Domenica 4 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 5,1-7 Sal 79 Fil 4,6-9 Mt 21,33-43
di Marylinne Robinson🏠home
Questa parabola non sembra quasi credibile come racconto di fantasia, eppure è dolorosamente vicina all’esperienza umana, degli individui e delle civiltà. Nostro Signore nella sua inspiegabile indulgenza ci ha mantenuto in affitto così a lungo nel suo mondo che abbiamo incominciato a pensare che la bella vigna che Egli ha preparato ci appartenga. La sua pazienza può incominciare ad apparirci come indifferenza. La sua apparente assenza può indurci a dubitare della sua esistenza e a respingere ogni affermazione fatta in suo nome. Ma nonostante tutto, Egli è davvero il Padrone della vigna e il fatto che gli affittuari contino sulla sua moderazione finirà con una terribile affermazione dei suoi diritti. La vigna verrà data ad altri che ricorderanno che esiste un Signore e che Egli si aspetta che il mondo affidato alla nostra cura sia fecondo.
Gesù porta questa parabola un passo oltre. Cita il Salmo 118, in cui chi parla, lodando Dio per averlo salvato dal pericolo e dall’ostilità, si riferisce a se stesso come alla «pietra che i costruttori hanno scartato». Se considerato in un contesto più ampio, il fatto che gli indegni vengano espropriati e sostituiti è in linea con il rovesciamento celebrato nel Cantico di Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili». Come un’aquila che veglia la sua nidiata, per usare le parole di Mosè, il Signore mantiene il mondo umano in uno stato di continuo mutamento, che può servire la giustizia, come nel caso dell’espulsione di questi affittuari, o comportare l’improvvisa elevazione dei giusti, di cui Maria è un esempio glorioso. In questo vasto campo di variabilità, Dio è libero di porre fine alla potenza senza fede, di mettere alla prova, di salvare, di mostrare grazia, di abbracciare l’umiltà e anche di tacere, dando l’impressione di abbandonarci a noi stessi. Nella pace e nel disordine, nella disperazione e nella speranza, noi apparteniamo al Signore.




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