Domenica 24 Maggio (SOLENNITA’ – Rosso)
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO (ANNO A)
At 2,1-11 Sal 103 1Cor 12,3-7.12-13 Gv 20,19-23
di Lila Azam Zanganeh
Nei Vangeli, Gesù appare come se volesse accendere un fiammifero per il mondo. E questo Vangelo che stiamo per aprire è — per me — quello più bello. È il Vangelo poetico, a volte misterioso e profondamente teologico di Giovanni. È opinione diffusa, nell’ambito degli studi biblici, che Giovanni sia venuto dopo i cosiddetti Vangeli sinottici, intorno all’anno 100 e.c. Il Vangelo di Giovanni differisce dai Vangeli sinottici: copre un arco temporale diverso, leggermente più ampio; la maggior parte di questo Vangelo si svolge in Giudea; e Gesù viene raffigurato mentre parla di questioni teologiche più che di questioni storiche. L’autore di Giovanni sembra aver letto i Vangeli sinottici. E presenta un racconto personale e filosofico di Gesù, forse con l’intento di rivolgersi a cristiani di ambiente ellenistico in Asia Minore. Dal punto di vista strettamente narrativo, ci sono meno parabole e più intuizioni, come se fossero rivelazioni dello Spirito stesso.
L’episodio che esaminiamo oggi, Giovanni 20 (19-23), stabilisce un nesso profondo tra la vita nel Cristo risorto, il soffio dello Spirito Santo e il perdono.
I discepoli hanno appena fortemente deluso Gesù: nell’ora della crocifissione si sono dimostrati sleali e terrorizzati e vili. Così, naturalmente, chiudono le porte quando sentono che Gesù potrebbe essere tornato; si chiudono in una stanza, seduti sulla loro vergogna e sulla loro colpa. Lo fanno dopo aver sentito la testimonianza del suo ritorno data da Maria Maddalena.
Ma all’improvviso, la sera di Pasqua Gesù appare proprio nella stanza in cui i discepoli si sono rinchiusi. Misteriosamente attraversa i muri ed è in mezzo a loro e dice loro: «Pace a voi!». È un momento davvero intenso: invece di sgridarli, lava via il loro terrore. Li perdona come dovrebbero perdonare loro. I discepoli sono agitati e confusi. Mostra loro le sue ferite (le mani e il fianco), rivelando così che, senza alcun dubbio, un tempo era il Cristo crocifisso e ora è quello Risorto. Mostrando questa continuità nel proprio corpo – ovvero il passaggio in apparenza inconsutile tra il corpo fisico e quello celeste – Gesù indica loro, fin da subito, una via di passaggio alla nuova vita, qui sulla terra. Così facendo, li chiama anche a fare il lavoro che ha svolto lui sulla terra prima della sua crocefissione.
Poco dopo, Gesù ripete e approfondisce la sua benedizione di pace, con parole che sembrano una brezza dorata: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Saranno i suoi inviati spirituali, i suoi buoni ambasciatori. Mentre lui ascende al cielo, loro lo incarneranno attraverso la sua parola.
E ora soffia il sui Spirito Santo su di loro: «Ricevete lo Spirito Santo». Che immagine straordinaria, travolgente, di una bellezza assoluta. Come una nuova primavera che soffia sul mondo, più luminosa perfino di quella di Botticelli. E questa nuova primavera conferisce loro il potere di perdonare (e di trattenere i peccati, per quei peccatori che non riescono a credere). Il soffio dello Spirito Santo è il perdono di Dio, vale a dire: l’amore di Dio. Soffiando sui discepoli, Gesù dona il messaggio che loro sono amati, che noi siamo amati.
Manda loro lo Spirito Santo per mostrare loro che non saranno mai soli. Gesù soffia su di loro nuova vita, come un tempo Dio soffio la vita in Adamo. È questa la versione che dà Giovanni della promessa di Cristo di mandare lo Spirito Santo, il soffio divino, la gioia assoluta, proprio qui sulla terra.
C.S. Lewis deve essere rimasto affascinato da questa immagine, perché compare nell’ultima scena de Le cronache di Narnia: «Ora era proprio così. Per un secondo, dopo che Aslan gli aveva soffiato addosso, il leone di pietra sembrò esattamente lo stesso. Poi una minuscola striscia dorata cominciò a scorrere lungo la sua schiena di marmo bianco — poi si diffuse… poi, mentre la parte posteriore era ancora chiaramente di pietra, il leone scosse la criniera e tutte le pesanti pieghe pietrose si trasformarono in pelo vivo».




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