Domenica 1 Novembre (SOLENNITA’ – Bianco)
TUTTI I SANTI
Ap 7,2-4.9-14 Sal 23 1Gv 3,1-3 Mt 5,1-12
di Giuseppe Di Stefano 🏠home
La prima volta che sono stato a Palazzo Ducale a Venezia, ricordo di avere avuto una sensazione di spaesamento dinanzi alla gigantesca tela raffigurante “Il Paradiso” di Jacopo Tintoretto. Non so come descrivere quello che ho provato davanti a quest’opera così monumentale, da essere considerata uno dei dipinti su tela più grandi del Rinascimento. L’opera occupa un posto d’onore nella sala del Maggior Consiglio ed è collocata alle spalle della tribuna ove sedeva il Doge, ma ciò che colpisce e letteralmente “toglie il fiato” è il sovraffollamento dei personaggi, tutti in movimento, che sembrano quasi tuffarsi e nuotare tra banchi di nuvole.
Lo immagino così il Paradiso, sovraffollato come il cuore di Dio, non un luogo per pochi. Un luogo in cui tutti sono all’opera, in movimento, piuttosto che immobili e pallidi in un atteggiamento estatico con il collo rigorosamente torto e le mani in pose improbabili.
Chi ama infatti non è mai solo. L’amore è contagioso. Si ama insieme, condividendo, moltiplicando ciò che siamo, quello che abbiamo ricevuto in dono. E così si genera fraternità, famiglia. Ecco il senso della solennità che celebriamo. La santità è la chiamata di Dio per tutti, la vocazione scritta nelle coordinate della nostra umanità, la pienezza di felicità che desideriamo e per la quale fatichiamo ogni giorno. Ma la santità nasce dall’esperienza concretissima del sapersi amati da sempre e si realizza nell’amare a nostra volta chi ci sta accanto con tutto noi stessi, per quanto possiamo e più di quanto possiamo.
Certo è faticoso amare, ma è anche bellissimo, troppo, per non provarci ogni giorno. E non basta una vita intera per amare, ecco perché Dio ha inventato l’eternità.
In questo cammino, poi, non saremo mai soli, mai “disoccupati”, perché l’amore chiede la coerenza di gesti, tanto quotidiani quanto eroici. Non esiste infatti una santità possibile senza sporcarsi le mani, senza scendere al fondo della vita, di ogni vita, per poi risalire abbracciati l’uno all’altro. Nessuno si salva da solo ed è da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire, certi che l’altro non è un ostacolo da aggirare lungo la strada, ma l’occasione che ci è data di incontrare Dio per amarlo e lasciarci amare. Ci si salva insieme, dunque, come pure si ama insieme e insieme si diventa santi, ad immagine di Colui che è Santo e “Insieme”.
Buona festa di tutti noi, santi in cammino e santi che hanno raggiunto la meta!
