Don Paolo Zamengo”L’amore ci fa uguali “

L’amore ci fa uguali       Gv 14,15-21

Ascoltiamo Gesù prima dell’addio. Con insistenza assicura che non ci lascerà  soli, orfani della sua presenza. L’orfano è colui che fa esperienza della morte di chi lo ha generato e rimane abbandonato a se stesso. Il cristiano non è orfano perché Gesù Crocifisso è Risorto.

Nel vangelo di oggi ritorna nove volte la promessa di “rimanere”, come in una relazione d’amore. “il Padre vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”; “…egli rimane presso di voi e sarà in voi”; “Non vi lascerò orfani”; “verrò da voi”; “voi invece mi vedrete”; “…voi in me e io in voi”; “…sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. 

 “Il Padre vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. Lo Spirito è l’altro Paraclito perché il primo è Gesù stesso. 

Paraclito significa “chiamato vicino”. La sua azione è di essere una presenza accanto, per essere guida e difensore in tutto il nostro cammino. Lui è chiamato per custodirci e guidarci. Lo Spirito rimane con noi in una progressione di presenza interiore e radicale. Non saremo mai orfani, Gesù lo promette: “Io vivo e voi vivrete”. 

Gesù ha condiviso la nostra esperienza fino alla morte per donarci da risorto la vita, quella definitiva, ormai sottratta alla morte. Non è una promessa che riguarda il futuro m una realtà che inizia con il nostro battesimo quando “siamo morti con Cristo” per divenire “viventi per Dio in Cristo Gesù”. 

Anche se continuiamo a fare esperienza del morire, il cristiano crede, e quindi “vede” che la sua “vita è nascosta con Cristo in Dio”. Lo Spirito ci fa vedere ciò che è invisibile agli occhi del mondo, che la morte non è l’ultima parola sulla vita. La vita è la realtà definitiva a cui siamo chiamati. Anzi, proprio lo Spirito ci fa vedere che questa Vita è generata da una morte. Moriamo all’uomo vecchio per inaugurare la vita del Risorto in noi. 

Siamo ancora in cammino nella storia, ma il Signore ci ha donato “la vita definitiva” e “scorre” in noi la vita di Dio. La nostra vita va in modo irreversibile verso la vita eterna, sulla quale la morte non ha più potere. Questo è il dono dell’amore di Dio!  Gesù oggi ci spiega cosa significa essere viventi e con coraggio dice: “se mi amate” e ancora “chi ama me”. Gesù ci rivela che siamo capaci dello stesso amore che ha spinto lui a dare la sua vita. 

“Se mi amate”. Gesù ci chiede di dimorare nel luogo da cui tutto ha origine, da cui tutto parte, in cui tutto si decide e che tutti chiamiamo cuore. Gesù entra nel mio luogo più intimo e importante, nel vero santuario della mia vita. Ma lo fa con estrema delicatezza. “Se”.  Se mi amate. Un punto di partenza così umile, così fragile, così libero, così fiducioso, così paziente: se mi ami. La mia libertà. 

Se leggiamo il Vangelo con attenzione non potrà sfuggirci l’incantamento per Gesù uomo libero, dalle parole liberanti. “Se mi amate osserverete”. La vera molla che spinge a vivere in pienezza è l’amore. L’esperienza quotidiana lo conferma: se c’è la scintilla dell’amore, ogni atto si carica di una vibrazione profonda, di un calore nuovo, conosce una incisività insospettata. 

In un crescendo mirabile Gesù usa tutte le preposizioni che dicono comunione. Dio vive in me, in me ha termine il lungo esodo di Dio. Le parole decisive del vangelo di oggi  sono: “voi in me e io in voi”. Sono in Dio, immerso in Lui, tralcio nella vite, goccia nella sorgente, raggio nel sole, respiro nell’aria vitale. Allora mi carico di una linfa, di un’acqua, di una fiamma che faranno della mia fede una visione nuova, un incantamento, un fervore nuovo, una poesia, una testimonianza viva.  

Gesù oggi lo ripete: “Perché io vivo e voi vivrete”. Io appartengo a un Dio vivo e Lui appartiene a me. Queste parole mi fanno dolce e fortissima compagnia: appartengo a un Dio vivo.  Amare è non morire. L’amore ci fa uguali a Dio.