V domenica del T. O
E per cattedra il lago e le colline Mt 5, 13-16
Gesù Maestro convoca i suoi discepoli. E dove? Alla sua scuola. Una scuola per un pugno di pescatori che non conoscono l’alfabeto ebraico e a mala pena sanno contare i pesci o le pecore, aiutandosi con le dita? Ma è la scuola preferita da Gesù. E non vi vergogna di questi allievi dai volti bruciati dal sole e dalle barbe incolte.
Il suo libro sono le colline di grano, i greggi tra le vigne e gli ulivi contorti, il cielo solcato dai voli di passeri selvaggi, i prati dove fioriscono i gigli selvatici, attorno al lago; i sicomori frondosi per un fresco riparo, il pozzo, luogo d’incontri e sorprese, le case bianche abbracciate l’una all’altra, piene di voci di donne e bambini. La scuola di Gesù profumava di pane e di vino, di pesce e di olio, di fuoco e famiglia.
Mentre i rabbini parlavano di Dio, della sua grandezza e della sua distanza e stabilivano regole e norme, Gesù invece parla di un Padre che ha bisogno di figli. Diceva: “Voi siete”, e non diceva: “Dio è”. Parlava a noi di noi.
Gesù cerca gli occhi di Pietro per rendersi conto se ha capito la rivoluzione del Vangelo ma gli occhi di Pietro si perdono nel vuoto. È più semplice un Dio lontano, pensa Pietro, basta obbedire, e, se si sbaglia, è meno complicato riparare con l’offerta di una cosa o di un animale. È stato così per secoli e i conti tornavano sempre. Perché cambiare?
Così pensava Pietro e anche gli altri della ciurma. Gesù aspetta. Non è importante che Pietro capisca subito tutto. È importante che Pietro, ora, ascolti tutto. E poi Gesù non parla solo a Pietro. Parla anche a noi.
“Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”. E, d’improvviso, sono gli occhi di Pietro che ora cercano quelli di Gesù, mentre ripete a se stesso: io sono sale, io sono luce.
Il sale e la luce fanno parte della vita e Pietro lo sa. Quante volte ha usato il sale per conservare il pesce, quante volte il sale ha dato sapore al pane, quanti pastori usavano il sale per disinfettare le ferite del gregge o cuocere sul fuoco un capretto nel giorno di festa.
Conoscevano la luce dell’alba che segnava la fine della notte e il ritorno a riva con il carico di una pesca abbondante. E come era rassicurante la luce di una lanterna di notte quando dalla barca la rete era stata lanciata al largo. Era vivida la fiamma del fuoco sulla spiaggia quando i pescatori, la sera, raccontavano le loro avventure ai bambini dagli occhi incantati.
“Voi siete il sale, voi siete la luce. Dio ha bisogno di voi, così”, diceva Gesù. “Di voi sale e di voi luce”. In un attimo Pietro chiude gli occhi e si guarda dentro, nel cuore. Nessuno mai lo aveva fatto sentire così importante. Qualche giorno prima Gesù gli aveva detto di diventare pescatore di uomini. Adesso gli chiede un’altra cosa, una cosa divina.
“Pietro, tu devi dare sapore alla vita, la devi curare, conservare e proteggere, perché vivere bene è il segreto della felicità. Tu devi illuminare la strada, devi fare luce a chi è nel buio. Pietro esci dall’ombra e fai vedere il tuo cuore. La tua vita buona parlerà di te e parlerà di me”.
Anch’io sono sale e luce. Anche voi siete sale e luce. Sempre? Non sempre, lo sappiamo. Mi viene spontaneo chiedervi di riascoltare la preghiera che ha aperto questa liturgia. “O Dio, la tua vita donata sulla croce mi rivela quanto è distante la tua sapienza dalla logica del mondo. Donami il vero spirito del Vangelo, perché ardente nella fede e instancabile nella carità, anch’io diventi luce e sale della terra. Così sia.
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