VII domenica tempo ordinario – anno A – 2020
Come il Padre Mt 5,38-48
Ci sembra che il Signore ci chieda l’impossibile: “siate perfetti come il
Padre”. È troppo per tutti! Ma è proprio questo “come” che fa la
differenza tra l’uomo recintato nelle sole misure dell’istinto e l’uomo
nuovo, invece, plasmato dagli ideali delle beatitudini.
Gesù ci offre la sua esperienza di Figlio di Dio che vive la vita
dell’uomo. Gesù è l’Amore del Padre che si incarna nella storia. Questa è la via proposta da Gesù :
essere con Lui, segno dell’Amore di Dio nella quotidianità della nostra vita.
“Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia, tu
porgi anche l’altra.” Pare che Gesù risponda al male moltiplicandolo perché gli schiaffi diventano
due e l‘ingiustizia si moltiplica.
Ma proprio questa è la fatica per trovare la radice del comandamento dell’amore, la fatica di
trovare la ragione e la profondità di ogni nostro gesto. Questa fatica plasma in noi il cuore di Dio.
Questo è l’unico modo per avere una giustizia più grande. Questa fatica ci fa essere “come il
Padre” e “misericordiosi come il Padre”.
“E se date il saluto soltanto ai fratelli, che cosa fate di straordinario?”. Colui che realizza tutto
questo è Gesù e lo vivrà nella sua passione, dove sarà perfetto come il Padre, cioè amore senza
misura fino all’amore totale per i nemici.
Leggiamo: “Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; e i soldati del governatore condussero
Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno i soldati. Lo spogliarono, gli fecero indossare un
mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo… poi,
inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano, e sputandogli addosso, lo percuotevano. …e dopo
averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, e lo condussero via per
crocifiggerlo”.
“Avete inteso che fu detto: Odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per
loro per essere figli del Padre vostro che è nei cieli”. Gesù ora ci mette alle strette, non solo
chiedendoci l’amore verso il prossimo, ma anche l’amore per il nemico come segno del nostro
essere figli del Padre, dell’essere suoi discepoli.
L’amore ci chiede di amare il prossimo e di coinvolgerci con la sua storia. Il comandamento
dell’amore è assoluto, senza se e senza ma, ed è esteso a tutti. Ci è chiesto amore che risponda al
male, di fare il bene a chi ci sta facendo il male. Tutto questo ci appare impossibile. Tuttavia se
Gesù ce lo ha chiesto e se lui è riuscito a viverlo, noi, suoi discepoli, dobbiamo almeno accogliere
questo comandamento.
Gesù non ci abbandona e ci insegna come e dove imparare questo amore: nella preghiera.
L’amore del nemico è possibile solo se c’è la preghiera per lui. La preghiera ci porta ad avere un
altro sguardo. Si comincia a pregare proprio perché sentiamo nel cuore forti resistenze, perché
pregare per il nemico significa invocare un bene per chi ci ha fatto del male e scopriamo quanto ci
costa fare il bene a chi ci fa il male, anche soltanto perdonarlo o accettare che sia possibile una
redenzione.
Il cammino dell’amare e del perdonare è esigente e ci fa tremare ma passa soltanto attraverso la
preghiera. Nella preghiera capisco quanto mi è difficile perdonare e riconosco come io non
accetto di essere offeso, di essere percosso, di essere contraddetto, di essere odiato. È solo la
preghiera che cambia dentro di me l’atteggiamento verso il nemico. La preghiera mi dà la forza
anche di portare le ferite senza cercare la vendetta.
In questo travaglio faticoso con Dio, io prego per il nemico, e arrivo a capire che la presenza del
nemico è per me un’occasione per conoscermi meglio, per essere più simile a Dio, per plasmare in
me il Suo cuore. È l’occasione per convertirmi ad un amore più profondo e nuovo.
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