fr. Massimo Rossi Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore (Anno A)

Commento su Giovanni 20,1-9
fr. Massimo Rossi

Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore (Anno A) (12/04/2020)

Vangelo: Gv 20,1-9

Buona Pasqua a tutti!

Quando ho scritto questa riflessione si stava attraversando la prima fase della crisi-coronavirus, la fase più critica. Inutile ricordare il clima di apprensione – per non dire di paura – che si respirava ovunque, dalle stanze della politica, ai luoghi di culto e che non è ancora scomparso.

Sono convinto che lo ricorderemo, questo tempo di pandemia, per sempre…

La mia speranza è che, una volta concluso, non lo archiviamo tra i giorni bui della storia, ma abbiamo la sapienza di valutare anche il buono che abbiamo imparato, e custodirlo come il bene più prezioso che la vita ci ha donato.

Il mistero della Pasqua che oggi celebriamo a distanza di un anno – un anno certamente particolare, che rende anche questa Pasqua particolare! – rimane una medaglia appuntata sul petto di Cristo e dei cristiani… e come ogni medaglia, anche questa ha un diritto e un rovescio.

Cominciamo dal rovescio: i giorni della passione, la passione di nostro Signore, le passioni dei primi martiri, e su, su, fino alle nostre passioni… Esaltare la passione di Cristo, celebrare le persecuzioni che insanguinarono la Chiesa nascente, canonizzare le nostre piccole-grandi passioni quotidiane rasenterebbe il sadismo, il masochismo: quel piacere perverso di chi gode del dolore altrui, e del proprio… L’equivalenza dolore-piacere, così come la cantava il compianto Freddy Mercuri, trent’anni fa – pain is so close to pleasure – è un’aberrazione!
O, per dirla con i filosofi antichi, “metafisice repugnat”!

A meno che non si consideri il dolore come preludio ad una gioia più grande in valore assoluto… E questa è l’altra faccia della medaglia, quella buona, quella positiva.

Quanti esempi potrei citare di una gioia grande scaturita da un dolore atroce!
Ne cito uno soltanto: il parto.

Questa riflessione si addice perfettamente, a mio modo di vedere, al Vangelo di stasera, tratto dal capitolo 24 di san Luca. I due discepoli stavano letteralmente annegando nei loro pensieri, discorrendo tra loro sulla tragedia della morte di Gesù: una tragedia doppia: l’evento in sé, e le ricadute sulle loro convinzioni di fede. E forse il secondo aspetto era peggiore del primo. La fiducia, le aspettative che avevano nutrito nella persona del Maestro, si erano dissolte nello spazio di un giorno. La morte del Nazareno era la conferma che costui aveva mentito, millantando un credito palesemente fasullo. Quell’uomo, l’Ecce Homo, non era il Messia, non era il Cristo!

“Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio!”; “Maledetto chi confida nell’uomo!”; nessuno ti regala niente; dietro ad un atto gratuito di bontà, quasi sempre si nasconde una fregatura….

Ma ecco che ai due di Emmaus accade l’insperato, l’insperabile: il Risorto in persona si affianca durante il cammino e manda in crisi, interrompe il loro rimuginare…. Un consiglio: quando vi sorprendete a rimuginare, da soli, o con qualcuno, su un fatto negativo – non si rimugina mai sul positivo, sul bene, ma sempre sul negativo, sul male! – interrompete immediatamente!

Il resto della storia lo conosciamo tutti: è l’altra faccia della medaglia, che i discepoli, accecati dal dolore e dalla delusione, non avevano messo in conto… è un’esperienza che abbiamo fatto, che ancora facciamo in questi giorni. Forse anche in passato… ma, si sa, gli uomini hanno la memoria corta, quanto al bene ricevuto. Mentre il dolore, quello non si dimentica.

E una domanda si agita sempre in circostanze come queste: perché io? perché a me?

Dio non lo spiega. Nella Rivelazione non c’è una sola parola che possa illuminare, e illuminando, alleviare, il pondus della sofferenza e del male in generale…

Ma che il male sia preludio o, meglio, il contesto ove un bene maggiore può fiorire, questo la Rivelazione lo mostra e dimostra molte volte! Il fenomeno è sempre lo stesso: un grande dolore, un dramma pesante, il sapore amaro della tragedia,… e improvvisamente accade qualcosa che inverte il senso di marcia… E i due di Emmaus, il senso di marcia lo invertono eccome! Ritornano in tutta fretta a Gerusalemme per raccontare agli Undici ciò che hanno visto e sentito.
Dove prima c’era dolore, ora c’è gioia!
Perché proprio io? Perché proprio a me?
E perché no?

Oggi siamo insieme, fisicamente, o virtualmente, a celebrare la risurrezione del Signore: un fatto che nessuno avrebbe mai potuto immaginare, nonostante le profezie sul Messia, e i ripetuti annunci di Gesù agli apostoli….

Si parlava di risurrezione anche prima di Gesù… ne abbiamo notizia dai Vangeli. Così come si parlava di avvento del Messia… In nostri fratelli Ebrei credono nell’avvento del Messia. Ma si tratta di un evento escatologico, che si compirà alla fine dei tempi!

Quello che invece non era previsto e per questo venne accolto da pochi e lasciò increduli i più, fu l’avvento del Messia e la sua risurrezione in questo tempo, cioè prima della fine del mondo…

Sono gli scherzi di Dio… o, meglio, sono gli interventi di salvezza operati da Dio nelle nostre situazioni drammatiche…

Come già ebbi a dire, citando il mio insigne confratello p.Timothy Radcliffe, nel bel mezzo della crisi che distrusse in una notte il gruppo dei Dodici, Gesù istituì l’Eucaristia, sacramento del suo corpo crocifisso e risorto; nel bel mezzo delle prime violente persecuzioni, Dio ci donò i Vangeli. Nel bel mezzo della notte di Pasqua, il Risorto apparve ai due discepoli, mettendo in fuga il dolore e riaccendendo la speranza…

Nel bel mezzo di questa nostra crisi, l’ultima in ordine di tempo, il mistero della Pasqua giunge a ricordarci che ad ogni passione segue la risurrezione. Sempre!

Fonte:https://www.qumran2.net