Paolo De Martino”Dio ha fede in me”

Ascensione del Signore (Anno A) (24/05/2020)

Vangelo: Mt 28,16-20

Nella festa dell’Ascensione, il finale del Vangelo di Matteo!

Scelta curiosa visto che Matteo è l’unico tra i sinottici a non raccontare l’episodio.

In Matteo quando si parla di “monte” si indica sempre quello delle beatitudini, dove Gesù annunciò la logica del regno.
E’ proprio su questo monte che i suoi videro Gesù.

E in questo momento di massima unione, Matteo ci informa che «essi però dubitavano».
Bellissima questa annotazione.

Nell’esperienza apparentemente più alta della fede c’è, e ci deve essere, spazio per il dubbio.

La fede è atto di fiducia, di affidamento scaturito dall’amore ricevuto.
E l’amore per definizione lascia libero.
Se Dio costringesse a credere, cesserebbe di essere Dio.

Il dubbio della fede non è un ostacolo ma possibilità perché questa possa maturare.

Una fede che non passa al vaglio del dubbio, non sarà mai una fede seria.

A pensarci bene: cosa c’è da festeggiare? Si festeggia un ritorno, non una partenza.

Ma come? Proprio ora che avevano capito, dopo il grande spavento della croce, si ritrovano da soli? Proprio ora che, mi sono avvicinato alla fede e ho riscoperto il gusto della preghiera, mi spostano il prete carismatico? Si scioglie il gruppo?

Amici, si conclude l’avventura terrena di Gesù e inizia l’avventura cristiana, perché Dio ha fede in noi!

Fu un’esperienza straordinaria per quel piccolo gruppo di credenti.

Possiamo immaginare il misto di stupore e di tristezza per la separazione (tanto che rimasero a guardare il cielo!).

Una domanda prima o poi sorge a chiunque: non poteva restare? Perché non è rimasto più a lungo? Non poteva assicurare la sua presenza da risorto, anche in mezzo a noi oggi?
Non sarebbe stato più bello?

No credetemi: l’Ascensione è la festa della presenza eterna di Cristo in mezzo a noi!

Per essere definitivamente presente, Gesù aveva bisogno di non avere più limiti di tempo, di spazio.

Il suo nuovo modo di esistere ormai, sciolto dai legami della temporalità e della spazialità, è la possibilità data ad ogni uomo di poter dire: io posso incontrare Cristo!
Ora in Dio c’è un uomo: Gesù di Nazareth!

«Solo il cristianesimo ha osato situare un corpo d’uomo nella profondità di Dio» (R. Guardini).

Che bello: Gesù ritorna al Padre e si porta dietro tutta la nostra umanità!

Luci e ombre, gioie e dolori, sono portate dal Risorto sotto lo sguardo del Padre.

Non esiste dolore, delusione, ferita o tormento che sia estraneo al Suo abbraccio.

Non esiste passione, desiderio, gioia o felicità che sia estraneo al Suo amore.
Niente di ciò che è umano ora è sconosciuto a Dio!

Dio ora è possibilità di un incontro, di un’esperienza che tutti possiamo fare perché vive già in noi.

Etty Hillesum nel suo Diario da Auschwitz scrive: «Verrà un giorno in cui non saremo più noi a chiamare in causa le tue responsabilità e a dirti: “Dove sei Dio?”, ma sarai tu a chiamare in causa le nostre responsabilità e a dirci: “Dove sei, uomo?”».

La felicità è già alla nostra portata, è dentro di noi, non deve più essere conquistata ma solo riscoperta e fatta maturare.

Insomma, l’Ascensione ci aiuta a vedere la nostra vita dal punto di vista di Dio!

Cristo non è andato in alto, è andato avanti, non si è spostato di luogo, è andato oltre.
Poi c’è questo grande invito: “Andate”.

L’Ascensione del Signore in fondo è la celebrazione di due partenze, quella di Gesù verso l’intimità di Dio e quella degli apostoli, prima Chiesa in uscita, verso gli angoli della terra.
Una fede chiusa è una fede morta.
La fede è andare, aprirsi, cambiare ed evolvere con i tempi.

Un buon padre, una buona madre sanno amare in maniera diversa il proprio figlio a seconda dell’età e delle esigenze dei suoi anni.

Tra marito e moglie si è sempre gli stessi, ma guai se ci amasse sempre alla stessa maniera.

Tutto ciò che vive si evolve, cambia, va, diviene. Anche la fede è così.

Poi penso a chi Gesù ha davanti: sono dodici, anzi undici perché uno lo ha tradito, uomini semplici, impreparati, timidi, gente che dubitava.

Eppure ha fiducia di questo gruppo di uomini fatto così. Dio ha fiducia di me!

Forse io non mi conosco, ma Lui mi conosce e Lui ha fiducia di quello che sono.

Lui sì che sa chi sono! Lui che mi ha creato sa che cosa ha creato. Mi invita a non tirarmi indietro, ad accorgermi della mia grandezza, a fidarmi di ciò che Lui che ha creato.

A Gerusalemme con l’Ascensione termina la vicenda personale di Gesù; da Gerusalemme comincia il cammino della Chiesa.

E’ il “terzo tempo” della storia dell’umanità: dopo quello dell’attesa (A.T.) e quello dell’attuazione del Regno di Dio in Gesù (N.T.), ecco il tempo della Chiesa, il tempo dell’evangelizzazione.

Il Vangelo sembra chiudersi con questa sola cosa da fare da parte dei discepoli di ogni tempo e di ogni luogo: “Predicate!”.
È possibile cambiare il mondo soltanto con la parola?

Per noi ammalati di efficientismo, abituati all’uso della forza, al dispiegamento dei mezzi più efficaci, sembra piuttosto insignificante quel: “Predicate!”.

Non c’è nulla di più debole della parola, e tuttavia non c’è nulla di più forte.

Nulla di più indicativo per rivolgersi all’intelligenza e alla libertà della persona umana.

Per quanto siamo piccoli, quando annunciamo il Vangelo, diciamo parole infinitamente grandi perché hanno sapore d’eternità.

A noi il Signore affida il Vangelo, come un tesoro custodito in fragili vasi di creta.

Siamo chiamati a essere narratori credibili di un incontro che ha cambiato la nostra vita!

Dio è per sempre presente ma è il nostro sguardo a dover guarire perciò abbiamo bisogno del dono dello Spirito: per vedere.

La bella notizia di questa Domenica? Niente è fuori dall’abbraccio di Dio.

Anche se la Sua presenza sembra lontana, anche se non lo sentite come vorreste, non temete.
Lui c’è, Lui è lì, come sempre, al vostro fianco.
Buon cammino…

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/