Tonino Lasconi”Anche noi nel giardino, anche noi nel deserto”

Anche noi nel giardino, anche noi nel deserto
I Domenica di Quaresima – Anno A – 2020

Quanto viviamo di solo pane, di fede in noi stessi e di sottomissione a falsi dei?

La parola di Dio di questa nuova quaresima ci propone due scene drammatiche: l’uomo e la donna nel giardino in Eden, e Gesù nel deserto. A prima vista sembrerebbero senza nessuna relazione tra di esse: entrambe al di fuori del tempo e dello spazio; non conosciamo né il dove né il quando; completamente diverse per i protagonisti e per ciò che succede. Ma se ci si allontana un po’ dai particolari narrativi e si va al messaggio che da essi emerge con forza, ci si rende conto che i due racconti sono identici. L’unica differenza è soltanto nella conclusione. Nella prima scena: i progenitori. Impauriti e delusi, cercano di coprirsi con foglie di fico prima di essere cacciati fuori dall’armonia del giardino per trovare fatica e dolore. Nella seconda: Gesù. Viene servito dagli angeli dopo la fatica e la durezza del deserto.

Come si è arrivati a conclusioni così diverse? La vicenda è stata la stessa. C’era da superare una prova: fidarsi di Dio, oppure di se stessi. Adamo ed Eva, affascinati dal desiderio di autonomia, di autosufficienza, di indipendenza, sostando sotto l’albero del bene e del male «buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza», hanno finito per cedere alle lusinghe del tentatore: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male», e hanno preso e mangiato il frutto.
Gesù (il nuovo Adamo ed Eva) ha resistito a tutti i tentativi del tentatore che lo tallonato e insidiato ripetutamente. Tentatore: “Sei sicuro che Dio abbia veramente cura di te e ti procuri da mangiare? Non è così! Devi cavartela da solo”. Ma Gesù riconferma sempre la sua fiducia nel Padre: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Tentatore: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù. Vediamo se interviene”. Ma Gesù: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Il tentatore: “Mettiti con me! Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. Ma Gesù: «Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

Le tre situazioni specificano quella del giardino: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» che consiste nel fidarsi di Dio oppure di noi stessi.

«Sta scritto:Sì, però… 

Queste due scene sono per noi. Ci siamo dentro. Proprio perché al di fuori del tempo e dello spazio contengono la nostra vicenda quotidiana. Quell’albero «che sta in mezzo al giardino» e del quale «Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete» sta sempre davanti a nostri occhi e il tentatore non smette mai di sibilare: “Cosa aspetti? Diventa Dio. Decidi tu cosa è bene e cosa è male!”. Quel deserto dove lo Spirito ha portato Gesù è il nostro tempo, i nostri impegni, le nostre decisioni.
«Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Sì, però… Sarà anche vero. Intanto questo “solo pane” cerchiamo di accaparrarlo, prima che lo portino via gli altri, come succede in questi giorni per paura del Coronavirus.
«Sta scritto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Sì, però… Se Dio non fa quello che gli chiedi, a cosa ti serve? Questa epidemia, per esempio non poteva risparmiarcela?”.
«Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Sì, però… Un po’ attenzione anche agli dei che stanno vicini a noi qui sulla terra bisogna darla. Non si sa mai.

Lo Spirito che ha portato Gesù nel deserto per i suoi “quaranta giorni e quaranta notti” (quaranta: il tempo della vita) porta anche noi in questa nuova Quaresima. Percorriamola con Gesù, verificando i nostri pensieri, le nostre scelte, le nostre azioni per dare nuova carica alla nostra fede, alla nostra speranza, alla nostra carità. E teniamo conto che la conclusione delle due vicende è drammaticamente diversa.

Fonte:https://www.paoline.it/

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