p. Alberto MAGGI OSM”DIO HA MANDATO IL FIGLIO SUO PERCHÉ IL MONDO SIA SALVATO PER MEZZO DI LUI”

SANTISSIMA TRINITA’ – 7 giugno 2020
DIO HA MANDATO IL FIGLIO SUO PERCHÉ IL MONDO SIA SALVATO PER
MEZZO DI LUI – Commento al Vangelo di p.
Alberto Maggi OSM
Gv 3,16-18


In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui
non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il
mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non
ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
È tipica di ogni religione l’immagine di un Dio che giudica e poi condanna, un Dio che premia
i buoni, ma castiga i malvagi. Questa immagine di Dio è completamente assente in Gesù; addirittura
Gesù smentisce l’immagine di un Dio che giudica e condanna. Sentiamo cosa ci scrive Giovanni, nel
capitolo 3, ai versetti 16-18. Il contesto è quello del discorso con il fariseo Nicodemo – i farisei
aspettavano il messia appunto che fosse espressione del giudizio divino – Gesù dice che no.
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il figlio unigenito”, Gesù si dichiara espressione
dell’amore di Dio per l’umanità – Dio esprime il suo amore dando il suo figlio – “perché chiunque
crede in lui”, credere non significa dare adesione a una dottrina, ma significa dare adesione a una
persona, al suo messaggio, in questo caso a Gesù, “non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Per
la seconda volta, in questo capitolo, appare un tema molto caro per l’evangelista, quello della vita
eterna. La vita eterna i farisei la pensavano come un premio da ottenere nel futuro, per il buon
comportamento tenuto nella vita presente; per Gesù, invece, è una condizione nel presente. Vita si
chiama eterna non tanto per la durata indefinita, ma per la qualità indistruttibile.
E continua Gesù: “Dio infatti non ha mandato il figlio nel mondo per”, il verbo non è giudicare
(condannare), il verbo in greco adoperato dall’evangelista significa: emettere una sentenza,
giudicare, quindi non è condannare, “il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Gesù è venuto a offrire un’alternativa di vita, una possibilità di crescita, di realizzazione piena della
sua esistenza all’uomo.
“Chi crede in lui” continua Gesù – “non è giudicato”, quindi l’immagine di un giudizio da parte
di Dio, è assente nel messaggio di Gesù: non si va incontro a nessun giudizio e pertanto nessuna
condanna, “ma chi non crede è già stato giudicato perché non ha creduto nel nome dell’unigenito
figlio di Dio”. E qui bisogna aggiungere due versetti che, nella versione liturgica, non c’è (ci sono),
altrimenti non si capisce, sembra una contraddizione. Continua Gesù dicendo che il giudizio è
questo: “la luce è venuta nel mondo”, e poi conclude “chi fa il male odia la luce”. Non c’è un giudizio
da parte di Dio, c’è un’offerta di vita, qui raffigurata come la luce, sta all’uomo sentirsi attratto da
questa luce ed entrare a far parte del cono d’amore della salvezza, ma chi fa il male, si sa, detesta la
luce. Chi fa male vuole le tenebre e quindi si rintana ancora di più nelle tenebre, immagine della
morte. Allora non è un giudizio da parte di Dio che respinge la persona, ma è la persona che, per il
suo interesse, per la sua convenienza – il male è questo – respinge l’offerta di pienezza di vita da
parte di Dio. Dio non può far altro che far brillare ancor di più la sua luce, ma più brilla la sua luce,
per chi fa le tenebre questa è una minaccia, è un qualcosa che lo acceca, è qualcosa che detesta.
Quindi l’invito dell’evangelista è a compiere quotidianamente azioni di luce per poter poi entrare in
piena sintonia e in comunione con quel Dio che è luce e che è amore.

Fonte:https://www.studibiblici.it