Letture del giorno Lv 19,1-2.17-18; Sal 102 (103); 1 Cor 3,16-23; Mt 5,38-48
VII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 2020
La santità non è un optional per privilegiati.
La parola di Dio di questa domenica, come per ricordarci che ci stiamo avvicinando alle Ceneri e alla Quaresima – tempo in cui più forte è l’impegno alla conversione – ci rivolge a più voci un appello impegnativo.
Dal Levitico: «Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo».
Dal discorso del Monte: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Dalla prima lettera ai Corinzi: «Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?».
Non è un consiglio ma una richiesta decisa: “Siate santi! Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste! Siate tempio di Dio!”, davanti alla quale rimaniamo perplessi e anche un po’ spaventati, perché la parola “santi” evoca vite straordinarie, intessute di gesti e miracoli strabilianti, come raccontano i quadri e le statue delle nostre chiese. Sentendoci tagliati fuori da questa straordinarietà, siamo portati a ritenere che il “siate santi! Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste! Siate tempio di Dio!” non sia per noi, gente comune, dalla vita piccola, ripetitiva e senza slanci; noi che abbiamo la famiglia, il lavoro quotidiano, le incombenze di ogni giorno…, e tanti limiti, difetti, incoerenze. Il “siate santi! Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste! Siate tempio di Dio!” può andare bene per qualche persona speciale che, vivendo in condizioni particolari, potrebbe dedicarsi completamente a pregare, a fare penitenza, a opere di bene. Ecco, magari quelli sì, ma non noi persone normali.
Invece non è così. Il Signore ordina a Mosè di rivolgere l’appello alla santità a «tutta la comunità degli Israeliti», non soltanto a pochi privilegiati. Gesù rivolge il suo invito a tutti i suoi discepoli, non soltanto a Pietro e agli altri apostoli. San Paolo scrive la sua lettera a tutti i cristiani di Corinto, che non erano sicuramente meno “normali” di noi.
Il “siate santi! Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste! Siate tempio di Dio!” è rivolto proprio a gente come noi, chiamata non a uscire dalla vita ordinaria, ma a cercare di renderla straordinaria, gettando in essa, umilmente e coraggiosamente, grani di sale e lampi di luce. Grani di sale e lampi di luce delle Beatitudini: generosità, mitezza, bontà, forza nel non cedere al male e alla sofferenza, lealtà, misericordia, lotta al male con il bene, ricerca della pace e della giustizia.
Accogliamo l’invito con serenità e coraggio. La Chiesa, che si è sempre preoccupata di proporre come stimolo e incoraggiamento alla santità la testimonianza di cristiani esemplari, come Francesco d’Assisi, Antonio di Padova, Rita da Cascia…, oggi ci dà uno stimolo fortissimo con “santi” contemporanei che abbiamo visto e ascoltato nelle dirette televisive, e ai quali forse abbiamo stretto la mano nella nostra città o a Piazza san Pietro: Giovanni XXIII, Paolo VI, padre Pio, madre Teresa, Giovanni Paolo II…
Allora, diciamo con sant’Agostino: «Se questi e quelle perché non io?» (Si isti et istae, cur non ego?). “Sì, ma questi e quelle sono San Giovanni XXIII, San Paolo VI, San Pio, Santa Teresa, San Giovanni Paolo II… Noi invece…”. Questi e quelle sono diventati “santi e sante” perché non hanno avuto paura di accettare l’invito a esserlo. Quello che siamo chiamati a fare noi.
Fonte:https://www.paoline.it/
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