fra Damiano Angelucci”Legge del cuore e cuore della legge!”

Commento al Vangelo di Domenica 16 febbraio 2020 – VI del TO , anno A

Legge del cuore e cuore della legge!

TESTO (Mt 5, 20-22a.27-28.33-34a.37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

COMMENTO

Lo aveva detto anche il profeta Isaia secoli prima: “invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Is 29,13 e Mc 7,7); un’affermazione grave ripresa dallo stesso Gesù per smascherare la superficialità della fede dei farisei. Nella tradizione dei farisei si era sviluppata una quantità notevole di precetti, prescrizioni e leggi varie, fatte passare come provenienti oralmente dallo stesso Mosé. 

Queste norme, a volte un po’ ridicole a dire il vero, potevano avere più o meno un senso spirituale; il grave era che si era smarrito il cuore della legge e dell’insegnamento dei profeti che Gesù viene invece a riportare alla luce, come città collocata sopra un monte che non può rimanere nascosta. Gesù trasgredisce alcuni precetti della legge ebraica? Di fatto si, quanto alla lettera, come quando opera guarigioni in giorno di sabato, ma fa questo perché neanche il minimo tratto del genuino spirito della legge di Mosè vada perduto. 

E qual è lo spirito della legge di Mosé, o meglio della legge che Dio trasmette a Mosé? Che l’uomo non diventi idolatra, che l’uomo non faccia adulterio con altri idoli allontanandosi da Dio, dal suo amore che salva, e questo a partire dal profondo del cuore, perché è qui che inizia ogni adulterio. Adulterio, cioè “ire ad alterum”, andare da un altro: questo è ciò che dobbiamo evitare, perché solo Cristo ci salva e ci rende felici; tutti gli altri, tutte le altre “cose” sono idoli, pure forme vuote, che ci regalano emozioni, ebbrezza forse, lasciandoci però il cuore ancora più assetato.

Se dunque nel cuore ci sarà un “sì” a Dio, ci sarà un “sì” anche nelle parole, nei gesti, nelle azioni della vita. Se invece nel cuore ci sarà adulterio, un andare ad altro rispetto all’amore di Cristo Signore, allora anche la nostra vita, di questo “no” sarà buia risonanza.

Fonte:http://fradamiano.blogspot.com/

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