Alberto Brunelli”PERDONO, NON BUONISMO E IL POTERE NON È DIRITTO”

Domenica 4 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 5,1-7   Sal 79   Fil 4,6-9   Mt 21,33-43

di Alberto Brunelli🏠home

Noi ci sentiamo più buoni di Dio. Il “buonismo” ci fa sentire migliori di Gesù Cristo. Come si permette Dio di minacciare un popolo perché non lo ascolta? Come si permette Gesù di voler punire i violenti?

Il perdono, da disposizione interiore di ricominciare un rapporto interrotto da un’offesa, è diventato quasi un obbligo a prescindere. Il perdono va chiesto con convinzione matura o dimostrato di meritare con un cambiamento di vita.

Solo Cristo poteva perdonare anche i suoi uccisori conoscendo la loro incapacità di comprendere quello che facevano. Noi non siamo in grado. Possiamo solo dare la nostra disponibilità al perdono.

La figura della vigna e del lavoro necessario per coltivarla e la funzione di chi la cura secondo i desideri del proprietario, ci fanno riflettere sulla modalità delle relazioni familiari e sociali. Un genitore che rinuncia a punire il figlio non dimostra di essere buono, ma senza nerbo e capacità di guida educativa. Un genitore che non mette i figli di fronte alla responsabilità subendo le conseguenze delle loro scelte, li lascia nell’inganno.

Una legge che tutela la comunità, se non viene applicata per una pretesa incapacità del trasgressore, diventa motivo di sfiducia nella giustizia con tutto il seguito di disinteresse per il bene comune e la convinzione che ognuno debba provvedere per conto proprio.

Si aprono così le porte a un uso spigliato delle armi senza tener conto delle conseguenze. Dall’altra parte, quando qualcuno si abitua alla posizione di potere difficilmente se ne stacca, anzi troverà tutte le scuse per giustificare la permanenza nel ruolo ricoperto. A volte perfino eliminando chi li ha messi in quel ruolo o gli avversari che vengono visti come nemici. E più ci si avvicina a un ruolo importante senza avere particolari doti, più ci si illude di averne il diritto e si guarda gli altri con altezzosità. Finché arriva uno più potente, per età, per forza fisica, per capacità organizzativa e scalza l’ex potente.

Anche qualche padre può assillare i propri figli ed essi attenderanno la maggiore età per liberarsi da quella sensazione di disconoscimento delle proprie capacità. E così rimarrà poi solo nella sua pretesa di esagerata autorità. Entrambe le visuali dei due racconti biblici vanno accostate per non assolutizzarne una a scapito dell’altra.


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