Domenica 11 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 25,6-10 Sal 22 Fil 4,12-14.19-20 Mt 22,1-14
di fra Damiano Angelucci🏠home
Due modi per perderci la grande festa di nozze senza fine che il Signore ci prepara in questo mondo e più ancora in quello a venire; due modi descritti nella parabola raccontata da Gesù nel vangelo di questa domenica.
Primo modo: quelli che la festa se la vogliono fare da soli. Gli invitati a nozze che disdegnano l’invito sono quegli uomini (Gesù aveva in mente i figli di Israele) che sottovalutano alla grande la bellezza della chiamata del Signore. La prendono sul serio, ma fino ad un certo punto. Come dire? “Questa festa alla quale mi inviti, ha poco di speciale e me la posso organizzare anche da solo, senza bisogno di scomodarmi per venire a casa tua.
Secondo modo: quelli che a la festa ci vanno, anche perché non hanno niente da perdere, ma la festa se la vogliono gestire da soli. Quelli che vanno al ristorante col pranzo al sacco, o quelli che pretenderebbero di mangiarsi i piccioni ripieni a un ristorante vegano. Quell’abito nuziale cos’è in fondo? Richiama le vesti di lino della della Chiesa-sposa dell’Agnello (Cristo Signore) di cui si parla nel libro dell’Apocalisse, e questa veste, continua il testo, sono “le opere giuste dei santi” ( Ap 19,8). Badate bene che secondo l’uso del tempo, tale veste nuziale era una sorta di soprabito che veniva dato a tutti gli invitati prima di entrare alla festa. Il fatto che qualcuno non l’avesse addosso era sintomo quindi di un rifiuto, di un disprezzo di uno stile, di un dress-code (si direbbe adesso) che il padre dello sposo voleva dare. E lo stile, la veste che ci viene chiesto di indossare è costituita da tutti gli atteggiamenti di un figlio che riconosce l’immensa bontà di un Padre, sono gli atteggiamenti di Gesù. In lui riceviamo quella veste, battezzandoci in Lui.
Dopo il rifiuto degli invitati, tutti sono chiamati alla festa – interessante – “buoni e cattivi”, ma viene chiesto loro solo di accettare il dono, di vivere conformemente a quel dono, sentendosi anche di conseguenza, in comunione con gli altri. Si, il Signore ci fa proprio un invito a nozze, a una vita bella, piena, degna di questo nome, come quella che si vive nell’amicizia di Gesù; ma che peccato lasciarsela sfuggire, magari pensando di potersela organizzare da soli o a modo proprio!




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