Tonino Lasconi”Gesù pastore buono e esigente”

IV Domenica di Pasqua – Anno A – 2020

Per essere pecorelle smarrite oggetto della sua misericordia dobbiamo far parte del suo ovile.

Questa domenica, quarta dopo Pasqua, è chiamata la domenica del Buon Pastore, perché nel brano di Vangelo che viene proclamato c’è sempre Gesù che parla di sé come pastore buono, unico, vero. Al sentire (o a leggere come accade quest’anno in tempo di Coronavirus) che Gesù è un buon pastore, scatta in noi in maniera automatica, quasi un riflesso condizionato, l’immagine di Gesù con la pecorella sulle spalle, della parabola raccontata da Luca: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”» (Lc 15,4-6). Questo abbinamento è giusto, perché questa immagine è talmente bella e carica di significati da essere stata per i primi secoli l’unica immagine autorizzata di Gesù.

Oggi però il brano del vangelo di Giovanni ci ricorda che Gesù è misericordioso, ma anche molto esigente. Sentiamo cosa dice di sé: «Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore… Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti». Poi, proseguendo nel discorso, dirà in maniera che più chiara non si può: «Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore».

Questa contrapposizione ci fa chiedere: Gesù è buono e misericordioso e ci viene a cercare caricandoci sulle spalle quando ci allontaniamo da lui, oppure ci mette severamente in guardia dal seguire falsi pastori, “ladri e briganti”, entrati nella nostra vita non attraverso la porta, che è lui, ma “da un’altra parte”?

La risposta è evidente: è lo stesso. Noi diventiamo pecore smarrite, quando la nostra vita non segue Gesù nelle scelte e nei comportamenti; quando a parole gli diciamo di essere sue “pecore”, suoi discepoli, ma in realtà andiamo dietro ad altri pastori: il nostro io e proposte di vita ingannevoli. Perché egli ci venga a cercare è necessario che noi ci riconosciamo di esserci smarriti e di essere bisognosi della sua misericordia. Soltanto così ci può caricare sulle sue spalle. Ma quando è che noi diventiamo “pecore smarrite”? Non per le nostre debolezze quotidiane: la perdita della pazienza (quante volte ci sarà capitato in questi mesi di chiusura in casa!), qualche bugia per appianare le cose, non avere trovato un momento per pregare… Ci smarriamo quando per noi Gesù non è “Signore e Cristo, come Dio l’ha costituito”, cioè il centro della nostra vita, la bussola delle nostre scelte, la forza della nostra testimonianza. È questo smarrimento che siamo chiamati a evitare. Cosa possiamo fare per evitarlo?

Quelli che la mattina di Pentecoste ascoltavano Pietro che li rimproverava per avere crocifisso Gesù, «sentendosi trafiggere il cuore», gli domandarono: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». La risposta fu: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo».
Ma noi che siamo battezzati e abbiamo ricevuto lo Spirito Santo cosa dobbiamo fare?
Dobbiamo fare in modo che il nostro Battesimo diventi sempre di più impegno a seguire il buon pastore, a camminare dietro di lui, a vivere come lui è vissuto.

È difficile! Lo sappiamo benissimo. È incoraggiante, però, l’esortazione di Pietro: «Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio».
Gesù, misericordioso ma esigente, non ci invita a essere “sue pecore” per rubarci la gioia, ma per darci la vita e darcela in abbondanza, per il bene nostro e di tutti. In queste settimane chiusi in casa, cosa sarebbe successo se non ci fossero state tante “umili pecore di Gesù” disposte ad appianare con pazienza i problemi di convivenza derivanti da una situazione così imprevista e complicata?

Fonte:https://www.paoline.it/