
La salvezza non si compera
mons. Roberto Brunelli
III Domenica di Pasqua (Anno A) (26/04/2020)
Vangelo: Lc 24,13-35
Il vangelo di oggi (Luca 24,13-35) è quello noto dei discepoli di Emmaus. Ricordiamo: il giorno della risurrezione, Gesù si manifesta di buon’ora a Maria Maddalena e verso sera agli apostoli riuniti. Di mezzo si colloca l’episodio dei due discepoli che, ignorando la risurrezione, sono in cammino verso Emmaus e non nascondono la delusione per come pensano sia finita la vicenda di Colui nel quale avevano riposto le loro speranze. Lo dicono anche al viandante che li raggiunge e cammina accanto a loro; questi allora richiama loro i passi della Scrittura relativi al Messia atteso, per dimostrare come tutto si sia avverato in Gesù. Ancora non capiscono che il loro occasionale compagno di viaggio è proprio lui, vivo dopo essere stato crocifisso e sepolto; lo riconoscono soltanto quando, fermatisi a cena, egli ripete i gesti e le parole della Cena che ha preceduto la sua passione: “prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”.
Prima la Scrittura, poi il Pane, ‘quel’ Pane spezzato e dato a nutrimento spirituale: nell’episodio di Emmaus si trovano i tratti salienti della liturgia della Parola e della liturgia eucaristica, cioè la Messa, da lui lasciata ai suoi amici da rinnovare per sempre. “Fate questo in memoria di me”, aveva comandato, e mai altro comando è stato da due millenni così puntualmente eseguito.
Può lasciare sconcertati il fatto che i due viandanti, così come è avvenuto per tutti coloro cui Gesù si è manifestato dopo essere risuscitato, subito non riconoscano Colui di cui pure sono stati discepoli. Con ogni evidenza, il Risorto è quello di prima, ma non esattamente uguale a prima; non è come Lazzaro, che dopo la sepoltura ha ripreso la vita precedente, e in seguito è morto come tutti; il Risorto presenta un aspetto diverso dal consueto, compare e scompare all’improvviso, ma non è un fantasma, dimostra la propria fisicità mangiando davanti a tutti e lasciandosi toccare, anzi invitando Tommaso a farlo. E’ quello di prima, ma non esattamente uguale a prima: la totale inesperienza di un fatto unico non consente a noi di definire la differenza, così come non ha consentito a chi l’ha visto di riconoscerlo immediatamente. Di qui le iniziali difficoltà dei due in cammino verso Emmaus, e il nostro interesse per la loro inattesa avventura.
L’interesse deriva anche dal fatto che, nelle sue tre fasi, essa riflette bene la nostra condizione rispetto al Risorto. Prima fase: come per i cristiani di ogni tempo, Gesù cammina anche accanto a noi, presente nei modi da lui scelti (basti ricordare una sua frase: “Qualunque cosa avrete fatto ad uno dei miei fratelli, l’avrete fatta a me”), ma quanto spesso non lo sappiamo riconoscere! Seconda fase: egli ha richiamato loro le Scritture. Ebbene, tutti abbiamo in casa una Bibbia, ma quanto la conosciamo? La sentiamo leggere e spiegare durante la Messa, ma quanta attenzione vi prestiamo? E tuttavia, così come somigliamo ai due di Emmaus nelle prime fasi del loro incontro, possiamo somigliare loro nella terza: possiamo riconoscerlo nello spezzare il pane. “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo, dato in sacrificio per voi”. I gesti e le parole rinnovati in ogni celebrazione eucaristica manifestano lui, il Risorto, il suo desiderio di inondarci di quell’amore senza limiti, dimostrato col sacrificare per noi la sua vita umana e col farci partecipi della sua vita divina.
Come dire: si illude chi pensa di salvarsi l’anima con il proprio danaro;
Ma nella terza domenica di Pasqua non è da trascurare neppure la parola di Pietro, con un suo discorso (prima lettura, Atti 2,22-28) e un passo della sua prima lettera (seconda lettura, 1Pietro 1,17-21), nella quale tra l’altro scrive: “Non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ma con il sangue prezioso di Cristo, che Dio ha risuscitato dai morti”. Come dire: si illude chi pensa di salvarsi l’anima con il proprio danaro; la salvezza non si compera: è un puro dono, da accogliere e tradurre nella propria vita.
Fonte:https://www.qumran2.net/
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