don Roberto Seregni”Ora tutto è diverso”

Terza Domenica di Pasqua

  Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.Ed egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Piú leggo questo meraviglioso racconto di Luca e piú mi convinco che i discepoli di Emmaus ci assomigliano davvero. Stanno scappando da Gerusalemme, sono delusi, svogliati, stanchi. Vogliono lasciarsi alle spalle la bella avventura con Gesú. Bella finché è durata.
Adesso bisogna guardare avanti.
C’è bisogno di girare la pagina: punto e a capo.
Ritornare alla normalitá è la parola d’ordine.
Ci assomigliano proprio, sembrano la nostra radiografia.

Uno dei dettagli piú belli di questo testo è come Luca fa entrare in scena Gesú. Tutto è dominato dalla delusione, dallo sconforto, dalla fuga e il Risorto si mette a camminare con loro. È una scena commovente, dolcissima.
Gesú non li rimprovera, non gli domanda perché stanno scappando, semplicemente cammina con loro. Li accompagna cosí come sono, li ascolta e, al momento giusto, fa la domanda strategica: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”.

I discepoli si sorprendono: su che pianeta vive questo sconosciuto?
Ma Gesú, semplice come una colomba e astuto come un serpente, rompe il ghiaccio non per constatare se i discepoli hanno studiato bene il catechismo, ma per capire cosa hanno capito. Risultato: i discepoli sanno tutto, ma non hanno capito un tubo.
Sí, ci assomigliano proprio.

A questo punto è il misterioso viandante a prendere la parola e “cominciando da Mosé e da tutti i profeti, spiegó loro in tutte le scritture ció che si riferiva a lui”.

Durante il cammino la notte si avvicina e i discepoli insistono perché egli si fermi con loro nella locanda. E proprio lí, in una semplice locanda senza svolazzamenti di angeli, fiumi di incenso e suoni di campane, i discepoli riconoscono il Signore.
Un pane spezzato, le sue mani, la sua voce, uno sguardo: è Lui.
Non ci sono dubbi: è il Signore, è il Risorto!

Questa cena inaspettata dice ai discepoli che quella comunione di vita con il Rabbì di Nazareth è sopravvissuta alla sua morte. Lui è vivo, davvero. E proprio in questo punto, quando Gesú si sottrae alla loro vista, l’evangelista Luca descrive un cambio radicale: dalla tristezza alla felicità, dall’apatia alla gioia, dalla paura al coraggio.

Ora tutto è diverso.
Lui è vivo e lo hanno incontrato: chi potrá fermarli?
Volevano ritornare alla vita di prima, ma ora tutto è diverso.

Non so voi, ma io non voglio ritornare alla vita di prima.
Questa sosta forzata ci deve cambiare.

Cosa abbiamo imparato da tutto questo che ci sta succedendo?
Cosa concretamente puó cambiare nella mia vita?
Il Risorto sta camminando al tuo fianco, lo inviterai a cenare con te e con la tua famiglia per spezzare con Lui il Pane della vita?

Un abbraccio, uniti nella preghiera
don Robi

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/


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