Don Marco Ceccarelli Commento Pentecoste “A”

Pentecoste “A” – 31 Maggio 2020
I lettura: At 2,1-11
II lettura: 1Cor 12,3-7.12-13
Vangelo: Gv 20,19-23

  • Testi di riferimento: Gen 2,7; Gb 33,4; 34,14-15; Sal 68,18; 104,29-30; 146,4; Qo 12,7-8; Sap
    15,11; Ez 37,9; Mt 16,19; 18,18; Mc 16,14; Lc 24,36-43.49; Gv 1,33; 7,37-39; 14,16-17.26-27;
    15,26; 16,7.20.22.33; 19,34; At 1,3-4; Rm 5,5; 8,9-11.14-16; 12,1; 1Cor 2,12; 3,16-17; 5,4-5; 6,19-
    20; 15,45; 2Cor 6,16; Gal 4,6; Ef 2,17; 1Ts 4,3-8; 1Tm 1,14; Gc 4,5
  1. Prima lettura.
  • L’evento della Pentecoste segna l’inizio di un tempo nuovo per l’umanità. Se è vero che lo Spirito
    di Dio aveva agito anche nei tempi passati (se ne parla nell’Antico Testamento), tuttavia ora appare
    qualcosa di nuovo. Se in Gv 7,39 si dice che «non c’era ancora lo Spirito perché Gesù non era ancora stato glorificato», non significa che non avesse già operato anche prima di Cristo, ma che a partire dalla sua glorificazione lo Spirito diventa disponibile in forma stabile, come una realtà che ci
    viene donata appunto grazie al mistero pasquale di Gesù. È lo stesso spirito del Cristo Risorto che
    viene ad abitare in noi per mezzo dello Spirito Santo (Rm 8,9-11; Gal 4,6). Così a Pentecoste il fuoco dello Spirito “si sedette” (At 2,3) sugli apostoli, perché Egli prende dimora dentro di loro. Egli è
    quell’altro Consolatore che rimane sempre con i discepoli (Gv 14,16). Da questo momento l’essere
    umano può diventare tempio di Dio. È il grande “miracolo” della inabitazione dello Spirito nell’uomo.
  • L’evento di Pentecoste è il compimento del mistero pasquale. La Pasqua senza la Pentecoste resterebbe un’opera incompiuta. Se la risurrezione di Cristo non arriva alla vita delle persone, a cosa
    serve? Ed essa arriva alla vita delle persone attraverso lo Spirito Santo che è lo Spirito di Cristo risorto, che dona la vita nuova; ed è solo ricevendo questa vita nuova che è possibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5). La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio (1Cor 15,50); è necessario ricevere la nuova natura di figli di Dio. Cristo deve salire al Padre per essere presente in
    mezzo ai discepoli in un modo nuovo e più profondo (Gv 16,7). Una volta in cielo Cristo è costituito spirito datore di vita (1Cor 15,45), e vive nei discepoli in forza del suo Spirito. La vittoria sulla
    morte ottenuta da Cristo viene partecipata agli uomini attraverso lo Spirito. Quello che Gesù ha realizzato sarebbe stato vano per noi senza il dono dello Spirito. È Lui che ci comunica la grazia della
    vita nuova, quella stessa vita che Cristo ha conquistato con la sua risurrezione. Il dono dello Spirito
    è il frutto del mistero pasquale di Cristo.
  • Perciò Pentecoste ed evangelizzazione sono le due facce della stessa medaglia. Il primo effetto
    dell’effusione dello Spirito è la glossolalia, il parlare in lingue, segno di quanto gli apostoli stanno
    per iniziare, l’evangelizzazione delle genti. Da questo momento in poi lo Spirito Santo, il frutto del
    mistero pasquale di Cristo, deve essere offerto a tutti gli uomini. Tutti hanno il diritto di sapere che
    per essi c’è la possibilità di ricevere una vita nuova, la vita di Cristo, esattamente come è successo
    agli apostoli. E questa vita nuova, questo Spirito Santo, arriva tramite l’evangelizzazione, tramite
    l’annuncio della buona notizia, come si mostra chiaramente nell’episodio di Cornelio e la sua famiglia, descritto in At 10,44-48.
  1. Seconda lettura. La Pentecoste segna anche il compimento della nascita della Chiesa. Essa ha
    avuto il suo sviluppo embrionale durante il ministero di Gesù, ma è soltanto con la Pentecoste che
    questo “lavoro” di Gesù viene realizzato. Lo Spirito rende quelle persone – quei discepoli che erano
    così disuniti, litigiosi, incapaci di amarsi – un solo corpo. E lì dove lo Spirito arriverà, dove ci saranno persone che riceveranno quello stesso Spirito di Cristo risorto, giudei o greci che siano, esse
