fr. Massimo Rossi Commento I Domenica di Quaresima (Anno A)

I Domenica di Quaresima (Anno A) (01/03/2020)

 Visualizza Mt 4,1-11

Il racconto biblico del peccato originale risponde alla volontà dell’autore ispirato di far risaltare l’azione di Dio, all’interno di una vicenda umana: in altre parole, la storia degli uomini, la nostra storia si inserisce in una storia più ampia, che ci precede e ci sovrasta, oltre il tempo e lo spazio, ove il protagonista è Dio: Dio che crea, Dio che tesse i fili, o, come dice un vecchio proverbio: “…scrive diritto sulle nostre righe storte.”.

Non è facile da spiegare: Adamo ed Eva, il peccato originale non sono un’invenzione dei preti, o dei teologi, ma alludono, per così dire, all’altra coordinata necessaria a tracciare il grafico dell’intera vicenda umana: necessaria per chi come noi accetta la sfida della fede e non se la dimentica chiusa in un cassetto…

La Scrittura offre più di un caso, in cui una vicenda va letta alla luce delle due coordinate: naturale e soprannaturaleumana e divina. Non si tratta di letture alternative; la lettura è una sola, complessa, tiene cioè conto di tutte le forze in gioco, le quali non sono solo umane.

Altri esempi significativi: l’uccisione di Abele (Gn 4): il racconto biblico può essere letto come l’evoluzione della civiltà dalla pastorizia nomade, all’agricoltura sedentaria, un progresso non certo facile, né indolore. Del Nuovo Testamento segnalo la visita di Maria a Elisabetta (Lc1,39ss): il mistero (teologico) dell’incarnazione prende avvio da un evento dai risvolti apparentemente scabrosi: una fanciulla rimasta incinta fuori dal matrimonio, viene precauzionalmente mandata in montagna, al servizio di una lontana parente, anziana e incinta anche lei… Infine la condanna di Gesù, l’uomo designato dal sinedrio quale capro espiatorio in senso politico, e in senso spirituale, e riletto in chiave teologica dal quarto evangelista (cfr.Gv 11,49-53).
Gli esempi si potrebbero moltiplicare.

Ma concentriamoci sul Vangelo di questa prima domenica di quaresima.

La famosa pagina di Matteo costituisce una sorta di riedizione della Genesi: così come, nella prima creazione, il male si intromette ad insidiare il piano perfetto di Dio, con le conseguenze che tutti conosciamo, analogamente, nella seconda creazione, il male impersonato dal tentatore, non si lascia sfuggire l’occasione per turbare gli esordi della missione di Gesù.

La strategia è sempre la stessa: inizia con una domanda falsa, come nel caso di Adamo, oppure tendenziosa, come nel caso di Gesù: “Se tu sei Figlio di Dio…” insinua il sospetto che Gesù non lo sia realmente. È la stessa domanda espressa dai capi del popolo che assistevano alla crocifissione: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio (…).” (Lc 23,35); del resto, lo sappiamo, farisei, sacerdoti e capi del popolo erano convinti che il Nazareno fosse l’ennesimo esaltato che si spacciava per il Messia; le loro sono parole di scherno concepite e proferite in totale malafede…

Alla luce dei fatti, possiamo dichiarare senza tema di smentita che l’azione destabilizzante del male accompagna l’intera vita pubblica del Signore, dall’inizio alla fine; dalla prima tentazione nel deserto di trasformare le pietre in pane, sino all’ultima tentazione sul Calvario, di scendere dalla croce.

Notate, l’aspetto che rende la tentazione così seducente e quasi irresistibile è la sua apparente bontà: per un uomo come Gesù, capace di operare miracoli, non era forse un bene, trasformare le pietre in pane? In fondo, dopo un digiuno di quaranta giorni, chi non avrebbe fame?

Allo stesso modo, non è forse un bene aver cura della propria integrità fisica?

Se fosse sceso dal patibolo, non solo avrebbe salvato la propria vita; ma avrebbe anche suscitato la fede dei presenti: a quella vista, tutti si sarebbero prostrati ai suoi piedi e lo avrebbero adorato come si adora un Messia…

Invece Gesù resistette alla tentazione: si tenne la fame, e rimase inchiodato al patibolo.

La lezione che ci portiamo a casa, è che non tutto ciò che sembra bene e magari lo è in astratto, rappresenta un vero bene per noi!

Un secondo aspetto che il Vangelo odierno offre alla nostra riflessione e al nostro esame di coscienza, è la facilità di strumentalizzare il testo sacro per avvalorare pensieri, parole, fatti che tanto sacri non sono: “Darà ordine ai suoi angeli a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché non inciampi nella pietra il tuo piede…”; è una citazione del Salmo 90, e il diavolo la usa per i suoi fini perversi. Un giorno mi capitò di ascoltare un prete, insegnante di religione al liceo, che esaltava il servizio militare, citando quel passo famoso dove Gesù dichiara: “Date a Cesare quello che è di Cesare!” (Mt 22,21)…

Per la cronaca, questa seconda tentazione riguarda il potere religioso che Gesù avrebbe potuto conquistare senza neanche troppa fatica. La scelta di Gesù fu invece quella di rifiutare qualsiasi potere temporale, economicoreligioso e politico.

E, visto che li ho appena citati, questi tre poteri costituiscono la sostanza delle tentazioni che il diavolo presentò al Signore su un vassoio d’argento.

“Il mio regno non è di questo mondo…”(Gv 18,33) aveva risposto Gesù a Pilato, che gli chiedeva se fosse lui il re dei Giudei. Nessun potere temporale può rientrare nel progetto di Dio, né per sé, né per coloro che credono in Lui…

“Allora il diavolo lo lasciò…”, e san Luca aggiunge: “…per ritornare al tempo fissato.” (4,13): sappiamo che il tempo fissato coincide con la notte del Getzemani. Da quel momento, il tentatore non lo abbandonò più… al contrario dei suoi amici, gli Apostoli… tanto buoni e cari… ma tanto fragili e peccatori.
Ecco, noi siamo così… la Chiesa è così…

Ma a questa Chiesa santa e peccatrice, che siamo noi, Gesù continua ad annunciare il suo perdono e la pace; anche se la voce di Cristo sembra gridare nel deserto, dove nessuno ascolta…

Fonte:https://www.qumran2.net/

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