fr. Massimo Rossi Commento VI Domenica di Pasqua (Anno A)

Commento su Giovanni 14,15-21
fr. Massimo Rossi

VI Domenica di Pasqua (Anno A) (17/05/2020)

Vangelo: Gv 14,15-21

Che strana lettura, la prima, tratta dagli Atti degli Apostoli! afferma che gli abitanti della Samaria non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù… Sappiamo che, agli esordi della Chiesa, il battesimo cristiano era amministrato nel nome di Cristo. Forse, l’episodio descritto rappresenta il punto di sutura il momento di passaggio tra il sacramento così come era primitivamente concepito, e quello trinitario. Può darsi che nella formula pronunciata dal ministro, mentre versava l’acqua sul capo del catecumeno, o lo immergeva nella vasca battesimale non si menzionasse ancora la Persona del Padre… ma ci siamo quasi.

La Chiesa non nasce già bell’e fatta, ma diventa sé stessa poco a poco. Lo sviluppo graduale non riguarda solo il ministero, gli atti di culto; prima ancora è questione di testa, di riflessione, la quale va strutturandosi gradualmente, facendo tesoro anche degli errori, per ‘configurare’ il pensiero odierno. L’esperienza che stiamo vivendo in questi ultimi mesi sta insegnando molto anche alla Chiesa; la nostra vecchia e saggia Magistra Vitæ ci insegna come si ascolta e come si impara.

Il principio dell’Incarnazione impone a noi credenti, sull’esempio di Cristo, di apprendere dal mondo quali sono le modalità più adeguate alla situazione, per annunciare il Vangelo con prospettive di fecondità per tutti coloro che ascoltano. Non è il momento per irrigidirci!

Al tempo stesso, i mezzi di comunicazione si stanno rivelando preziosissimi per la predicazione e il discernimento della fede. Sacerdoti e fedeli si stanno ingegnando – ci stiamo ingegnando – a trovare il modo per mettere la propria, la nostra vocazione al servizio del bene e della Verità.

Queste riflessioni mi ha suggerito il Vangelo di questa VI Domenica, laddove riporta le parole di Gesù: “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più.”…

Nelle ultime settimane, la tentazione di sospendere i contatti, di restare in silenzio, nell’attesa che ritorni il momento favorevole per dar voce alle parole di Cristo, è stata ed è ancora forte.

Pensate alla paura che aveva paralizzato gli Undici nel cenacolo, le porte rigorosamente chiuse per paura dei Giudei. E poi arriva il Signore risorto, e dice loro: “Uscite! Battezzate, perdonate i peccati, annunciate che io sono vivo e cammino con voi”.

“La Parola di Dio non è incatenata!” scrive San Paolo all’amico Timoteo (cfr. 2Tim 2,10).

Ed ecco allora, in questi giorni, tutto un fiorire di iniziative affidate al mondo del web, ai social, e affini…

Un aspetto che tutti, immediatamente, abbiamo capito è l’importanza fondamentale, direi vitale, delle mediazioni interpersonali. Evidentemente era necessario sperimentarne la mancanza, per coglierne il valore! La relazione è intrinsecamente mediazione.

Senza la relazione (interpersonale) è come se i legami affettivi fossero tagliati… ci viene a mancare il ‘contatto elettricò, il circuito è interrotto… e tutto si ferma! È l’esperienza degli Apostoli, quando il Signore annunciò loro che, a breve, li avrebbe lasciati. “…ma non abbandonati!”, si affrettò a spiegare loro: “Non vi lascerò orfani.”

La promessa dello Spirito Santo potrebbe suscitare più di una semplice alzata di sopracciglio… “Ma come? – avranno pensato gli Undici – tu te ne vai, tu ci lasci… e ci vuoi dare a bere che lo Spirito Santo ci assisterà come hai fatto tu, fino ad ora?”.

Ma che Spirito e Spirito?!? Abbiamo bisogno di materia, di carne, di corpi che si possano toccare, di mani da stringere, di bocche da baciare,… e mi fermo qui…

Lo “spirituale” non potrà mai sostituire il “fisico”! Come si fa a manifestare un affetto, senza la presenza fisica? È la mediazione fisica che può veicolare un sentimento (spirituale)!

E si è ritornati al principio: ci mancano le mediazioni fondamentali, che sono, appunto, le relazioni fisiche, quando ci si può (almeno) guardare negli occhi, e non attraverso lo schermo di un PC o di uno smartphone…

Ma oggi, il Signore ci parla in altri termini! il Vangelo che abbiamo ascoltato non è soltanto il racconto di una situazione vissuta venti secoli fa da Undici uomini chiusi in un cenacolo. Il Vangelo di oggi sembra scritto apposta per noi! e ci ricorda – ci insegna? – che le relazioni di ordine fisico hanno un senso soltanto se veicolano un legame che non è solo e semplicemente fisico. ma molto, molto più intimo e profondo; cioè spirituale. Se manca la comunione spirituale la mediazione fisica fallisce la sua vocazione, appunto, di mediazione, per avvilirsi e svilirsi in un mero rapporto fisico: il piacere per il piacere! Piacere anche sublime, non lo nego, ma, una volta passato il piacere, non rimane niente… perché non nient’altro c’era!

Più avanti, nel discorso, il Signore dichiara addirittura: “(…) Vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore…” (Gv 16,7).

Significa che la Sua presenza fisica aveva suscitato negli Apostoli una relazione forte, sì, ma non sufficiente ad assumere in seguito l’impegno dell’annuncio evangelico. Invece, la presenza in essi dello Spirito Santo, avrebbe garantito quel legame stabile, che la presenza (solo) fisica non assicurava, né mai assicurerà. Questo lo sanno bene gli innamorati, quelli veri… i quali hanno imparato a fare a meno, se necessario, della mutua presenza, in nome di un amore che li ha pervasi corpo, ma soprattutto anima! Il corpo invecchia, il corpo può ammalarsi, il corpo può anche morire (!); se nel frattempo non avremo approfondito il legame al di là del livello fisico, per così dire esteriore,… che cosa rimarrà? un’assenza, una tomba vuota.
È vero, non si può vivere di ricordi, né di immaginazione…

Ma i corpi, quando non sono inabitati dallo spirito, sono solo carne, non persone!

Lo insegnava già Aristotile secoli e secoli fa… Il pensiero cristiano ha perfezionato questa tesi: gli spiriti delle persone, ciò che le rende pienamente persone umane, partecipano dell’unico Spirito di Dio; è lo spirito a rendere i nostri corpi immagine e somiglianza di Dio. Il corpo non è solo l’involucro, la casa dello spirito; con la parola “corpo” intendiamo “carne vivificata dallo spirito”senza spirito, non si dà corpo!

Noi Domenicani la pensiamo allo stesso modo! E questo Vangelo è particolarmente significativo per noi. Spero lo sia anche per voi!…

Fonte:https://www.qumran2.net/