Un’acqua che non ha prezzo
mons. Roberto Brunelli
III Domenica di Quaresima (Anno A) (15/03/2020)
Visualizza Gv 4,5-42
L’acqua potabile, già ora drammaticamente scarsa in tanti paesi, anche nei più progrediti si rivelerà presto insufficiente alle richieste, e dunque costosa, e dunque un affare per chi ne avrà da vendere. Anche nella terra di Gesù l’acqua era un problema, e da sempre, tanto che avevano imparato a raccoglierla e conservarla in cisterne sotterranee, dove però stagnava e rischiava di imputridire; ovviamente, almeno da bere preferivano l’acqua “al naturale”, quella dei pozzi, delle sorgenti e dei fiumi, che in modo eloquente chiamavano “l’acqua viva”. Quest’acqua, nella sua dimensione fisica cui è attribuita una valenza spirituale, è al centro delle letture di oggi.
La prima (Esodo 17,3-7) presenta un episodio accaduto al popolo d’Israele, che Mosè ha guidato fuori dalla schiavitù dell’Egitto. Incapaci di comprendere il valore della libertà, sempre pronti a lagnarsi per ogni disagio e a proporre di tornare indietro, un giorno i liberati si lamentano per la mancanza di acqua. Mai stanco di sostenerli nel cammino verso la terra promessa, Dio gli fa trovare di che dissetarsi: l’acqua diventa così un segno dell’amorevole provvidenza divina.
L’acqua torna nel vangelo (Giovanni 4,5-42), con un significato ancora più alto. Attraversando la Samaria, Gesù giunge con gli apostoli all’antico pozzo scavato dal patriarca Giacobbe. E’ mezzogiorno, stanchezza fame e sete si fanno sentire, si decide una sosta; mentre gli apostoli si recano a comperare cibo, una donna viene ad attingere al pozzo.
Una scena di vita quotidiana, che però subito si vivacizza, quando a quella donna Gesù chiede da bere. Lei stessa se ne meraviglia: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?” I giudei infatti disprezzavano i samaritani in quanto eretici, e se ne tenevano lontani. Inoltre un ebreo non avrebbe mai rivolto la parola a una donna in pubblico; per di più, come di lì a poco Gesù dimostrò di sapere, quella donna non era certo un modello di virtù (“Hai detto bene, ‘Non ho marito’; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”). Lei tenta di sviare lo scottante argomento, sollevando una delle controversie che dividevano i due popoli, sul luogo legittimo dove adorare Dio: per gli ebrei era il tempio di Gerusalemme, per i samaritani il vicino monte Garizim.
Gesù risponde al quesito, ma va ben oltre; superando ogni convenzione, egli parla a una donna, eretica, nemica e di vita dissoluta, e le dice cose che sino allora non aveva rivelato neppure ai suoi apostoli. Vuole catturare la sua attenzione; l’ha stupita manifestando di conoscere il suo passato, ma non la blandisce con parole ambigue: sulle divergenze religiose è chiaro e netto; la vera fede, dice, viene dai giudei; nel contempo, di quella fede manifesta il compimento che proprio lui è venuto a portare. E spiega: Primo, Dio è spirito, da adorare non in un luogo particolare ma dentro di noi. Secondo, lui, Gesù, è il Messia annunciato dai profeti, il rivelatore di Dio che è Padre. Terzo, egli porta a tutti “l’acqua viva” della fede piena e di un amore senza limiti. Quarto, chi accoglie questi doni avrà la vita eterna.
Altro che affare: un’acqua come quella non ha prezzo. Eppure Gesù la offre gratis, e persino a una donna che per i benpensanti di allora era l’ultima persona cui rivolgersi. Ancora una volta egli rovescia l’ottica terrena: rivela cose sublimi proprio a lei; benché lo attendano folle intere, egli non si preoccupa degli indici di ascolto e si intrattiene con una persona sola; anche un solo peccatore vale il suo interessamento. E’ consolante, perché allora ciascuno di noi, pur se non lo merita, può trarne una deduzione: il Signore si interessa anche a me, entra in dialogo con me, vuole il mio bene, ama anche e proprio me.
Fonte:https://www.qumran2.net/
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