don Roberto Seregni”Cuore inquieto”

Terza domenica di Quaresima

   In quel tempo, Gesù giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”. Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. (…)

In questi giorni ho cercato di seguire le notizie che arrivano dall’Italia. Ho letto paura, rabbia e disorientamento in tanti messaggi che mi sono giunti da oltre oceano. Qui in Perú la situazione, per il momento, è ancora sotto controllo. Pochi casi e tutti intorno al primo contagiato. Ma la paura c’é.

Stamattina stavo ripensando alle parole del Salmo 90: “Siamo come l’erba che germoglia e alla sera è falciata e secca”. Siamo fragili e precari. La vita è un dono da accogliere con umiltá e consapevolezza. È una responsabilitá e una promessa. È come un respiro: se lo tengo per me, se me lo tengo stretto, annego. Non c’è niente da fare. Forse, in questi giorni, vale davvero la pena rimettere al centro la Vita. Quella vera. Quella che Gesú ci ha regalato.

L’incontro di Gesú con la samaritana ci accompagna in questo cammino. Mi ha sempre commosso questo Gesú che sceglie di aver bisogno della samaritana, che si fa mendicante e chiede un sorso d’acqua. Pur di aprire uno spiraglio nel cuore di questa donna, Gesú si fa povero. Non si impone con la forza, non le sbatte in faccia il suo peccato e la sua miseria, ma con dolcezza – quanto ne abbiamo bisogno! – la accompagna a scoprire qual è la vera arsura che inquieta il suo cuore.

Ed io: di cosa ho sete? Qual è l’arsura che mi consuma? Qual è il desidero che mi inquieta?

C’è un piccolo dettaglio in questo testo della samaritana che mi ha sempre affascinato. La donna, quando corre alla cittá per avvisare i suoi concittadini, dimentica la sua anfora al pozzo. Forse è giunto anche per noi il momento di dimenticare le nostre ansie, paure, dolori e cicatrici e correre piú leggeri e piú liberi. L’acqua viva è Gesú. Lui basta.

Mentre stavo appuntando queste riflessioni è arrivato un comunicato del presidente: in tutto il Perú scuole chiuse fino a fine mese. Se in Lombardia è stato un disastro, come sará a Lima con i suoi 10 milioni di abitanti? Nelle invasioni? Nelle baraccopoli? Nei quartieri senza acqua potabile e fognature?

Roberto, lascia la tua anfora.

 “Il Signore non dimentica il grido dei poveri” (Salmo 9,13)

Uniti nella preghiera.

Un abbraccio, don Roberto

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/


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