2.a Domenica di Quaresima – Anno A
MEDITAZIONE
Si sarebbe tentati di considerare tutto ciò come una visione. Cosa che non sarebbe inesatta, se per visione si intende il modo particolare in cui viene compresa la storia, se si vuole dire che avviene qui una cosa che sfugge all’esperienza umana, con tutto il mistero e l’inquietudine che un tale intervento può suscitare. Il carattere dell’apparizione, di per se stesso, parla in questo senso: la “luce” non appartiene al mondo normale, ma alla sfera interiore, è una luce pneumatica. O ancora la “nube”: non ha niente a che vedere con un fenomeno atmosferico conosciuto, ma rappresenta una cosa per la quale non esiste un’espressione soddisfacente. È una luce che vela, un’apparizione celeste che resta inaccessibile. La sua subitaneità, infine, ha la caratteristica della visione: nello stesso modo in cui i personaggi sono là all’improvviso, essi scompaiono e si sente quindi tutto il deserto di un luogo terrestre abbandonato dal cielo. Ma “visione” non significa nulla di soggettivo, non è un’immagine da noi creata, ma un modo di comprendere una realtà più alta – così come l’esperienza dei sensi rappresenta il modo in cui si percepisce la realtà fisica quotidiana. Non solo questo avvenimento è proprio a Gesù, e avviene a lui, ma emana allo stesso tempo da lui. Esso è rivelazione del suo essere. Quello che qui si manifesta non è la magnificenza del solo spirito, ma quella del corpo trasfigurato dallo spirito, del corpo nello Spirito, dell’uomo. Non la sola magnificenza di Dio, né quella del cielo che si apre, né quella della sola gloria del Signore, come al di sopra dell’arca dell’alleanza, no, è la magnificenza del logos divino nel Figlio dell’uomo. È l’arco fiammeggiante. L’unico ineffabile. La vita oltre la vita e la morte: vita del corpo, ma che ha la sua origine nello Spirito; vita dello Spirito che ha la sua origine nel logos; vita dell’uomo Gesù, che ha la sua origine in quella del Figlio di Dio.
ROMANO GUARDINI
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