SETTIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Lv 19, 1-2.17-18; Sal 102; 1Cor 3, 16-23; Mt 5, 38-48
Perchè non c’è grandezza dove non c’è passione, cioè esagerazione. Nel mondo nulla di grande di tutto ciò che esiste è stato fatto senza passione: non assaggia la passione, ti divora. Non è cieca, è visionaria. E’ appassionandosi che si vive e si vibra, tutto il resto sarà un arrancare stanchi. Passioni moderate, poi, partoriranno uomini comuni, storie già-viste: «Preferisco morire di passione che di noia» lasciò scritto il pittore Vincent Van Gogh. Il Cristo, da parte sua, è un appassionato: ha una logica tutta sua, non sbaglia. “Esagera, porca miseria!” va dicendo qualcuno. Anche no, semplicemente cerca di iniziare una nuova giornata dell’educazione umana: «Non è colpa di Gesù se ancora brancoliamo nel crepuscolo della mattina» (G. Papini). Rovescia tutto: è Dio della passione.
Il più stupefacente dei rovesciamenti: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”». Tutti, in verità, l’avevano inteso: rispondere al male con il male, da quando esiste il mondo, è la cosa più immediata da farsi. Il bello, infatti, deve ancora arrivare. Eccolo, come se fosse la cosa più naturale: «Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pòrgigli anche l’altra». Vendicarsi o fuggire: con la vendetta o con la fuga, così risponde l’uomo alla violenza degli uomini. Di fronte al male c’è chi invita alla difensiva, che è l’altro nome del fuggire: “Stai buono, fai finta di niente, altrimenti verrà fuori una mattanza!” Il che, sotto-sotto, è come cedere le armi al nemico. Altri, invece, invitano all’offensiva, alla vendetta: “Vendicati più che puoi, in fin dei conti è stato lui a provocare, tu hai solo reagito”. E’ legittima difesa, infatti, potersi difendere dopo essere stati attaccati. “Dunque, Cristo-Dio, come reagiresti tu: con la fuga o la vendetta?”, sembrano provocarlo gli avversi che si mettono di traverso. Nè con l’una, né con l’altra: tra l’andare in difensiva e il mettersi in offensiva, Cristo prende l’iniziativa: pòrgigli la guancia. Il che, a ben pensarci, è d’una innovazione micidiale. Basta col taglione: la legge del taglione può dare bestiale sollievo a chi è colpito, ma invece che scemare il male non fa altro che aumentarlo. Nemmeno in fuga, però: chi si nasconde raddoppia al suo nemico il coraggio del male perpetrato. E’ legge agonistica: «Chi fugge invita l’altro a inseguirlo; chi si dà per morto incita l’avversario a finirlo – scrive Papini nella sua Storia di Cristo -: la sua debolezza diventa complice dell’altrui ferocità».
Dunque? A voler essere felici per un istante, sembra suggerire sotto-sotto il Cristo, basterà vendicarsi: per voler essere felici sempre occorrerà perdonare. Tutto così semplice: l’avversario, che s’aspetta la resistenza o la fuga, vedendo l’altra guancia porgersi rimarrà umiliato dinanzi a quel volto. Tutto si aspettava, fuorchè questo. Manco potrà accusarti d’essere fifone o pauroso, giacchè non solo sei pronto a ricevere il secondo colpo ma gli mostri pure il punto dove potrà colpire: ci vuol più coraggio a rimanere impassibile che a mostrarsi vigliacchi. E’ perdono questo? Molto più, fa «sentire alla bestia che quell’uomo è più che un uomo». Anche la bestia, poi, quando non è invitata alla replica rimane interdetta di fronte ad una forza nuova che non conosceva affatto. Che la confonde assai: “Perdono non perchè loro meritano il perdono, ma perchè io merito la pace” è la conclusione di un ragazzo in un tema scolastico in materia. E’ l’affondo finale, quello di chi ti dice: “Non ti basta? Ecco qui l’altra guancia: sfogati finchè ti piace”. E’ la vittoria finale, quella definitiva: potrai farmi male quanto vuoi, ma non potrai mai forzarmi ad esser furioso come te. Il cristianesimo, alla fine, è tutto qui: piaccia o non piaccia pare ovvio che sia questa l’unica forma che possa vincere il male della violenza e far sì che il mondo diventi meno doloroso per tutti. “Difficilissimo vivere così, gente!” ci discolpiamo. Pare ovvio che sia un ordine di quelli rivoltanti. Cristo non ha mai detto che seguirlo sia cosa facile.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Matteo 5,38-48).
Fonte:https://www.sullastradadiemmaus.it/
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