    entreranno a far parte dell’unico corpo di Cristo che è la Chiesa. Nella diversità dei carismi, dei ministeri, delle missioni, i cristiani sono veramente un unico corpo in virtù dello stesso Spirito Santo
    che ci è stato dato. Si tratta di una realtà unica, che non ha paralleli in qualsiasi altra società umana.
    Nessuno è cristiano da se stesso e per se stesso. Siamo cristiani in quanto appartenenti all’unico
    corpo e in funzione dell’unico corpo.
  2. Il Vangelo. Il brano odierno del Vangelo l’abbiamo già commentato qualche domenica fa (vedi II
    domenica di Pasqua). Aggiungiamo soltanto qualcosa sullo Spirito e sulla Chiesa.
  • La “scomparsa” di Cristo. Nella prima parte di questo cap. 20 di Gv si parla di una “scomparsa”,
    vale a dire di quella di Gesù dal sepolcro. Tale scomparsa ha a che fare da un lato con il ritorno al
    Padre, e dall’altro con il dono dello Spirito; Gv 16,5-7: «Conviene a voi che io me ne vada, perché,
    se non me ne vado, non verrà a voi il Paracleto; ma quando me ne sarò andato ve lo manderò».
    Dunque Gesù, dopo essere “scomparso” dal sepolcro e aver rivelato la sua salita al Padre, ora dona
    lo Spirito, compimento del mistero pasquale (vv. 22-23). Insufflando nei discepoli Gesù compie
    quanto significato nella sua morte in croce. Il sangue e l’acqua scaturiti dal suo costato sono il simbolo della sua vita (sangue) donata attraverso lo Spirito (acqua). Come Dio in Gen 2,7, Gesù alita
    ora lo Spirito sui discepoli perché in loro si realizza la nuova creazione, i figli di Dio.
  • Il dono dello Spirito conferisce il potere di rimettere i peccati. All’inizio del suo ministero Gesù
    era stato proclamato come l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv 1,29); egli stesso dice
    di essere venuto a liberare dalla schiavitù del peccato (Gv 8,34-36). Gesù ha compiuto ciò con la
    sua morte in croce, quando come agnello pasquale versa il sangue per la remissione dei peccati. Ora
    egli lascia questo potere alla Chiesa; o meglio, continua egli stesso ad esercitare la liberazione dal
    peccato attraverso gli apostoli. La presenza di Cristo nella Chiesa attraverso il suo Spirito fa sì che
    negli apostoli si faccia presente il potere di liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato. Ai discepoli Gesù affida la stessa missione che ha ricevuto dal Padre (v. 21). Anche davanti alla presenza di
    Cristo nella Chiesa si opererà lo stesso giudizio. Chi riconoscerà di essere cieco, cioè nella tenebra,
    cioè peccatore, riceverà la luce, la remissione dei peccati; per chi invece crede di vedere, il peccato
    rimane (Gv 9,41). La liberazione dal peccato è possibile solo attraverso la Chiesa che è il corpo di
    Cristo.
  • Dichiarazione “Dominus Iesus” circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della
    Chiesa (Congregazione per la dottrina della fede, 6 Agosto 2000): «Il Signore Gesù, unico Salvatore, non stabilì una semplice comunità di discepoli, ma costituì la Chiesa come mistero salvifico:
    Egli stesso è nella Chiesa e la Chiesa è in Lui; perciò, la pienezza del mistero salvifico di Cristo appartiene anche alla Chiesa, inseparabilmente unita al suo Signore. Gesù Cristo, infatti, continua la
    sua presenza e la sua opera di salvezza nella Chiesa ed attraverso la Chiesa” (n. 16) … «Deve essere
    fermamente creduto che la Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è il
    mediatore e la via della salvezza; ed egli si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa. Ora
    Cristo, sottolineando a parole esplicite la necessità della fede e del battesimo (cf. Mc 16,16; Gv
    3,5), ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo
    come per una porta. Questa dottrina non va contrapposta alla volontà salvifica universale di Dio (cf.
    1 Tm 2,4); perciò è necessario tener congiunte queste due verità, cioè la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a tale salvezza» (n. 20). Tutto ciò rimane vero non solo per i non battezzati, ma anche per i cristiani stessi che non possono bypassare la Chiesa nel loro rapporto con Cristo.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/


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