Domenica 4 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 5,1-7 Sal 79 Fil 4,6-9 Mt 21,33-43
di Luigi Verdi🏠home
Un uomo e la sua vigna: piantata con cura, con sudore, con amore. Lo vedo chino a togliere sassi dal terreno, a scavare buche, a togliere le erbacce sotto il sole cocente, le mani sporche di terra e graffiate. È la sua vigna, ne vede già i grappoli abbondanti, i chicchi succosi e dolci.Lavoro di contadino, sapienza difficile che consiste nel mettere le mani nel folto della vita, senza romperne i delicati equilibri, per contribuire a far nascere e a fiorire altra vita: è gesto e sguardo di Dio, che vede frutti quando ancora non ci sono.Sguardo lungo, appassionato, uno sguardo che oltrepassa tutti i confini e limiti, che assomiglia ai sogni, sguardo di chi ama.E quest’uomo parte e consegna la sua vigna a dei vignaioli che forse già da subito se ne sentono i soli padroni, dimenticando che quella vigna è stata loro solo affidata.
Affidata come a noi, vignaioli di questo tempo, è stata affidata la nostra vita, il nostro tempo, i nostri figli, le nostre relazioni. Ce ne sentiamo gli esclusivi padroni e anche noi, come quei vignaioli, ci schieriamo sulla difensiva a tutelare quel che crediamo essere la nostra proprietà. Pronti e agguerriti a salvaguardare la vigna, la vita, tutto ciò che consideriamo nostro possesso e non qualcosa di cui siamo solo i custodi. Azzittiamo Dio, lo estromettiamo dalla sua vigna, gli gridiamo in faccia: «Tu qui non metti piede, è roba mia». Eppure Lui si è fidato, si fida: ci ha consegnato questa terra, questa vita, queste persone che ci circondano perché le amassimo, che è il termine più alto del prendersi cura, dell’essere custodi. E lo fa mettendosi da parte, rischiando, consegnando tutto nelle nostre mani: non come servi, non come burattini, ma come uomini e donne liberi e responsabili. Aspetta frutti da noi, perché quel che ci ha affidato deve passare attraverso noi ed essere restituito, come un seme consegnato alla terra, come una pioggia che irriga il suolo. E quando si restituisce ci si accorge che anche le piccole cose, quelle che noi avremmo eliminato, quelle che avremmo scartato e buttato come inutili, hanno assunto valore: divenute fondamento di un qualcosa di inimmaginabile, di vertiginoso, di sconfinato.Ecco, ora Lo vedo saltare di gioia, con le mani che affondano tra i grappoli biondi e abbondanti, a cantare con noi e perfino a ringraziarci.




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