Priest and parishioners gather beneath a stained-glass crucifix; banner reads “CHE COSA CONTA DAVVERO? L’AMORE DÀ SIGNIFICATO A TUTTO IL RESTO.” Left sign reads “Pregare? Andare a Messa? Rispettare i comandamenti? Sono tutte cose importanti.”

don Lucio L’abbraccio”L’amore che conta davvero”

Domenica 25 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Es 22,20-26   Sal 17   1Ts 1,5-10   Mt 22,34-40

di don Lucio L’abbraccio🏠home

C’è una domanda che, prima o poi, dovremmo farci tutti: che cosa conta davvero nella nostra vita di fede? Pregare? Andare a Messa? Rispettare i comandamenti? Sono tutte cose importanti. Ma oggi Gesù ci insegna che c’è qualcosa che dà significato a tutto il resto: l’amore.

Nel Vangelo, un dottore della Legge si avvicina a Gesù e gli domanda: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Non lo fa per imparare, ma «per metterlo alla prova».

Al tempo di Gesù, i maestri della Legge discutevano su centinaia di precetti e su come applicarli ogni giorno. Alcuni davano tanta importanza alle regole da dimenticare le persone. È come un giardiniere che passa le giornate a contare le foglie di un albero e si scorda di dare acqua alle radici. Gesù, invece, riporta tutti all’essenziale.

La sua risposta è semplice: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». E subito aggiunge: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Gesù non dice soltanto di rispettare Dio, di temerlo o di ricordarsi di Lui ogni tanto. Dice di amarlo. E amare qualcuno significa fargli spazio nella propria vita.

Amare Dio vuol dire fidarsi di Lui, ascoltare la sua Parola, trovare il tempo per parlargli. Non solo quando serve una grazia, ma anche per ringraziarlo, per chiedergli perdono, per affidargli le preoccupazioni.

E non dobbiamo pensare che amare Dio significhi sentire sempre una grande gioia nel cuore. Ci sono giorni in cui pregare è facile e giorni in cui costa fatica. Anche allora possiamo amarlo, restandogli fedeli.

Ma Gesù aggiunge subito il secondo comandamento, perché l’amore per Dio non può restare chiuso dentro una chiesa. Deve accompagnarci quando usciamo, quando affrontiamo le piccole difficoltà della giornata.

Immaginate una riunione di condominio. Qualcuno alza la voce, un altro risponde male e in pochi minuti litigano tutti. Lì amare il prossimo può voler dire non aggiungere altra rabbia, ascoltare e cercare una soluzione senza offendere nessuno.

Oppure capita di ricevere un messaggio che ci ferisce. La prima voglia è rispondere subito, con parole ancora più dure. Possiamo invece aspettare che passi la rabbia e scegliere un’altra risposta. Non per debolezza, ma per non ferire.

E amare non significa soltanto evitare il male, ma anche fare il primo passo. Salutare per primi una persona con cui non parliamo da tempo. Accorgerci di qualcuno che attraversa un momento difficile e offrirgli un aiuto concreto. Nessuno ce lo impone, eppure è così che diciamo all’altro: tu per me conti.

Sono gesti semplici, che non fanno notizia. Eppure è lì che si vede se il Vangelo è entrato davvero nella nostra vita.

Gesù ci dice di amare il prossimo «come te stesso». Significa riconoscere che l’altro ha la nostra stessa dignità. Come desideriamo essere rispettati, ascoltati e compresi, così dobbiamo fare con gli altri.

Ecco perché i due comandamenti non si possono separare. Non possiamo dire di amare Dio e dimenticare le persone che Lui ama. E Gesù lo dice chiaramente: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Le nostre preghiere, le devozioni e le tradizioni religiose sono preziose. Ma un quadro, anche il più bello, cade se manca il chiodo. Così è la nostra vita cristiana: senza amore, tutto perde il suo significato.

Tra poco, nell’Eucaristia, incontreremo Gesù che ha vissuto fino in fondo ciò che ci insegna. Non si è limitato a parlare dell’amore: ha donato la vita per noi.

Allora, questa domenica, portiamo a casa un impegno concreto. Prima di parlare, prima di giudicare, prima di rispondere a chi ci ha fatto arrabbiare, fermiamoci un istante e chiediamoci: se fossi io al suo posto, come vorrei essere trattato?

Forse non riusciremo sempre ad amare come Gesù ci chiede. Ma possiamo cominciare oggi, da un piccolo gesto.

Perché alla fine non sono le belle parole a rendere grande la nostra fede, ma l’amore che mettiamo in ciò che facciamo. E dove c’è amore vero, lì il Vangelo comincia a diventare vita. Amen.

Signore Dio,
tu non ti accontenti dei nostri avanzi.
Eppure quante volte ti diamo i ritagli del nostro tempo,
le parole che ci avanzano,
le porte che teniamo chiuse.

Perdonaci,
perché vogliamo amare in teoria,
ma ci fermiamo davanti al prossimo che ci pesa,
alla persona che non abbiamo scelto,
al torto che non vogliamo perdonare.

Manda il tuo Spirito a togliere da noi ogni finzione.
Donaci un cuore che ascolta e non si difende,
capace di amarti non con le labbra,
ma con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente.
E insegnaci a riconoscere la tua carne
nei volti stanchi di chi cammina accanto a noi,
senza girarci dall’altra parte.

Non permettere che la nostra fede
diventi una bella facciata senza fondamenta.
Prendici per mano,
riportaci interi alla sorgente del tuo amore,
perché ogni nostro piccolo gesto quotidiano
sia pieno di te.

Amen.

(Preghiera scritta da don Lucio D’Abbraccio)


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