le loro classifiche, con i loro premi e castighi. Ed è, questo Vangelo, per tutti coloro che si sentono ultimi, che sentono di aver sprecato troppo della loro vita, per i “fuori posto”, per tutti quelli con un curriculum vuoto. «Gli ultimi saranno primi e i primi ultimi» non è una minaccia, ma una promessa: la promessa avverata per il buon ladrone, la promessa per noi a cui sarà chiesto solo quanto amore avremo accolto. Un amore oltremisura.


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