Don RICCARDO PINCERATO”Pro-memoria: essere uomini!


Via, Veritas et Vita

V di Pasqua

Quante volte da piccolo mi è capitato di chiedere ai miei genitori dove vai, dove state andando? Posso venire anche io? Erano forse le prime volte in cui venivo lasciato a casa da solo e non era sempre così facile sentire la casa vuota, silenziosa e sapere che in casa avevo anche i fratelli più piccoli. Allora il papà e la mamma dicevano: “stai tranquillo, torniamo fra poco, te non aprire la porta a nessuno, se suona il campanello non rispondere… fra cinque minuti siamo a casa, mi raccomando sta attento che i tuoi fratelli non si facciano male”. Immancabilmente dopo quelle parole c’era una carezza o un abbraccio che facevano capire che ce la potevi fare, la cosa importante era seguire i loro consigli e provare a fare l’ometto di casa.

Questo per noi è il tempo buono non tanto per fare gli ometti di casa, ma per essere uomini. Uomini che prima di tutto sono chiamati a far emergere i propri bisogni e i propri desideri più autentici; uomini che hanno bisogno di fermarsi e di chiedersi “dove stiamo andando, dove sto andando?”. “dove stiamo andando, dove sto andando?”

Nel chiederci “dove vai?” nella nostra vita, con le nostre scelte, con le relazioni che ci circondiamo, con gli amici potremmo anche renderci conto che la meta del nostro cammino a volte è fragile o addirittura inconsistente… una meta a volte che non vale neanche la pena di essere raggiunta… corriamo troppo spesso il rischio di correre a vuoto, di morderci la coda, di sprecare energie per nulla.

Essere uomini non è scontato e non si improvvisa Essere uomini non è scontato e non si improvvisa, ma è un’arte, un cammino, un percorso non facile che chiede tempo, pazienza e una buona dose di contemplazione. Se da piccoli i nostri eroi erano i genitori, da grandi forse abbiamo scoperto che non esistono eroi, ma uomini che hanno avuto il coraggio di amare e di dare la vita. Gesù, il Cristo: con la sua passione. Morte. E resurrezione, ha fatto risplendere la luce del volto misericordioso e d’amore di Dio. Se ci domandiamo dove vogliamo andare con la nostra vita, con le nostre scelte, nelle nostre comunità, dobbiamo avere il coraggio di alzare gli occhi dal nostro ombelico, scacciare le nostre pretese di eroismo, di autoreferenzialità, di individualismo per fissare lo sguardo sugli occhi e la vita di Gesù. Uno sguardo ancora attuale, vivo e vivificante che si fa presente a noi attraverso l’ascolto della Parola di Dio e nei sacramenti. Lo sguardo di Dio è uno sguardo capace di aprire nuove strade, di dare vita, di metterci in cammino! Fuggiamo il rischio della passività, dell’indifferenza e della chiacchiera: sono un veleno che a poco a poco porta all’apatia.

Lasciandoci stupire dalla bellezza della Parola di Dio, dal volto misericordioso del Padre, dalla gioia che nasce dallo scoprirsi amati, non avremo più paura di chi suonerà al campanello di casa e con coraggio sapremo aprire le porte anche allo straniero… sia delle nostre case, che delle nostre comunità!

Ogni abbraccio è diverso: quello dei miei genitori mi dà sicurezza. Nel loro, l’abbraccio del Padre!

Fonte:http://www.twittomelia.it/