Nel cuore della Legge Mt 5, 17-37
“Ma io vi dico”. Gesù non vuole rifare la legge ma il cuore della legge e
contesta l’interpretazione che tradisce la legge stessa. Gesù va diritto al
cuore che è il laboratorio dove si assemblano i gesti dell’uomo.

C’è una giustizia umana a volte troppo poco umana. Il disamore è il nostro lento morire. Ma c’è un
“di più” che siamo chiamati a imparare e che ci consente di entrare nel regno dei cieli, non solo
dopo la morte, ma di vivere la dimensione del regno dei cieli già qui in terra. E’ il mondo nuovo
che i cristiani devono testimoniare.
Un di più che fa vivere e, prima di cambiare la realtà, cambia il nostro modo di vederla. Per farci
comprendere meglio ciò che sta dicendo, Gesù ci prende per mano e ci fa esempi concreti. Ci
mostra come leggere la vita partendo dal cuore profondo della legge.
“Ma io vi dico”: chiunque si adira con il fratello o lo insulta è sulla linea di Caino. Gesù mostra i
primi passi verso la morte. L’ira, l’insulto e il disprezzo sono tre forme di omicidio. L’uccisione
esteriore avviene dopo la eliminazione interiore dell’altro.
Per Gesù non esiste “l’altro”, esiste il “fratello” e possiamo uccidere un fratello, anche solo, con il
disprezzo, anche solo, con l’insulto perché offendendolo lo pongo fuori dalle mie relazioni, fuori
dal mio orizzonte. Questo significa uccidere. Omicidio non è solo l’esecuzione fatta con le nostre
mani, ma anche quella che facciamo nel cuore o che facciamo con lo sguardo o con una parola.
Non commettere adulterio. “Ma io vi dico: se guardi”. Gesù non dice se tu desideri una donna o un
uomo, ma se guardi per desiderare, con atteggiamento e volontà predatoria, per conquistare e
violare, per sedurre e possedere, se riduci un uomo o una donna a oggetto da prendere o
collezionare. Tu commetti un peccato contro la grandezza della persona.
Lo sguardo malizioso è capace di adulterare, alterare, cambiare, falsificare, svilire, manipolare.
Uno sguardo velenoso ruba il sogno di Dio. L’adulterio non è tanto un reato contro la morale, ma
un reato contro la persona. Si deturpa il volto alto e puro della creatura. Il suo e il tuo.
Uccidere la relazione con il fratello significa anche uccidere la relazione con Dio perché Dio è
padre. Ecco perché non puoi fare l’offerta a Dio se non restauri l’unità. Gesù, qui, è tremendo
perché dice: “se ti ricordi di avere qualche cosa contro tuo fratello”, non “se ti ricordi che tuo
fratello ha qualche cosa contro di te”.
Gesù, con un linguaggio molto forte, ci dice che il rapporto con lui è un rapporto totalizzante: non
esiste Dio e, poi, a parte, i fratelli, ma che tutti i comandamenti hanno come unico scopo la
comunione.
A Dio non interessano uomini perfetti esteriormente, ma uomini liberi interiormente, capaci di
amore e libertà nel profondo e non solo nei gesti. Il vangelo non è un nuovo codice ma uno
sguardo trasfigurato dietro al quale c’è un modo altro di pensare e sognare la vita: “Amerai il
Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. E il
prossimo tuo come te stesso”.

“Non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no”. Dire sempre la verità e non servirà giurare.
Non abbiamo bisogno di mostraci diversi da come siamo. Curiamo il nostro cuore e saremo capaci
di prenderci cura della vita attorno a noi. Saremo beati.

Paolo De Martino “Dio non si è ancora stancato di noi”

Commento al vangelo della I Domenica di Avvento (anno B) Dopo aver salutato Matteo che ci ha accompagnato per tutto lo scorso anno liturgico, la Chiesa ci invita a iniziare un nuovo cammino in compagnia dell’evangelista Marco. Ripartiamo insieme per (ri)scoprire il mistero di quel Dio innamorato che irrompe nella storia dell’uomo con il vagito di…

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