DON MATTEO CASAROTTO”Non occorre più fuggire “

Non occorre più fuggire – III di Pasqua

La tentazione della fuga

Fuga: è il nome della nostra reazione più ricorrente. Non è una strategia recente, la adottiamo sin dai tempi di Adamo e Eva.

Poi udirono i passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose alla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. (Genesi 3,8)

Fuggiamo quando abbiamo paura, quando non ci sentiamo più in grado di padroneggiare la situazione. Fuggiamo quando non c’è più speranza. Come i due protagonisti del Vangelo, che lasciano Gerusalemme con il volto triste perché amareggiati e delusi dagli eventi pasquali.

Hanno tanti nomi, le fughe in questo nostro tempo. Il rintanamento nel privato, più facile e comodo del paziente lavoro di intessere legami. La difesa populistica di una pretesa identità nazionale e religiosa, per sottrarsi all’incontro, sempre destabilizzante, con l’altro. L’abbandono della responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per la paura di divenire davvero adulti. Ma la lista non pretende di essere esaustiva.

Dalla fuga alla corsa

Non siamo qui però per flagellarci. Vogliamo capire cosa può ridarci fiducia e speranza, cosa può trasformare la fuga in una corsa gioiosa.

Il primo passo è aprirsi. Raccontare. Non lasciar marcire dentro di noi difficoltà e fallimenti. Provare la consolazione di essere ascoltati. Narrare la vita, senza edulcorarla, ha già un effetto terapeutico: la sottrae all’isolamento per immetterla nel gioco delle relazioni.

Il secondo passo è interpretare la vita. Meglio, lasciarsi interpretare. Perché qui agisce il Risorto: rovesciando i nostri criteri, scardinando le nostre logiche, provocando le nostre certezze. In un modo pure piuttosto rude. L’accoglienza del mistero pasquale ci fa comprendere che ci sono passaggi da non disertare, strettoie da attraversare per abbracciare la vita piena.

«Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze, per entrare nella sua gloria?» (Luca 24,25-26)

Il terzo passo è sedersi a mensa. Riscoprire il gusto della condivisione che nasce dalla frazione del pane, dall’Eucaristia che racchiude tutto il sapore buono della vita di Gesù.

A questo punto scopriamo che non c’è motivo di fuggire. Anzi, sentiamo il desiderio di ributtarci nella mischia, di dare il nostro contributo per una Chiesa più evangelica, un mondo più umano. Perché ora il nostro cuore arde: abbiamo compreso di non essere più soli.

Fonte:http://www.twittomelia.it/


Dalla Costituzione «Gaudium et spes»L’attività umana

Dalla Costituzione «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Nn. 35-36) L’attività umana     L’attività umana, come deriva dall’uomo, così è ordinata all’uomo. L’uomo, infatti, quando lavora, non soltanto modifica le cose e la società, ma anche perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, è portato a…

Mons.Francesco Follo Lectio “Verità e Amore: Luce e Sale.”

Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16 Di ito Romano – Quinta Domenica del Tempo Ordinario – 8 febbraio 2026 Is 58,7-10; Sal 112; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16 Rito Ambrosiano Is 66,18b-22; Sal 32; Rm 4,13-17; Gv 4,46-54 1)      Per evitare una vita insipida e monotona. …