Vai al contenuto

fr. Massimo Rossi Commento IV Domenica di Quaresima – Laetare (Anno A)

IV Domenica di Quaresima – Laetare (Anno A) (22/03/2020) Gv 9,1-41

…E dopo il deserto delle tentazioni, dopo la gloria della Trasfigurazione, dopo l’annuncio della salvezza che scorre come acqua viva e vivificante, ecco il Vangelo della luce.

Senza la luce, le piante non possono svolgere la funzione clorofilliana; fin dagli albori dell’umanità, il sole che sorge da oriente è stato salutato e adorato come un dono di Dio; di più, come Dio in persona. Per converso le tenebre sono sempre state associate alla parte oscura dell’uomo, al peccato, ai delitti più vergognosi e inconfessabili… che non si commettono alla luce del sole, ma, come si dice, col favore delle tenebre.

La domanda dei discepoli: “Rabbì, chi ha peccato, perché quest’uomo sia cieco?”, allude a una convinzione profondamente radicata nella tradizione religiosa del tempo, che la malattia, un grave handicap fossero una punizione del Cielo, per i peccati commessi dal malato, o dai suoi genitori; più volte, l’AT dichiara che Dio punisce le colpe dei padri nei figli, fino alla terza e alla quarta generazione (cfr. es 20,5; Lv 26,39; Is 14,21,…).

Al giorno d’ oggi, questa convinzione non è stata ancora del tutto superata.

Alla domanda degli Apostoli Gesù risponde: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori…”. E dichiara: “io sono la luce del mondo”. Nel racconto della Passione, l’evangelista sottolinea che al momento della morte di Gesù si fece buio su tutta la terra (cfr. Mt 27,45)…

Quando Gesù è con noi, anzi, quando noi siamo con Lui, la notte si dilegua. Quando invece ci allontaniamo, brancoliamo nel buio come ciechi…

Per spiegare la dinamica della Riconciliazione sacramentale, si evoca spesso il rapporto tra il buio e la luce: il peccato scompare nel momento stesso in cui si confessa chiamandolo per nome, così come le tenebre scompaiono nel momento stesso in cui la luce le intercetta, mettendole in fuga.

Tra luce e tenebra c’è una relazione stretta; potremmo dire che l’una si identifica per contrasto rispetto all’altra…

Tornando al Vangelo, ecco un caso – nei Vangeli ce ne sono molti! – in cui il Messia incoraggia tutti, suoi e non suoi, a vincere le proprie paure… non lo dice come Dio, ma come uomo… nel senso che Gesù conosceva la paura, la visse sulla sua pelle; ecco perché la sua Parola è autorevole e degna di essere ascoltata. Anche in questa circostanza, Gesù si muove in controtendenza rispetto alle autorità religiose, le quali avevano tutto da guadagnarci, in termini di potere, a mantenere il popolo sotto il giogo della paura del castigo di Dio…

Anche la Chiesa, dai secoli cosiddetti bui del Medioevo, fino alla vigilia del Vaticano II, ha predicato l’ira di Dio, il castigo di Dio, la dannazione eterna,… non sempre in buonafede.

Il miracolo del cieco nato è paradigmatico per molti aspetti; ne cito alcuni: la gente si chiede se quell’uomo guarito, sia il mendicante cieco di prima; e per quanto lui insista: “Sono io!”, il dubbio rimane: un errore tra i peggiori che la società abbia mai commesso è quello di identificare la persona con un aspetto particolarmente vistoso della stessa; in questo caso il protagonista era conosciuto come il cieco; e quando costui comincia a vederci, la tentazione generale è quella di non riconoscerlo.

Questo errore, ripeto, molto grave, di confondere il tutto con una parte – e aggiungo io, (parte) negativa – non si commette solo negli ospedali, ma nella comunità allargata.

La differenza tra un “uomo non vedente” e un “cieco”, tra una “persona malata di lebbra” e un “lebbroso”, non è solo terminologica! Impariamo a non offendere il prossimo, ma sopportiamo pazientemente coloro che fanno lo stesso con noi!

L’incredulità dei farisei di fronte ad una evidenza palese appare a dir poco sconcertante.

Ma, a pensarci bene, tanto sconcertante non è…. I pregiudizi che abitualmente accompagnano fatti del genere impediscono la buonafede; questa triste verità conferma, aggravandola, la convinzione di cui sopra: chi si è reso colpevole di un crimine, o di un peccato grave, ma anche chi è malato in modo serio, o addirittura terminale, subisce sempre i pregiudizi della gente.

È così difficile accettare che qualcuno possa guarire e cambiare nel corpo, nella mente e nello spirito. É più facile discriminarlo, decretandone financo la morte sociale, la quale non di rado, affretta quella fisica.

In una civiltà come la nostra, ove la cultura del web diffonde le notizie in tempo reale, il pregiudizio può assumere le proporzioni di un vero e proprio linciaggio mediatico, con gli esiti fatali che purtroppo conosciamo bene.

Quel povero cieco non deve solo affrontare le ripetute vessazioni delle autorità religiose, ma anche il voltaspalle della famiglia! Vabbé, i farisei avevano decretato l’espulsione dalla sinagoga, di chi avesse riconosciuto Gesù come il Cristo… La reazione dei due genitori resta comunque gravissima, ancorché provocata dalla paura, e conferma il fatto già citato, che la paura costituisce sempre un ostacolo al progresso della verità.

La conclusione del Vangelo di oggi potrebbe avvalorare la cosiddetta legge del contrappasso di dantesca memoria: i ciechi vedono e coloro che si illudono di vedere son condannati alla cecità eterna. Più che di contrappasso, parliamo di fede e incredulità, e delle rispettive conseguenze. Coloro che credono nel Cristo, camminano verso la salvezza.

Coloro che invece rifiutano di credere in Gesù Cristo, si allontanano dalla salvezza, non per volontà di un Dio ostile, ma per volontà propria.

Fonte:https://www.qumran2.net/


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: