Domenica 31 Maggio (SOLENNITA’ – Bianco)
SANTISSIMA TRINITA’ (ANNO A)
Es 34,4-6.8-9 Dn 3,52-56 2Cor 13,11-13 Gv 3,16-18
di Battista Borsato
Oggi la chiesa celebra il mistero della Trinità, o meglio l’evento di Dio che è uno e trino. Da ragazzo frequentando la catechesi spesso domandavo alla catechista il significato del Dio uno e trino, anzi la interrogavo su come fosse possibile un Dio al contempo uno e tre. Mi appariva un’assurdità, di cui non capivo il senso. E anche inoltrandomi poi negli studi teologici mi incontravo con molte spiegazioni di celebri pensatori che tentavano di chiarire questo mistero o questo evento. Nel cammino della mia vita e della mia riflessione mi sembra di aver colto che questa verità di Dio uno e tre non è tanto da capire ma da vivere. L’uomo è chiamato a vivere trinitariamente. Che cosa può voler dire vivere trinitariamente? Dentro a questo importante mistero mi pare risieda una chiamata a vivere tre atteggiamenti espressi in tre verbi: uscire da sé, amare la diversità, coltivare il dialogo e il confronto. “Uscire da sé”. La persona cresce e diventa se stessa, non chiudendosi nel suo io, ma aprendosi agli altri. Scrive Vito Mancuso: “Quanto più l’uomo pone il proprio sé al di fuori di sé, tanto più diventa se stesso, quanto più si dona, tanto più si riceve”. Questo pensiero è esposto lucidamente nella Bibbia. Nel libro della Genesi si racconta che Dio, con un linguaggio metaforico, di fronte ad Adamo che era solo afferma: “Non è bene che l’uomo sia solo, gli creerò uno che gli corrisponda”. Qual è il significato? L’uomo non si fa da solo, si fa con gli altri. Ed il primo altro è il partner. L’uomo quindi diviene e si costruisce nel rapporto con gli altri. È l’altro che ti sveglia, ti incita, ti chiama per nome, ti definisce. E non solo la persona singola ha bisogno di altre persone per essere sollecitata e stimolata a crescere, ma pure ciascun popolo. Un popolo non si fa da solo. Ma cresce nel dialogo e nel confronto con gli altri popoli, con le altre culture. Noi soprattutto occidentali siamo individualisti, abbiamo paura dell’altro e non riusciamo a capire che gli altri, soprattutto i diversi sono stimoli, domande, schiusure per crescere di più. Come pure ciascun popolo diventa un popolo libero e potrà esprimere la propria originalità, quando si lascia allargare da pensieri e prospettive di altri popoli. Allora il primo atteggiamento per vivere trinitariamente è uscire e cercare il confronto e il dialogo con tutti, perché appunto, come sostiene la Bibbia, “non è bene che l’uomo sia solo”, ma che neppure “un popolo sia solo”. “Amare la diversità”. Da qualche tempo, almeno da parte mia, sto scrivendo e affermando il valore dell’amarsi nella diversità. I due della coppia sono diversi e devono amarsi come diversi e amarsi lasciandosi diversi. L’amore vero è amare l’altro per l’altro, amarlo com’è nella sua diversità e libertà. Invece c’è la tendenza, da parte dell’uomo, di imporre alla donna il suo modo di pensare e di scegliere, come da parte della donna c’è la spinta a far prevalere il suo modo di amare e di sentire. Amarsi nella diversità è consentire all’altro di essere se stesso, diverso. Dobbiamo riconoscere che noi siamo stati educati all’uniformità, ad avere un pensiero unico, a pensare tutti allo stesso modo, ad avere un’unica lingua, un’unica liturgia. In noi è entrata la paura della diversità. La Chiesa per secoli ha imposto una sola liturgia, una sola lingua, il latino, un’unica pastorale, un’unica teologia e chi si sottraeva a questa uniformità era giudicato eretico, e perciò condannato. Oggi per fortuna, sotto l’impulso innovatore del Vat. II si parla del valore del pluralismo e della ricchezza del pensiero plurale: ogni persona ha un suo dono originale e irripetibile, ogni popolo ha un suo carisma specifico e questi doni e carismi non vanno uniformati e omologati, ma risvegliati e accolti. L’amore alla diversità è amore alle persone che sono diverse, è amore alle differenti culture e questa diversità diventa sollecitazione per tutti. In Dio, come ci indica la liturgia di oggi ci sono tre persone uguali, ma diverse. Il Padre non è il Figlio e il Figlio non è lo Spirito Santo: ciascuna persona ha il suo dono e il suo ruolo. Così la famiglia dovrà diventare trinitaria in cui ciascuna persona è diversa, e va amata e accolta come diversa, solo così la comunità famigliare diventerà icona della Trinità. Pure la Chiesa dovrà essere trinitaria nella quale ci sono doni diversi, carismi originali, coscienze e cammini differenti che vanno accolti e promossi. Si deve vincere l’idea di una Chiesa uniforme che non consenta il fiorire dei vari doni e delle varie idee. Questo va fatto non solo per rispettare le originalità presenti nelle persone, ma anche perché questa è la strada per camminare verso la pienezza della verità. Scrive il filosofo ebreo Levinas: “Le persone sono molteplici e diverse perché ciascuna contiene un aspetto della verità e ciascuna persona è chiamata a scoprire e svelare un senso della Parola di Dio e quindi della verità. Il cammino verso la verità avviene quando i sensi, e quindi, le diverse persone si ascoltano”. “Coltivare il dialogo e il confronto”. Il terzo atteggiamento per vivere trinitariamente è appunto la riscoperta del valore del dialogo e del confronto. Un mio amico neuropsichiatra infantile mi ha redarguito perché io propugnando il valore della diversità nella coppia spingerei le due persone a rimanere differenti e quindi a non incontrarsi e a viversi da paralleli. Il rischio ci può essere, ma la mia convinzione è all’opposto. Se uno è differente da me, dovrò sentire il bisogno di conoscere la sua differenza per allargarmi con la sua originalità. Se ognuno di noi è differente, è anche parziale, non è tutto; cresciamo nel dialogo e nel confronto con le diversità. Scrive il filosofo Garaudì, “Ogni persona è una parte di me che mi manca”. Il sentirsi parziali e differenti dovrebbe essere una spinta vigorosa a incontrare le persone e relazionarsi e non solo all’interno della propria famiglia o della Chiesa ma pure dentro nella vita sociale e civile. Il coltivare il dialogo con tutte le culture, le razze e religioni è per accrescere in umanità e far brillare maggiormente la verità.
Due piccoli impegni:
- Solo amando e accogliendo la diversità, cresciamo.
- Non aver paura del differente: è lo stimolo per diventare se stessi.




Lascia un commento