don Roberto Seregni”Gemelli di Tommaso”

Gemelli di Tommaso – Giovanni 20,19-29

Seconda Domenica di Pasqua

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
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É la sera del giorno di Pasqua. Dopo che Pietro e il discepolo amato sono corsi al sepolcro e Maria Maddalena ha annunciato a tutto il gruppo quello che il Signore le aveva detto, i discepoli rimangono blindati in casa. Hanno paura. Non sanno cosa fare. Sono smarriti come pecore senza pastore.
Ma Gesú, ancora una volta, li sorprende e si presenta in mezzo a loro. Lo hanno abbandonato e tradito, ma il Signore vuole stare con loro.
Mi commuove questa testardaggine di Gesù. I dodici ne hanno fatte davvero di tutti i colori, ma Lui non li abbandona. E come ha fatto con loro, cosí fa e fará anche con noi.
Noi fuggiamo e ci nascondiamo, ma lui viene a cercarci. In qualunque guaio ci mettiamo, lui rimane con noi. Perché siamo suoi. Ci ama. A questo punto è bello ricordare le parole di Isaia: “Se dovrai attraversare le acque, saró con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrá bruciare, perché sono il Signore, tuo Dio” (Isaia 43, 2-3).
Sembra quasi che la bellissima professione di fede di Tommaso faccia eco alle ultime parole del profeta: Mio Signore e mio Dio. Lo chiamavano Didimo, che significa “il gemello”, anche se Giovanni non dice mai di chi. Forse l’evangelista non lo nomina perché il gemello di Tommaso sono io, sei tu, siamo noi.
Siamo suoi gemelli perché Tommaso è l’anello di congiunzione tra i primi discepoli che hanno visto il Risorto e noi che ne facciamo esperienza attraverso il loro annuncio e l’ascolto della Parola.
Siamo suoi gemelli perché siamo in ricerca, perché non ci accontentiamo, perché vogliamo vedere e toccare il Risorto.
Siamo suoi gemelli, fratelli in Cristo, comunità di uomini e donne che si lasciano acchiappare dal suo amore paziente e testardo, Chiesa peccatrice e in cammino sulle orme del Risorto.

Uniti nella preghiera
Don Roberto

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/