fr. Massimo Rossi Commento V Domenica di Pasqua (Anno A)

Commento su Giovanni 14,1-12

 (10/05/2020)V Domenica di Pasqua (Anno A)

Vangelo: Gv 14,1-12 

Sono già trascorse quattro settimane dalla celebrazione della Pasqua, una Pasqua declinata in tono decisamente diverso, rispetto a quelle passate – non voglio definirlo né peggiore, tantomeno migliore -. In tutte le vicende umane c’è del buono, anche in quelle peggiori; tutte possono rivelarsi opportunità preziose per riflettere sul senso della vita e sul dono della fede, con il quale e per il quale ogni esperienza riceve senso e un significato migliore.

Colui che l’apostolo Pietro chiama “pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio…”, e parla del Crocifisso, possiamo e dobbiamo diventarlo noi! La vocazione cristiana è quella di essere pietre vive, scelte e preziose davanti a Dio; e parlo, e parliamo dei tanti crocifissi che hanno sofferto e sono morti in questi ultimi mesi, e ancora soffrono e ancora muoiono, vivendo la loro condizione alla maniera di Cristo; anche lui, Cristo, mentre pendeva dalla croce, fu tentato di perdere la fede e, con la fede, perdere anche la speranza; ma le difese fino all’ultimo e non rimase deluso.

Dunque, è cosa buona e giusta che la liturgia di questa V Domenica ci presenti una pagina di Vangelo tratta dal lungo discorso sacerdotale che il Signore pronunciò durante la cena di addio… Non per spirito dolorista di chi canonizza la sofferenza rinvenendone addirittura una volontà divina. Ma perché la croce rappresenta l’ultima scelta libera e volontaria di Gesù, quella finale, non in senso temporale, ma in termini di fine ultimo; la croce rappresenta la vetta del cammino, il compimento della vita di Gesù, il motivo primo ed ultimo dell’Incarnazione.

Le parole rassicuranti del Maestro risuonano agli orecchi e al cuore di undici uomini che sono appena rimasti costernati alla notizia di un tradimento, di un rinnegamento del Signore da parte di due di loro. A quella notizia, rovesciata loro addosso come una doccia fredda senza preavviso, la comunità apostolica va in crisi, ed è del tutto ragionevole che vada in crisi… Chi non resterebbe sconvolto da una simile rivelazione?

Ma Gesù non è un sadico, non è neppure risentito. Non conosce il rancore, Gesù, non sa cosa sia la vendetta,… la patisce su di sé, ma non la nutre in cuor suo per nessuno!

Dalle sua parole impariamo una grande lezione: la paura si vince con la fede!

Questa sentenza, diciamolo pure, apodittica, cioè non confermata da alcuna prova, anzi apparentemente contraddittoria rispetto all’annuncio della passione, suscita l’immediata obiezione di Tommaso, istanza critica del gruppo: “Ma ‘ndo (…) vai?”, direbbe un romano…

E, come suo solito, il Signore riconduce la riflessione alla sua persona: “sono Io la via, sono Io la verità, sono Io la vita!”…

Certo, Gesù non è capace di serbar rancore; ma non è un ingenuo, né persona dabbene nel senso spregiativo del termine… E con una certa severità, rimprovera i suoi amici, i quali non sembrano aver capito chi è colui che sta parlando loro, nonostante gli anni vissuti fianco a fianco…
Com’è vero che le persone non si conoscono mai abbastanza…

In sostanza, anche gli Apostoli non riescono a dissimulare il desiderio di conferme.

Ma queste conferme, il Figlio di Dio non ce le può dare. Ha solo se stesso, il suo corpo, la sua mente, il suo cuore,…e le sue opere, per dare valore di Verità alle sue parole.

Se crediamo in Cristo, faremo anche noi ciò che ha fatto Lui, e come lo ha fatto Lui…

Una bella sfida! Possiamo rifiutarla, oppure accettarla; ben sapendo che, accettandola, seguiremo le Sue orme, ed arriveremo dove è arrivato Lui.

“…perché io vado al Padre.”: questa conclusione sembra non avere alcun senso in relazione a ciò che immediatamente precede. In verità non è così! L’evangelista Giovanni non parla mai di morte, di croce, di sofferenza,… quando si riferisce alla persona di Gesù. Il primo teologo della Chiesa nascente, preferisce esprimere questa realtà in termini di glorificazione, innalzamento, regno,…
Oppure, come nel presente caso, “andare al Padre”.

Allora si fa più chiara l’allusione alla morte che Gesù avrebbe vissuto di lì a poche ore: chi vuole stare per sempre con il Signore, deve passare attraverso la croce (cfr. Mt 16,24).

Naturalmente, la croce di Gesù servì in prima istanza a Lui, per diventare il Cristo; e in seconda istanza a noi, per essere salvati dai peccati.

Le nostre croci individuali funzionano come via di accesso per partecipare alla salvezza che Lui ci ha conquistato a prezzo del suo sangue. Sono la porta stretta che Cristo ha oltrepassato per primo e che definì come l’unica via di accesso per entrare nella salvezza eterna. Lo abbiamo ricordato domenica scorsa, riflettendo insieme sul Vangelo del Buon Pastore, il quale è, sì, il pastore che conduce le sue pecore fuori dall’ovile, ma è anche la porta dell’ovile, attraverso la quale le pecore entrano ed escono…

Forse non è il momento per entrare e uscire dall’ovile delle nostre case… Ma il Signore resta con noi, resta sempre con noi… anche quando sembra assente, o dorme con il capo appoggiato sul cuscino, come nella barca agitata dalle onde del lago in tempesta (cfr. Mt 7, 23-27).
Ci crediamo, o no?

Torneranno i giorni della libertà… brinderemo insieme alla vita!…e non attraverso un video….